INTERVENTO CUAMM

Instabilità climatica e migrazioni forzate in South Omo

Etiopia, Africa
Nelle emergenze Contro gli effetti del cambiamento climatico
Quasi 80.000 sono le persone sfollate nell'ultima grave esondazione del fiume Omo nel 2024. Siamo in Etiopia, nella regione di South Omo. Qui negli ultimi anni, il cambiamento climatico ha reso sempre più frequenti eventi estremi colpendo duramente le comunità residenti e quelle pastorali. Mentre le piogge torrenziali danneggiano e isolano le infrastrutture sanitarie, cresce il rischio di epidemie come colera e malaria. I danni ai raccolti e la difficoltà di distribuzione delle forniture alimentari gravano invece sui già preoccupanti tassi di malnutrizione.

In un contesto già segnato da povertà e forte vulnerabilità, l’emergenza climatica ha aggravato ulteriormente le condizioni di salute della popolazione. Le inondazioni isolano o danneggiano le strutture sanitarie, aumentano il rischio di epidemie come colera e malaria e compromettono la sicurezza alimentare, colpendo soprattutto i gruppi più fragili, in particolare donne incinte e bambini.

Per rispondere a questa crisi, Cuamm opera in collaborazione con le autorità sanitarie locali nella woreda di Dassenech, una delle aree più povere del Paese, abitata prevalentemente da comunità semi nomadi. L’intervento si concentra sul rafforzamento dei servizi sanitari nelle zone colpite dalle inondazioni, attività di prevenzione delle malattie e distribuzione di materiali essenziali per la salute e l’igiene.

A Ngunenyyiel ci adoperiamo per portare aiuto ai rifugiati.

  • Contro gli effetti del cambiamento climatico
    In accordo con l’Ufficio sanitario di Dassenech abbiamo iniziato a garantire assistenza medica alle comunità più isolate attraverso le cliniche mobili, abbiamo garantito fornitura di carburante e facilitato il noleggio di barche per raggiungere le aree inaccessibili via terra.
  • Nelle emergenze
    Abbiamo attivato un piano di risposta all’emergenza che prevede la creazione di posti sanitari temporanei e strutture igienico-sanitarie nelle aree più colpite, attività di sorveglianza epidemiologica, distribuzione di pastiglie per la potabilizzazione dell’acqua e zanzariere antimalariche, oltre al rafforzamento delle forniture di medicinali e al trasferimento delle donne incinte verso strutture sanitarie più sicure.