Appunti Africani
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Appunti Africani

A cura del Gruppo Medici con l’Africa Cuamm Modena Reggio Emilia, un podcast sull’Africa a cui da voce Maurizio Murru: Appunti africani è rubrica di storia e attualità politica africana e internazionale.

Maurizio Murru ha vissuto e lavorato in diversi paesi Africani dal 1978. Ha iniziato con una attività clinica come medico volontario Cuamm in due ospedali rurali nel sud della Tanzania. E’ stato poi per molti anni “coordinatore e rappresentante paese” per il Cuamm in Tanzania dove ha collaborato come docente con la Facoltà di Medicina particolarmente nel Dipartimento di Public Health.

Passato in Uganda con analogo ruolo di “coordinatore e rappresentante paese”, è stato docente all’Institute of Public Health” dell’Università di Makerere e, in seguito, ha creato presso la “Uganda Martyrs University” di Nkozi la Facoltà di Scienze Sanitarie dove ha svolto attività di docente e Direttore del Master in “Health Services Management”.

Da quel periodo il suo lavoro e i suoi interessi si sono spostati principalmente su politica ed economia sanitaria, organizzazione e gestione dei servizi sanitari da cui nasce Appunti Africani.

IL MALI IN GINOCCHIO

Il Mali, uno dei più grandi paesi al mondo senza sbocco al mare, costituisce una parte importante del territorio del Sahel, crocevia del contrabbando di oro, droga, armi e esseri umani. Ha una popolazione che per oltre il 77% vive sotto la soglia di povertà estrema. La sua instabilità politica (8 colpi di stato riusciti e 7 falliti da quando ha raggiunto la indipendenza) si è ulteriormente accentuata negli ultimi anni per la presenza della guerriglia che vede uniti gli indipendentisti Tuareg con i gruppi jihadisti. Con la espulsione delle forze militari francesi e delle forze ONU, il paese è stato affidato alla difesa dei mercenari russi della Wagner (ora Afrca Corp). Negli ultimi giorni le forze unite di Jihad e separatisti Tuareg hanno conquistato importanti città del paese fino ad arrivare alle porte della capitale, mentre i militari russi sono fuggiti senza combattere. La incerta situazione militare e la incertezza anche della alleanza tra Tuareg e Jihad che hanno obiettivi e motivazioni totalmente diverse, rendono impossibile una valutazione di come la situazione potrà evolversi in questa era così importante per l’equilibrio dell’area del Sahel.



BRAZZA E LA REPUBBLICA DEL CONGO

1 Aprile – La storia della Repubblica del Congo (meglio conosciuta come Congo Brazaville dal nome della sua capitale) è particolarmente interessante perché ci presenta una vicenda molto simile a quella della Repubblica Democratica del Congo, ma molto meno nota rispetto a questa. Mentre di questa ultima si conoscono gli orrori perpetrati dalla potenza coloniale del Belgio in quello che era un patrimonio personale del re Leopoldo, molto meno si sapeva degli stessi orrori che venivano realizzati dalla colonizzazione francese nei territori posti alla riva destra del fiume Congo. Questo semplicemente perché per oltre un secolo il primo rapporto che ne descriveva gli orrori venne accuratamente nascosto. L’autore di tale rapporto fu Pierre Savorgnan de Brazza il cui nome è stato legato alla capitale del paese. Le vicende storiche successive alla colonizzazione, con il raggiungimento della indipendenza, non hanno modificato la tragica situazione degli abitanti di un paese ricchissimo di materie prime ma dove oltre metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà assoluta. Perchè parlarne oggi? Perché le recenti elezioni nel paese hanno sancito il quinto mandato presidenziale consecutivo di Denis Sassou Nguesso che, a 82 anni, si accinge a governare, senza speranze di cambiamento, un paese dove oltre il 60% della popolazione ha meno di 25 anni e il tasso di disoccupazione giovanile si aggira sul 40%. Un potenziale esplosivo nel cuore dell’Africa.



DALLA SOLIDARIETÀ ALLA SICUREZZA NAZIONALE (AMERICANA)

16 Marzo – La amministrazione degli USA con la presidenza di Trump come è noto ha considerevolmente ridotto gli aiuti allo sviluppo con enormi ripercussioni nel campo della salute soprattutto in Africa. A livello specificamente sanitario il Dipartimento di Stato ha elaborato una “ America First Global Health Strategy” : una strategia sanitaria “globale” che mira in realtà solo agli interessi americani. Attraverso accordi bilaterali proposti a vari paesi africani vengono richiesti impegni economici sotto forma di co-finanziamento che molto difficilmente quei paesi potranno sostenere e con la clausola di un disimpegno USA nel caso i finanziamenti venissero meno. Tutto questo in cambio di accordi di collaborazione che prevedono da parte dei paesi africani la cessione di dati sanitari a tutto vantaggio della economia americana. Si ripete in campo sanitario quanto avviene riguardo le ricchezze naturali: i paesi africani esportano materie prime (in questo caso informazioni e dati sanitari) per poi importare, a caro prezzo, prodotti finiti realizzati grazie a quelle materie prime (in questo caso farmaci e vaccini non solo per l’africa ma per tutto il mondo) E tutto questo senza alcun diritto, per chi ha fornito le informazioni, di partecipare del profitto e neppure di avere, di ritorno, almeno prezzi calmierati. È una pericolosa richiesta e un vergognoso ricatto che ancora una volta viene imposto all’africa: non solo si bloccano gli aiuti ma si cerca anche di abusare della propria potenza speculando sulla salute delle popolazioni africane.



UGANDA, RCA e RDC

6 Febbraio – Le recenti elezioni in Uganda sono una occasione per ripercorrere la storia di questo paese in cui il Cuamm è presente dal 1958 con interventi iniziati negli ospedali missionari e successivamente allargatisi a quelli pubblici. Molti i medici del Cuamm che hanno vissuto direttamente molti degli eventi che hanno caratterizzato la vita politica del paese, dalla dittatura di Amin alla guerra con la Tanzania, dal terrore per la azioni del Lord Resistance Army di Kony, alla guerra portata al Nord da Museveni fino alla situazione odierna con un presidente al potere da 40 anni che anche dopo queste elezioni sembra volere instaurare una successione dinastica. Interessante anche il racconto degli esiti delle elezioni e della situazione della RCA dove pure il Cuamm è presente. Un paese che sembra essersi relativamente stabilizzato con l’attuale presidente, rieletto con una maggioranza tanto schiacciante quanto sospetta. È però un dato di fatto che, grazie anche alla presenza massiccia di militari Rwandesi e del gruppo Wagner, ora il governo ha il controllo del 90% del territorio. Infine la notizia, mai arrivata sui media italiani, di una tragedia mineraria nell’est della RDC. Il coltan interessa per l’economia e non per le persone che muoiono nella sua estrazione.



AFRICA 2025

19 Gennaio – Riassumere in un podcast i principali eventi di un anno in un continente in continuo cambiamento come l’Africa è una impresa non facile. Se poi alle guerre, elezioni avvenute e altre contestate, colpi di stato , disastrosi eventi naturali, una economia sempre più soffocata dagli interessi internazionali, si uniscono anche le conseguenze delle azioni del presidente Trump si capisce come il quadro africano sia complesso da seguire. Molti degli eventi del 2025 sono stati descritti nei 17 podcast che hanno seguito l’africa mese per mese. La fatica di riassumerli e vederli in un panorama più ampio ci fa ancora una volta capire la complessità del quadro africano ma ha il merito di fare emergere questo continente dalle nebbie in cui viene avvolto perché le sue guerre, i suoi milioni di sfollati, le sue centinaia di migliaia di morti, la sua spogliazione delle risorse , il suo sfruttamento sono tanto “normali” da non fare notizia.



NIGERIA, RDC, GUINEA E SOMALILAND

7 Gennaio – Una descrizione dei recenti avvenimenti in Nigeria e RDC ci mostra come anche in Africa si realizzi, con il medesimo stile adottato per altre situazioni, la interferenza degli USA che si è espressa anche con azioni militari che hanno avuto, peraltro, ben poca risonanza a livello mediatico. Alla attenzione di Trump ci sono ovviamente territori ricchi di giacimenti minerari. Che questo interessamento venga camuffato come “difesa dei cristiani” o “promozione della pace” fa parte dello stile trumpiano e non stupisce. La situazione per le popolazioni dei rispettivi territori ovviamente non migliora ma la cosa non interessa a nessuno e men che meno a Trump. In un altro paese ricco di risorse, la Guinea, si è formalmente realizzato, attraverso elezioni dall’esito scontato, un riconoscimento democratico del colpo di stato avvenuto nel 2021. L’interesse è questa volta soprattutto da parte della Cina che ricava dal paese la metà del suo fabbisogno di bauxite (da cui si ricava l’alluminio): poco importa della popolazione che per oltra la metà vive al di sotto della soglia di povertà. Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele risponde alla necessita di assicurarsi il controllo strategico del traffico marittimo tra Oceano Indiano, Mar Rosso sulla rotta per il canale di Suez. Anche su questa area si intrecciano e si scontrano gli interessi dei paesi arabi, Turchia ed Etiopia: gli accordi di Abramo promossi da Trump nel suo primo mandato presidenziale riguardavano anche questi territori.


TRUMP: NIGERIA E DRC-RWANDA

11 Dicembre – Questo mese l’attenzione si accentra sulle dichiarazioni, come sempre roboanti, minacciose e confuse di Trump riguardo la Nigeria e gli “accordi di Washington” che avrebbero dovuto porre fine alla guerra in atto tra RDC e Nigeria. Par la Nigeria Trump ha parlato di “genocidio dei cristiani”: da sempre in Nigeria avvengono violenze, uccisioni, rapimenti che hanno varia origine e si verificano in varie aree del paese. Non c’è nessuna connotazione persecutoria anti-cristiana ma solo una perenne condizione di instabilità e violenza a cui le minacciose affermazioni di Trump non danno alcun aiuto. Soprattutto i rapimenti di giovani, in particolare nelle scuole, scuotono l’opinione pubblica ma ancora una volta senza una specifica matrice anti-cristiana. Anche la risoluzione della guerra in RDC appare purtroppo più un annuncio trionfalistico che una realtà. Nelle ultime settimane due colpi di stato, ancora non chiari nella loro origine ed esito, hanno coinvolto Guinea Bissau e Benin: saranno da seguire in futuro.



ELEZIONI IN CAMEROUN, COSTA D’AVORIO, TANZANIA E BREVI

5 Novembre – Le recenti elezioni in questi tre stati confermano il paradosso di paesi con una grande maggioranza di giovani governata da vecchi che sono al potere da decenni: è in atto una grande crisi della democrazia anche in Africa come in altre parti del mondo. Ma qui è aggravata da una condizione di povertà estrema di larghissime parti della popolazione. Una attenzione particolare è dedicata alla Tanzania a cui erano rivolti gli occhi di molti come un paese che aveva saputo mantenere, dalla sua indipendenza, una condizione di pace e, pur sempre relativa, libertà e democrazia. Queste ultime caratteristiche sembrano essersi dissolte definitivamente con le ultime elezioni. Un aggiornamento, come sempre molto doloroso, viene dato sulla situazione del Sudan che, soprattutto per lo sterminio in atto nel Darfur, compare brevemente e saltuariamente anche nelle cronache dei media occidentali.



MADAGASCAR

4 Novembre – Negli ultimi 5 anni i militari hanno preso il potere con un colpo di stato in 7 ex colonie francesi. Ultimo in ordine di tempo il Madagascar. A questa isola, la quarta al mondo per estensione, è dedicato il podcast che ne rivede la storia, passata e recente, con un suo progressivo avvicinarsi alla Russia. Corruzione e nepotismo, disoccupazione giovanile, disuguaglianze e povertà hanno portato anche in questo paese, come in molti altri dell’Africa, ad una violenta ribellione che parte soprattutto dai giovani della cosiddetta “Generazione Z”. Su questo fenomeno, che è trasversale a molti paesi non solo in Africa, è giusto porre attenzione nella ricerca di soluzioni che portino ad una maggiore giustizia sociale.



MALAWI E ALTRE NOTIZIE

1 Ottobre – Il Malawi non compare molto nelle notizie che riguardano l’Africa. È un bene o un male? Forse perché non è molto vasto (un terzo dell’Italia) e non è così ricco, come molti paesi vicini, di grandi risorse naturali, non attira l’attenzione dei media e neppure le mire di molti paesi ricchi e industrializzati. Eppure la sua storia è interessante perché ci mostra come, pur con le tentazioni autoritarie che anche qui hanno movimentato la sua storia, il Paese sia riuscito ad arrivare a oltre 60 anni dalla sua indipendenza senza quelle sanguinose lotte che hanno caratterizzato la storia di molti paesi vicini. La povertà continua a caratterizzare la vita di gran parte della popolazione che, dedita in massima parte all’agricoltura, subisce i danni e l’instabilità legata ai recenti cambiamenti climatici. Non ci sono state, e non ci sono al momento, guerre in questo piccolo Paese: è una fortuna non da poco, che si spera possa continuare pur con le difficili sfide legate alla povertà. Nel numero attuale si forniscono poi molti aggiornamenti su argomenti affrontati in precedenza e su provvedimenti, soprattutto giudiziari, che hanno direttamente o indirettamente coinvolto paesi africani.



PATRICE LUMUMBA

1 Settembre – In più occasioni nel panorama africano si è parlato della Repubblica Democratica del Congo, delle sue enormi ricchezze e della sua instabilità politica con un susseguirsi drammatico di guerre e violenze. Nella storia della RDC ha una grandissima rilevanza la figura di P. Lumumba la cui vicenda politica ed umana è stata sempre molto controversa e di cui in questo podcast si cerca di dare un quadro completo e chiarificatore. Impossibile dire quale sarebbe stata la storia di questo grande paese se P. Lumumba non fosse stato assassinato nel momento in cui, con la conquista della indipendenza , la RDC avviava i suoi primi passi nella scena politica mondiale e africana in particolare. La narrazione della sua storia, così come è stata rivelata anche recentemente, ci costringe nuovamente a interrogarci sulle responsabilità occidentali nella evoluzione della storia africana. È una responsabilità che , lungi dall’essersi conclusa con la storia di Lumumba, continua anche oggi a influenza pesantemente la situazione del paese e, con quello, di tutto il continente africano.

Patrice Lumumba 1

Patrice Lumumba 2

Patrice Lumumba 3





BURUNDI, RDC E VARIE

4 Agosto – Del Burundi si parla spesse soprattutto congiuntamente al Rwanda. Sono paesi molto simili dal punto di vista geografico e demografico che sono state accumunate in passato da sanguinose e tragiche lotte su base etnica. Molto differente è la situazione attuale dal punto di vista politico ed economico. Le recenti elezioni in Burundi non hanno visto sostanziali cambiamenti rispetto al passato. Permane il dominio, discusso ma incontrastato, del CNDD-FDD che sembra destinato a durare ancora a lungo senza che questo porti ad alcun significativo miglioramento delle condizioni della popolazione. Alcune notizie vengono date anche su una area della RDC, la regione del Ituri, dove peraltro la situazione non differisce molto dalle vicine regioni del Kivu. Scontri ed eccidi continuano e si sono anche focalizzati su una chiesa cattolica con l’eccidio di 40 persone. Nonostante ripetuti accordi di pace tra alcune delle forze in campo la lotta tra le diverse fazioni continua: un breve elenco dei principali gruppi armati dà una idea della complessità della situazione. Tra le varie notizie si segnala la situazione della Tunisia su cui si punta l’attenzione, ovviamente non disinteressata per contrastare il passaggio di migranti, della politica italiana. Infine la notizia di un intervento chirurgico avvenuto a distanza su un paziente a Luanda (Angola) mentre l’operatore si trovava. negli USA. È senz’altro un evento importante dal punto di vista tecnologico, ma che questo cambi qualcosa sulle possibilità di assistenza sanitaria alla popolazione africana ovviamente corre molta distanza.



NIGERIA e RDC

1 Luglio – L’attenzione di questo podcast si focalizza sui due giganti africani: Nigeria e Congo. Ambedue ricchissimi di materie prime e oggetto di attenzione e di mire economiche da parte di molte potenze, vivono una storia di continue violenze che si riversano sulle popolazioni che vivono oltre che in estrema povertà anche in condizioni di grande insicurezza. In Nigeria recenti provvedimenti del governo centrale cercano di porre freno alle lotte tra tribù nomadi e altre dedite alla agricoltura. Queste lotte si aggiungono alle incursioni, mai cessate, dei jihadisti di Boko Haram e alle spinte indipendentiste di vari stati che già in passato avevano portato, in Biafra ad una tragica guerra civile. Una nuova fonte di guadagno per i tanti gruppi armati sono ora i rapimenti a scopo di estorsione che prendono di mira spesso gli studenti delle scuole, rendendo anche queste insicure. In Congo si apre un teorico spiraglio di pacificazione con un accordo raggiunto, con l’intermediazione degli USA di Trump, tra RDC e Rwanda. Si cerca una soluzione alla situazione delle province orientali della RDC dove centinaia di gruppi armati si affrontano da decenni e dove l’interferenza degli stati vicini si unisce alle mire di molte compagnie straniere. Quanto questi accordi siano reali e possano portare ad una reale pacificazione e non rappresentino una via per inserirsi, anche da parte degli USA, nello sfruttamento delle risorse della zona, è un dubbio lecito. Un accordo di pace, per quanto precario e di dubbia efficacia, è meglio comunque di una notizia di guerra.



SUDAN RDC SAHEL

9 Giugno – Gli sviluppi della crisi in Sudan e il coinvolgimento degli Emirati arabi hanno portato anche al bombardamento di Port Sudan… evento che in Europa passa sotto silenzio. Come non si dà rilievo ai 4 milioni di rifugiati nei paesi vicini, ai 12 milioni di sfollati interni e alle continue uccisioni nel Darfur. La situazione non è migliore nella Repubblica Democratica del Congo dove ricompare la figura del ex presidente J. Kabila con una funzione lungi dall’essere pacificatrice. Con il dichiarato intento di portare pace nell’area orientale, dove si affrontano centinaia di gruppi armati, sta intervenendo la diplomazia degli USA il cui interesse pare più rivolto alle ingenti risorse del paese che al benessere delle popolazioni che lo abitano. Non c’è pace neppure nei paesi del Sahel, accumunati dall’essere guidati da giunte militari golpiste instauratesi con l’intento dichiarato di combatte il terrorismo Jihadista e dove ancor al terrorismo trova maggiore espansione. Eliminata la presenza militare francese e americana si stringono ora legami commerciali con Iran e Afghanistan. Ritorna a galla nelle aule giudiziarie francesi il genocidio del 1994 in Rwanda dove peraltro si è ancora lontani dall’indicare chiaramente i primi responsabili. Alcune cifre infine sulla situazione degli sfollati nel modo: oltre la metà di questi si trova in Africa e di questi il 90% è legato a conflitti e violenze.



TRUMP E RAMAPHOSA

28 Maggio – Con quale superficialità, disinformazione e menzogne Trump affronti molti argomenti è cosa nota. È noto anche il suo disinteresse per l’Africa ma soprattutto per le conseguenze delle sue azioni sulla vita di molte migliaia di persone. La cronaca, più approfondita e dettagliata di quanto ci abbiano riferito i media, del suo incontro con il presidente del Sudafrica ci offre un ennesimo esempio di tutto questo. Il Sudafrica ha certo molti problemi e l’eredità lasciata da Mandela è difficile da sostenere, ma è difficile pensare che un atteggiamento come quello di Trump possa essere interpretato come un aiuto per un miglioramento, col risultato di lasciare sempre più spazio a Russia e Cina: un esempio della lungimirante diplomazia americana nel continente africano.



GABON, SUDAN, RDC E VARIE

6 Maggio – Le elezioni presidenziali in Gabon hanno dato il risultato atteso della plebiscitaria riconferma del generale che con un colpo di stato si era impadronito del potere nell’agosto 2023 spodestando un governo dittatoriale che aveva governato il paese con una successione di padre in figlio per 56 anni. Le modalità di governo attuali non sembrano molto migliori di quelle precedenti. È stato promesso per il paese, ricco di petrolio e di altri minerali, tra cui il prezioso manganese, una maggiore attenzione alla agricoltura che porti almeno un minimo di sollievo ad una popolazione che nel 30% dei casi vive sotto la soglia di povertà. Uno sguardo poi al Sudan dove. dopo tre anni di guerra civile, non si vedono spiragli di pace. Numerose conferenze di pace e trattative, sempre in località lontane dalla tragica realtà del paese, non sembrano offrire prospettive di soluzione anche perché si svolgono a volte senza neppure il coinvolgimento dei contendenti. Trattative di pace, con prospettive anche in questo caso non incoraggianti, si svolgono anche per la soluzione della situazione nella regione orientale della RDC che sempre di più vede coinvolti i paesi vicini, soprattutto il Rwanda. Altre notizie sottolineano la situazione sempre tragica dei migranti in Algeria e Tunisia Altre brevi annotazioni e curiosità riguardano la Namibia, il contrabbando di formiche (!!) in Kenya e il prossimo conclave da cui in un remoto passato uscì in tre occasioni un papa africano.



SUD SUDAN, SUDAN, RDC E SUDAFRICA

1 Aprile – Se possono offrire una visione preoccupante della situazione mondiale, le notizie che ogni giorno ci arrivano dai conflitti in corso e seguiti dai media, questa visione diventa anche peggiore se arriviamo a conoscere e valutare i conflitti, di entità non certo minore che avvengono in varie aree dell’africa. Nel podcast odierno vengono aggiornati gli sviluppi della crisi interna al Sud Sudan, della guerra civile da lungo tempo in corso in Sudan, del riaccendersi della lotta interna in Etiopia e del protrarsi ed estendersi del conflitto nelle regioni orientali della RDC. Tutti questi conflitti, lungi dal risolversi, vanno invece verso una espansione dei conflitti ai territori e alle nazioni vicine. Benzina sul fuoco la aggiungono le dichiarazioni e le azioni del Presidente Trump che, non pago di avere bloccato gran parte degli aiuti allo sviluppo diretti a molti paesi del continente africano, cerca motivi di attrito ora anche contro il Sudafrica, reo di avere accusato Israele di atti di genocidio contro la popolazione di Gaza e, forse soprattutto, di avere un ruolo rilevante all’interno dei BRICS, unione di paesi che avrebbe la dichiarata intenzione (peraltro ben lontana da una possibile realizzazione) di de-dollarizzare le economie dei paesi che ne fanno parte.



TRUMP CONTRO USAID

17 Marzo – L’agenzia americana per gli aiuti internazionali allo sviluppo (USAID) è stata letteralmente smantellata nell’arco di 60 gg dal presidente Trump coadiuvato dai suoi più stretti collaboratori. L’ agenzia gestiva il 60% di tutti gli aiuti americani. In nome dell’interesse americano e senza nessun riguardo alle ovvie conseguenze in temini umanitari l’ 83% dei programmi pari a 5200 progetti sono stati cancellati. I restanti verranno gestiti dal Dipartimento di Stato (e perciò direttamente dal presidente e dal suo staff ovviamente seguendone strettamente le linee tracciate) Si cerca di valutare l’impatto di questo fatto sul continente africano. Gli aiuti internazionali allo sviluppo sono stati spesso oggetto di rivalutazione critica e se ne riconoscevano i limiti e i difetti ma era impossibile prevedere una azione simile che per la estensione e la brutale rapidità crea un vuoto drammatico nella assistenza e nello sviluppo di milioni di persone. Con un tratto di penna e una firma apposta con tracotante arroganza.



RDC, SUDAN, SENEGAL E NIJOMA

3 Marzo – Facendo seguito al precedente podcast si danno informazioni sulla evoluzione della guerra nelle regioni orientali della RDC. La pace sembra più che mai lontana nonostante varie ma confuse e improduttive iniziative di pace. Il conflitto sembra anzi estendersi con il coinvolgimento diretto del Burundi e del Ciad. Sanzioni e provvedimenti contro il Rwanda non sembrano dare alcun risultato. Anche la guerra civile in Sudan, in atto ormai da due anni non sembra vedere alcuno spiraglio di una fine. Sembra anzi cristallizzarsi una sorta di divisione del paese in due parti controllate dai rispettivi eserciti. Per due guerre di cui non si vede speranza di pace c’è almeno la segnalazione di una possibile fine della guerra che oppone il governo del Senegal all’area indipendentista della Casamance. Si dà notizia infine della scomparsa di Sam Nujoma, leader storico che ha guidato la Namibia alla indipendenza avviandone anche uno sviluppo democratico ancora in atto. È una figura che si unisce alle grandi personalità che hanno saputo tracciare la storia di alcuni paesi africani.



GUERRA NEL CONGO ORIENTALE

28 Febbraio – Da tempo la regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC) è teatro di scontri tra le numerose bande armate ed è territorio di lotta e saccheggio da parte di molti paesi. Come sempre la ricchezza di materie prime è il motivo di scontro che ha come prima vittima le popolazioni. Questi scontri si sono ormai trasformati in una vera e propria guerra che sta coinvolgendo Rwanda, Burundi e Uganda, oltre naturalmente all’esercito della RDC. La conquista della città di Goma da parte del maggiore gruppo armato, M23, appoggiato direttamente secondo molte fonti dal Rwanda, ha portato alla ribalta questo scontro che è in atto da molto tempo. Il rischio di una guerra regionale in questa area dell’africa è molto concreto e non è escluso che, come già si era verificato in passato, possa portare a cambiamenti significatici anche alla guida del paese destabilizzando tutta la regione e i precari equilibri tra i vari paesi vicini.



PANAMA E TRUMP

3 Febbraio – Tra i tanti proclami del neo-eletto presidente degli Stati Uniti, se la minacciata annessione della Groenlandia appare quanto meno difficile a realizzarsi, lo è sicuramente meno la appropriazione del canale di Panama e dell’area circostante. Ripercorrendo la storia del canale, la presenza degli USA si è sempre dimostrata estremamente rilevante. La nascita stessa dello stato di Panama e la sua indipendenza dalla Colombia è stata sostenuta dagli USA proprio in funzione della realizzazione e del controllo del Canale. Non ci si può quindi stupire delle pretese ora avanzate dal presidente Trump, deciso anche in questo caso a portare indietro le lancette della storia rinnegando i trattati e le promesse siglate dai suoi predecessori. Anche in questo caso è soprattutto il timore di una supremazia cinese a rinfocolare desideri di controllo di questa struttura di enorme rilevanza strategica ed economica. Anche questo contribuisce a creare un clima di incertezza e tensione a livello globale.



LA GROENLANDIA SECONDO TRUMP

28 Gennaio – Abbandonando lo sguardo solitamente rivolto all’Africa, viene esaminata questa volta la mira espansionista di stampo vetero-coloniale espressa dal presidente USA Donald Trump nei confronti della Groenlandia. Una maggiore conoscenza della storia e delle potenzialità di questo territorio e anche della politica espansionista che ha portato gli USA alla attuale configurazione, ci aiuta a capire come le rivendicazioni dell’attuale presidente, pur nella loro forma violenta e sguaiata, trovino radici e precedenti nella storia americana. Di nuovo c’è la minaccia, che appare paradossale, di una azione addirittura militare verso il territorio di un paese alleato abitato da una popolazione che ha sempre manifestato la propria volontà di indipendenza e libertà: valori di cui gli USA amavano proclamarsi paladini.



GHANA; MOZAMBICO, MAYOTTE

9 Gennaio – In una carrellata sui principali avvenimenti avvenuti in Africa nel 2024 vengono esaminati gli esiti della elezioni svolte in alcuni paesi e che hanno portato ai risultati più significativi: Senegal, Sudafrica, Mozambico,Botswana, Mauritius, Namibia e Ghana. Se in alcuni paesi la consultazione elettorale ha portato a cambiamenti pacificamente accettati, in altri ha acuito tensioni e portato a violente manifestazioni. Il disagio e la ribellione giovanile, in un continente in cui il 70% della popolazione ha meno di 30 anni, è un motivo di instabilità in molti paesi e ne condiziona un pacifico sviluppo aggiungendosi ai gravi problemi economici derivati soprattutto dal peso sempre maggiore dell’indebitamento estero. La Cina è attualmente il principale creditore. Alla crescente tensione dovuta al disagio dei giovani e alla crisi economica si aggiungono le situazioni di guerra e di grave carenza alimentare che affliggono molti paesi e gli eventi climatici estremi che flagellano varie parti del continente con siccità o devastanti inondazioni e con frequenti e ripetuti cicloni.



5 Gennaio – Il Ghana è un paese particolare per il panorama africano. Ha una buona stabilità politica e una democrazia che esce rafforzata dalle ultime elezioni in cui il cambio di partito e di presidente è avvenuto in maniera pacifica e abbastanza trasparente. Le difficoltà economiche e le problematiche sociali non mancano ma il paese sembra in grado di affrontarle. Diversa la situazione in Mozambico dove l’esito delle elezioni sta suscitando ancora gravi disordini che sembrano sfociare in una rinnovata guerra civile. A questo si aggiungono soprattutto al Nord i danni dell’ennesimo ciclone con grandi devastazioni che hanno colpito anche l’isola di Mayotte la cui anomala situazione politico-istituzionale era già stata oggetto di un precedente podcast. Le parole del presidente Macron rivelano la debolezza della politica francese nelle sue ex colonie da cui la Francia viene progressivamente cacciata. Cerca di farsi strada intanto, in varie situazioni di conflitto, la presenza della Turchia che attraverso opere di mediazione vuole rafforzare la sua presenza in Africa.


ZAMA ZAMA E BREVI

9 Dicembre – Gli “zama zama” sono un popolo costituito da disperati minatori illegali che tentano di raccogliere, dalle miniere d’oro dismesse del Sud-Africa, le “briciole” di questo minerale, la cui ricerca ed estrazione non viene più ritenuta conveniente dalle grandi compagnie. Ma anche raccogliere briciole è ostacolato sia da bande criminali che ne sfruttano il lavoro sia dalle forze di polizia di un governo, quello sud-africano la cui corruzione supera ormai ogni limite. Sapere e seguire la loro vicenda, di cui nessuno si interessa e parla, e conoscere la loro persecuzione e le modalità con cui questa viene realizzata è doveroso per vedere come anche soluzioni possibili e di nessun costo si scontrino ugualmente contro ostacoli assurdi. Viene poi dato conto della situazione di alcuni paesi del Sahel in cui la diffusione dei jihadisti non sembra trovare ostacoli anche da parte di giunte golpiste che proprio lamentando questo problema avevano conquistato il potere. In queste aree ci si ribella all’interferenza di Francia e paesi occidentali per affidarsi poi a Russia, Turchia e altri. L’unica nota “democratica” e che veda prospettive abbastanza pacifiche in questa carrellata viene paradossalmente da un paese la cui esistenza, anche se tutti ci vogliono commerciare, non è ufficialmente riconosciuta: il Somaliland. Alcune note sulla presenza femminile alla guida di alcuni stati africani.



QUATTRO ELEZIONI

3 Dicembre – Una analisi su 4 paesi (Botswana, Mauritius, Senegal e Namibia) in cui si sono svolte elezioni accettate nei risultati e accettabili anche nel loro svolgimento che hanno anche dato esiti non prevedibili dimostrando che una certa forma di democrazia è possibile anche in Africa. Una nota di ottimismo in un continente in cui sono comunque presenti enormi problemi che non si vogliono ignorare e dove stanno perdendo credibilità e potere i partiti “storici” che spesso hanno portato le loro nazioni alla indipendenza ma che, nell’esercizio di un potere spesso incontrastato, stanno perdendo credibilità e seguito soprattutto tra i giovani che sono ormai gran parte della popolazione.



CHAGOS MOZAMBICO, CIAD

5 Novembre – L’indipendenza delle isole Chagos (la cui situazione era già stata presentata in precedenza) e la loro unione con le Isole Mauritius non sembra che migliorerà la situazione degli abitanti né dei profughi che hanno trovato temporanea accoglienza in queste isole. Oltre alle basi americana e inglese che continueranno a essere insediate nell’isola principale, il passaggio al governo delle Mauritius può portare anche ad un aumento della presenza economica e militare cinese. La situazione dei profughi e dei rifugiati è del resto critica ovunque: nel tentativo di frenarne il flusso prende piede la politica della esternalizzazione. Attraverso accordi con i paesi di origine o di transito si cerca di limitarne l’arrivo o si provvede ad un loro ricollocamento (termine “politicamente corretto” col quale indicare una deportazione). Oltre al problema dei migranti un tema intorno a cui ruota la politica di molti paesi africani rimane quello della lotta alla Jihad islamica. Le elezioni in Mozambico, che hanno puntato su questo tema oltre che sulla distribuzione dei proventi delle grandi risorse naturali e sul tema della corruzione, non sembra abbiano portato a significative variazioni. Il FRELIMO, ininterrottamente al potere dal raggiungimento della indipendenza, mantiene ancora, nonostante accuse di scarsa trasparenza e di brogli elettorali, il pieno controllo del governo. Non è certo migliore la situazione del Ciad che è anche meta e rifugio di molti profughi provenienti dai paesi vicini. L’appello a un aiuto internazionale contro la Jihad contrasta con la tendenza a espellere le potenze occidentali da questa area che viene sempre più affidata al controllo delle forze private russe della Wagner.



SUDAN, SUD SUDAN, SAHEL, RDC

8 Ottobre – Un resoconto degli eventi accaduti in alcune aree dell’Africa già seguite in passato e di cui si era promesso il monitoraggio. Come prevedibile in settembre l’evoluzione di molte situazioni non è stata favorevole. In Sudan prosegue la guerra civile che ha provocato, secondo stime attendibili, circa 150.000 vittime dirette a cui si deve aggiungere il dramma di 12 milioni di sfollati e una carestia che sta colpendo oltre 25 milioni di persone, più di metà della popolazione del paese. Non è migliore la situazione nel Sud Sudan, paese in cui la guerra civile, iniziata dopo solo due anni dalla indipendenza, non ha mai conosciuto sosta. In questo paese le vittime stimate per la guerra sono 400.000 e sono 4 milioni gli sfollati. Anche in questo caso si devono aggiungere i morti, passati, presenti e futuri, per fame e malattie. Tre paesi del Sahel (Mali, Burkina Faso e Niger) vengono raggruppati perché caratterizzati tutti dalla guida da parte di giunte militari golpiste. Il motivo addotto per i golpe era l’incapacità di fronteggiare la violenza Jihadista e in tutti si era evidenziata una ostilità per le forze straniere (soprattutto francesi) ed internazionali (Onu o Unione Europea): L’attuale situazione rivela che la Jihad continua a mietere vittime aumentando la sua presenza e sono aumentati gli abusi dei militari e dei mercenari russi chiamati a sostituire le altre forza di interposizione. Nella RDC, soprattutto nella zona orientale, permane la situazione di instabilità per le tante bande armate e per la presenza di truppe rwandesi e ugandesi. Nel frattempo in Rwanda si evidenziano focolai di epidemia da Visus Marburg, tristemente nota al Cuamm perché causa della morte nel 2005, in Angola della dott.ssa Maria Bonino.



SRI LANKA E HAITI

8 Ottobre – La situazione dello Sri Lanka era già stata esaminata in passato in questa rubrica quando si era parlato della precipitosa fuga del Presidente che aveva portato il paese alla bancarotta e alla fame. Le divisioni su base etnica, religiosa e politica furono abbandonate di fronte alla grave situazione generale. Dopo una breve Presidenza ad interim che riuscì a negoziare un prestito dal FMI si sono tenute nuove elezioni che hanno visto una altissima percentuale di votanti. Il nuovo presidente, relativamente giovane (55 anni), di umili origini e con una storia di lotte sociali alle spalle ha formato un nuovo governo in cui ruoli chiave sono affidati a donne in un parlamento in cui le donne sono solo il 5%. Seguiremo con interesse l’evoluzione della situazione. Si forniscono aggiornamenti sulla situazione ad Haiti a cui pure sono stati dedicati vari interventi in questa rubrica. La Missione di Supporto alla Sicurezza a guida kenyota è ben lungi dal compimento dei suoi obiettivi anche per mancanza di finanziamenti: c’è la richiesta alle N.U. di trasformarla in una Missione delle N.U. che porterebbe ad un finanziamento maggiore. La situazione lungi dal migliorare sembra anzi peggiorata con il pullulare e l’estendersi del controllo del territorio da parte di bande armate. Il paese è senza un Presidente e senza un primo Ministro. Nuove elezioni si cerca di organizzarle per il 2026: sarà una difficile sfida.



MPOX E BREVI

4 Settembre – La epidemia di MPOX, come spesso è avvenuto per altre epidemie, interessa il mondo occidentale solo quando la sua diffusione ci minaccia direttamente. Sembra questo anche il destino di questa epidemia che, pur se classificata dalla OMS “Emergenza di Sanità Pubblica di interessa internazionale” non ha suscitato una particolare attenzione ad evitarne il propagarsi. Se ne riassumono le caratteristiche cliniche e ci si sofferma sui vaccini già esistenti e sulle possibili strategie per limitare il contagio. Una attenzione si pone poi alla situazione nel Sahel dove la Jihad controlla vaste aree con ripercussioni anche sulla stabilità dei governi e sulle loro politiche: in particolare ci si aggiorna sui rapporti tra Nigeria e Niger e sulla situazione interna del Burkina. Una notizia curiosa e grave viene dalla Namibia dove la grave siccità che ha colpito tutta l’Africa Australe ha portato il governo a pianificare l’uccisione mirata di grandi mammiferi (elefanti, zebre, ippopotami ecc.) per alleviare la situazione: questi animali fanno parte delle ricchezze del paese ed il governo ne dispone per il bene della popolazione.



BANGLADESH

19 Agosto – Gli eventi recenti di questo paese, con la fuga e la destituzione della presidente a seguito di un sollevamento popolare guidato soprattutto dai giovani, hanno riportato la attenzione su questa popolosa e particolare area del mondo che è stata sempre molto osservata soprattutto perché sede di una grande attività di cooperazione internazionale. Anche il fatto che alla guida dello stato in questo momento di transizione sia stato chiamato il “banchiere dei poveri” Mohamed Yunus, 84 anni, economista e ideatore del micro-credito rappresenta una sorta di sfida al mondo dominato da un indirizzo, politico ed economico, di tutt’altro tipo. La storia di questo tormentato paese, che chi si occupa di cooperazione e aiuti umanitari ha spesso incontrato anche perché teatro di numerosi ed epocali movimenti migratori di rifugiati, merita di essere conosciuta meglio anche per spiegare come, in un sistema che ha cercato lungamente una via di governo democratica con numerose consultazioni elettorali, possano essersi verificati, in 53 anni dalla indipendenza, ben 30 colpi di stato.



KENYA, SUDAFRICA, RDC

9 Agosto – I giovani della “generazione Z”, con manifestazioni organizzate attraverso i social media e apparentemente slegati da connessioni politiche o etniche, protestano in Kenya contro la politica del governo e la sua legge finanziaria e costringono il presidente a un inusuale dibattito dal vivo ottenendo, per il momento, il blocco della riforma fiscale e altri provvedimenti oltre a un cambiamento del Governo. Le proteste giovanili, in un mondo fortemente interconnesso, si diffondono e non senza vittime, anche in Uganda e in Nigeria. Corruzione e aumento dei costi di beni di prima necessità sono sempre al centro della protesta. Un continente popolato da giovani è in gran parte guidato da capi di stato molto vecchi e al potere da molto tempo: la richiesta che qualcosa cambi è ineluttabile. Cambiamenti anche in Sudafrica dove, dopo l’esito delle ultime elezioni si è reso necessario un governo di coalizione in cui l’ANC è costretto per la prima volta a confrontarsi con partiti che erano prima alla opposizione. Non si vedono sbocchi nella situazione della RDC dove, accanto allo stato di guerriglia continua delle regioni orientali, a cui non sono estranee interferenze soprattutto del Rwanda, compaiono tensioni e scontri anche nelle regioni centro occidentali.



SUDAN, NIGER, SIERRA LEONE E GAMBIA

1 Agosto – Aggiornamenti sulla situazione in Sudan dove la tragica situazione della guerra civile appare più che mai senza sbocco e senza che ci sia un grande interesse a farla cessare. Ai danni diretti della guerra sia aggiunge, ormai alle porte, lo spettro di una grande carestia. Non è migliorata la situazione in Niger dove, a un anno di distanza dal colpo di stato, le condizioni del paese, che nel frattempo ha espulso gran parte delle truppe straniere presenti nel paese sostituendole con i mercenari della Wagner, sono ulteriormente peggiorate. Alcune interessanti notizie vengono da Mauritania e Rwanda paesi dove una buona stabilità favorisce migliori condizioni di sviluppo : si è lontani da una democrazia come la intende l’occidente, ma la situazione generale migliora. Buone notizie, almeno nel campo delle affermazioni dei diritti delle donne, vengono da Sierra Leone e Gambia. Una legge contro i matrimoni precoci nella prima nazione e la bocciatura della proposta di reintroduzione del permesso di praticare MGF nella seconda, danno almeno teoricamente un aiuto al miglioramento della condizione della donna. Quanto le leggi riescano a cambiare i costumi è da vedersi ma certo un passo di questo genere è necessario e fondamentale.



KENYA E BREVI

1 Luglio – Il Kenya si è autocandidato a guidare la “Missione Internazionale di Sostegno alla Sicurezza” ad Haiti che è iniziata con l’invio di 400 agenti di polizia. Se ci sono dubbi sulla sua efficacia (visti i precedenti fallimenti di molte missioni internazionali nello stesso paese) non si può evitare di sottolineare che nello stesso Kenya sono in corso da tempo molte manifestazioni anti-governative che si sono recentemente acutizzate per la introduzione di una tassa sui prodotti alimentari di base che ha colpito soprattutto i ceti più poveri. Il Kenya, che pure in passato aveva avviato un processo che aveva portato ad una riduzione della povertà, ha visto arrestarsi questo processo e il presidente è ora fortemente contestato soprattutto da parte di molti giovani che si informano e sono guidati (molto spesso con notizie assolutamente allarmistiche e false) dai social media. La azione del governo oscilla tra una violenta repressione e il ritiro dei provvedimenti legislativi sulle tassazioni previste. Altre notizie riguardano la situazione di Niger e Burkina, fortemente condizionate dalle infiltrazioni jihadiste, e si sottolinea come la persistente guerra civile in Sudan abbia ormai da tempo assunto i connotati di una catastrofe umanitaria di cui poco o niente viene detto dai mezzi di informazione occidentali. Una annotazione sull’interesse della Corea del Sud per l’africa conferma che la “corsa all’Africa” coinvolge molti paesi alla ricerca delle sue risorse naturali. Altre brevi notizie su Sud-Africa, Madagascar, Mauritania, Malawi e Algeria ci aggiornano su fatti recenti di cui si era già accennato in precedenti occasioni.



SUDAFRICA 2024

15 Giugno – Un numero speciale dedicato agli esiti dele elezioni svoltesi recentemente in Sudafrica che hanno visto un significativo arretramento dello storico ANC (African National Congress) che ha perso la maggioranza dei seggi nel prossimo parlamento. Una rapida storia della nascita e della evoluzione di questo partito ci motiva anche le ragioni della sua progressiva erosione di consensi. Pur essendo significativo il fatto che si siano svolte elezioni sostanzialmente libere e regolari e che anche il partito al potere ne abbia riconosciuto gli esiti a lui sfavorevoli, rimangono e si fanno ancora più gravi e di soluzione sempre più difficile, i problemi di questa grande nazione conosciuta ormai come “nazione arcobaleno” . Il governo di coalizione che si profila all’orizzonte non avrà compiti facili e ci ripromettiamo di seguirne con attenzione e interesse la prossima attività.



TOGO, CIAD E ALTRE

1 Giugno – Un ampio panorama che parte dai risultati delle elezioni in Togo e Ciad dove i risultati elettorali non hanno cambiato la guida del paese ancora nelle mani dei presidenti uscenti che governano il loro paese, direttamente o succedendo al padre, rispettivamente da 57 anni (Togo) e 34 anni (Ciad). Brevi aggiornamenti poi sulla situazione politica in Niger, Mali e Burkina Faso: le notizie non sono di certo positive, ma ancora peggiore è la situazione del Sudan dove perdura la guerra civile in atto ormai da oltre un anno, con un numero impressionante e sempre crescente di vittime, sfollati interni e rifugiati nei paesi vicini. Una nota nuova viene dal Kenya dove il presidente, personaggio piuttosto discusso e dal passato non limpido, è impegnato in un processo di apertura su vari fronti in politica estera: quali vantaggi questo porterà al paese e soprattutto alla popolazione, è cosa tutta da vedere. Alcune note finali si appuntano su Liberia, Repubblica Democratica del Congo e Sudafrica.



RICORRENZE, CHIBOK E BREVI

2 Maggio – Il mese di aprile è occasione per ricordare diversi eventi degli anni precedenti. Eccetto il 1974, anno in cui le prime elezioni democratiche in Sudafrica portarono all’lezione di Nelson Mandela, tutte le altre ricorrenze portano il segno di eventi tragicamente negativi. Chibok è un nome che dice poco a chi non sia stato attento agli eventi della Nigeria: è il nome di una scuola secondaria da cui furono rapite nell’aprile 2014 dai guerriglieri di Boko Haram 275 studentesse. Il destino di queste ragazze è stato ed è tuttora tragico. Da allora, la situazione in Nigeria è ulteriormente peggiorata: rapimenti ai danni di giovani studenti in varie parti del paese si sono ripetuti e centinaia di scuole hanno dovuto chiudere per paura, una vittoria per chi ritiene che l’istruzione soprattutto delle donne sia un fattore negativo. E’ una piaga a cui il governo non sembra in grado di dare risposte. Boko Haram o comunque organizzazioni jihadiste seminano comunque morte e terrore in molti paesi del Sahel. Anche dove non ci sono guerre ci sono comunque difficoltà economiche come in Zimbabwe che cerca di uscirne con il lancio di una nuova valuta, il terzo negli ultimi 10 anni in quello che era, al momento dell’indipendenza, uno dei paesi più prosperi del continente. Infine un cenno al progetto inglese di risolvere, con la deportazione in Rwanda, il problema dei migranti irregolari: un piano che, oltre a molte possibili critiche, risulta anche assurdo dal punto di vista economico.



SENEGAL E HAITI

2 Aprile – Riflettori puntati su due paesi di cui si è già parlato. Per il Senegal, notizie estremamente positive come si ha raramente nel panorama africano. Si erano paventati dubbi sulla tenuta democratica del paese in cui le elezioni presidenziali sembravano essere messe in dubbio. Pur se con ritardo, si sono invece svolte e hanno dato esiti chiari e, cosa molto strana in Africa, accettati da tutte le parti in causa. Il presidente neo-eletto, pur se con un programma di rinnovamento e proseguendo in una strada di progressiva autonomia economica e politica dall’Occidente, ha tuttavia usato toni moderati e concilianti e ha dato manifestazioni di trasparenza e onestà che fanno ben sperare. Molto diversa la situazione ad Haiti. Se in precedenza la situazione era molto critica, ora lo è ancor di più. Paese senza un presidente, senza un Parlamento e senza un primo ministro, è ostaggio di numerose bande armate. La comunità internazionale appare impotente e soprattutto sembra poco intenzionata a investire denaro e prestigio non solo per riportare ordine nel caos haitiano, ma anche per dare aiuti umanitari ad una popolazione sempre più abbandonata a se stessa. Una situazione di cui non si riesce ad immaginare una via di uscita e che continueremo a seguire.



RDC, RWANDA, SENEGAL E ALTRO

2 Marzo – Si acuisce la tensione tra RDC e Rwanda persistente da lungo tempo e che ha già dato origine in passato a tre aperti conflitti. La presenza di moltissimi gruppi armati nella regione orientale del Congo copre gli interessi di vari paesi per le risorse minerarie di quest’area. Se l’instabilità dovesse sfociare in un nuovo conflitto, verrebbe a coinvolgere molti paesi circostanti. La storia del movimento M23 non è più quella di un gruppo armato come tanti, ma nasconde verosimilmente le mire del governo rwandese per non rinunciare alle grandi risorse del debole ma ricco vicino. Situazione di grave crisi istituzionale anche in Senegal, dove il rinvio delle elezioni presidenziali decretato dall’attuale presidente ha suscitato proteste e controversie con una serie di promesse, rinvii e smentite che tengono il paese in uno stato di grande incertezza. Situazione decisamente tragica invece in Chad dove è aperta e dichiarata una grave emergenza alimentare e dove sono sempre pendenti le pulsioni secessioniste della regione del Casamance. Una nota positiva per l’Africa vien dall’assegnazione dell’“Orso d’oro” del festival Cinematografico di Berlino ad un documentario di una regista franco-senegalese che parla della restituzione al Benin di alcune delle opere d’arte africane rubate dalla Francia durante il periodo coloniale – argomento cui già si era dato spazio in questa rubrica nel dicembre 2020.



IL PIANO MATTEI

11 Febbraio – Il piano Mattei per l’Africa presentato dal Governo Italiano il 29 gennaio 2024 viene analizzato e descritto per quello che al momento se ne conosce, senza critiche aprioristiche e senza i toni trionfalistici con cui lo si è voluto presentare. Se è vero, come è stato sottolineato da interlocutori africani, che sarebbe stato meglio consultare prima i paesi a cui si rivolgeva e se è pure vero che si tratta di un piano PER e non CON l’Africa, si è però anche sostenuto che non vuole essere “predatorio” ed ha comunque portato il nostro paese a mettersi direttamente in contatto, anche se non sempre ad alto livello, con molti paesi africani. Perché questo non sia, come si teme, una scatola vuota o l’ennesima serie di premesse non mantenute, come temono molti degli interlocutori africani, occorrerà vedere alla prova dei fatti cosa realmente si riuscirà a realizzare. È’ una valutazione che dovrà, anche questa, essere fatta CON l’africa e non PER l’africa.



SOMALILAND E ALTRO

2 Febbraio – Chi, pur interessandosi di eventi africani è a conoscenza del tentativo in atto da parte dell’Etiopia di avere un accesso al mare e che lo fa accordandosi con il Somaliland, una porzione di Somalia che non è riconosciuta dagli altri stati? Il Primo Ministro dell’Etiopia riceve un alto riconoscimento internazionale, come già aveva ricevuto il Nobel per la pace…ma davvero li ha meritati? Cosa significa la riconferma elettorale (naturalmente contestata) del presidente della Repubblica Democratica del Congo e le tensioni che questo porta con il Rwanda e i paesi vicini? Sappiamo qualcosa dei colloqui per avere una fine della guerra in Sudan che ha causato ad oggi migliaia di vittime e milioni di sfollati? Cosa succede nei paesi del Sahel che cacciano i francesi ma rimangono ostaggio della Banca Centrale Francese che è la garante del Franco CFA (la loro moneta convertibile)? Questi e tanti altri eventi sono potenziali fattori di instabilità e conflitto ma non ne sappiamo nulla. Si continua a ripetere che il futuro sarà rappresentato dall’Africa ma continuiamo ad interessarcene ancora perlopiù solo come fonte di materie prime da sfruttare, utilizzando questa volta il nome di Enrico Mattei.



ECUADOR

19 Gennaio – I recenti eventi accaduti in Ecuador si comprendono meglio se si conosce l’origine e il cammino di questo paese: un paradiso per la biodiversità che ha una storia difficile per la democrazia e per lo sviluppo, ma che ha avuto anche momenti in cui questi traguardi sembravano raggiungibili. Il narcotraffico con tutto il suo corollario di corruzione e violenza e il suo enorme movimento di capitali ha portato il paese ad affrontare una guerra che è incerta nel suo esito e che apre scenari nuovi di contrapposizione tra il potere statale e un insieme inafferrabile di potere malavitoso. Per chi è abituato a guardare ai grandi problemi che affliggono il continente africano, la visione di uno scenario così diverso porta comunque all’amara conclusione che ci sono anche altri fronti di guerra e di sofferenza per le popolazioni.



AFRICA 2023

10 Gennaio – Si presenta un riassunto dei principali eventi accaduti in Africa nel 2023. Le elezioni in 17 paesi potrebbero farci sperare in un continente che vuole avviarsi verso un futuro più democratico. Esaminati singolarmente però, i diversi eventi sembrano toglierci questa speranza: le elezioni hanno spesso avuto una esecuzione dubbia, i vincitori sono stati spesso coloro che già detenevano il potere e i risultati sono stati quasi sempre contestati dagli sconfitti. Numerosi colpi di stato, realizzati o falliti, ci testimoniano comunque una situazione di grande instabilità. Continuano i conflitti dichiarati o meno in molti paesi: Sudan ed Etiopia sono quelli che, con il riflesso dei numerosi profughi e rifugiati, vengono talvolta menzionati anche dai media italiani. Delle altre guerre e delle altre migliaia di vittime non se ne parla. Così come poco o nulla si dice delle condizioni di fame e grave carestia che colpisce molte zone dell’Africa a causa di guerre ed eventi (siccità, inondazioni, cicloni) che sono conseguenza dei cambiamenti climatici globali. L’economia del continente, che in passato aveva dato motivi di relativo ottimismo per il suo sviluppo, sembra ora rallentare e fatica a tenere il passo con la crescita della popolazione. Vengono infine menzionate alcune figure poco note ai più che sono scomparse nel 2023 e che, in diverso modo, hanno avuto importanza nel panorama africano.



ELEZIONI IN RDC E ALTRO

2 Gennaio – Elezioni democratiche in un paese grande quasi 8 volte l’Italia, con circa il doppio della popolazione totale, una condizione infrastrutturale estremamente carente e soprattutto una situazione securitaria gravemente compromessa in molte aree, sono una sfida enorme che difficilmente può dare un esito incontestabile. Come prevedibile, gli esiti dell’elezioni nella Repubblica Democratica del Congo, ufficialmente dichiarati il 31 dicembre, e che hanno visto la rielezione del presidente uscente, non sono state accettate da molti dei candidati sconfitti. Che questo porti ad un aggravamento della situazione nel paese non è da escludere. L’instabilità della regione, soprattutto per le tensioni tra la stessa RDC, Burundi e Rwanda a cui si aggiungono le crisi in Ciad e Sudan, è un elemento ormai costante e più volte segnalato. Le guerre in Europa e Medio Oriente nascondono le migliaia di vittime della guerra in Sudan e in molti stati africani. L’aggiornamento di dicembre sul continente africano cerca di dirci che la comparsa di nuovi fronti di sofferenza e di guerra, oggi maggiormente evidenziati dagli organi di informazione, non significa purtroppo che si siano risolte molte delle non meno drammatiche guerre, di cui nemmeno si dà cenno, in altre parti del mondo.


MADAGASCAR E ALTRO

8 Dicembre – Il Madagascar, ricco di risorse naturali e tra i paesi più poveri al mondo con oltre il 75% della popolazione sotto la soglia di povertà, vive una democrazia travagliata e discussa. L’elezione del nuovo presidente è stata contestata nelle modalità di esecuzione e nei risultati e trova quindi un paese che oltre che povero è anche molto diviso. Nuovi scenari e nuove alleanze si formano nei paesi del Sahel e dell’Africa occidentale dove la Francia (e con lei anche l’Unione Europea) è sempre più estromessa dai paesi che per decenni aveva mantenuto nella sua orbita. Questi cambiamenti portano al crearsi di nuove rotte, meno sorvegliate ma anche più pericolose, per il passaggio dei migranti diretti verso Libia e Algeria. Aggiornamenti, che hanno come nota comune una grande instabilità, vengono forniti sulla situazione di Burkina Faso, Gabon, Niger, Somalia e Repubblica democratica del Congo. Una nota curiosa viene dal Malawi che ha stipulato un accordo con Israele per l’invio di giovani a lavorare nelle zone abbandonate da israeliani e palestinesi dopo i massacri del 7 ottobre: un accordo che suscita perplessità.



SIERRA LEONE

4 Dicembre – La storia passata e recente della Sierra Leone, spesso collegata con quella della vicina Liberia, è estremamente interessante e complessa. Il confuso succedersi di colpi di stato e tentativi spesso rapidamente frustrati di ritorno alla democrazia, ripetuti interventi di forze internazionali, interventi diretti di truppe straniere è difficile da seguire. Il fenomeno dei “bambini soldato” e della lotta per il controllo dell’estrazione dei diamanti hanno portato a volte ad una breve ribalta le condizioni di questo paese la cui instabilità politica (sette colpi di stato negli ultimi tre anni) rende incerta e precaria anche l’attuale situazione di democrazia.



LIBERIA

19 Novembre – La storia della Liberia è insolita, molto diversa da quella degli altri paesi africani e per certi versi affascinante. Al centro di guerre e massacri che hanno coinvolto anche molti paesi vicini, è stata spesso citata per il coinvolgimento dei “bambini soldato” nelle guerre civili che hanno insanguinato il paese e portato a condanne di alcuni dei responsabili da parte del Tribunale Internazionale de L’ Aia. La presenza tra i maggiori protagonisti della scena politica di un ex calciatore molto famoso, George Weah, ha suscitato anche un maggiore interesse per le vicende del Paese. Le ultime elezioni conclusesi a suo sfavore per un numero limitatissimo di voti si sono svolte in maniera giudicata da tutte le parti regolare e hanno portato ad una accettazione del risultato da parte dello sconfitto oltre ad un richiamo alla pace e alla riconciliazione. È un messaggio tanto positivo quanto insolito nella storia di questo paese e più in generale in Africa. La speranza è che continui.



KENYA E HAITI: COMPENSAZIONI

2 Novembre – La stampa internazionale concentrata in Medio Oriente e Ucraina, non si occupa degli eventi di altre aree. Eppure persiste la situazione di instabilità, violenza e molteplici aree di guerra in molte zone del mondo. Presentiamo un aggiornamento sul grave degrado e persistente stato di guerra interna in Haiti, dove l’invio di una missione a guida kenyota spera di portare a una pacificazione che non è mai stata ottenuta da molte precedenti missioni. Il Kenya ha anche risollevato l’annoso e mai risolto problema dei risarcimenti richiesti per il passato coloniale inglese. Un rapido sguardo su molti altri paesi ci sottolinea come anche dove si cerca faticosamente una strada democratica attraverso elezioni, il percorso risulta difficile e costellato di svolte autoritarie.



AFRICA OTTOBRE 2023. MALI, BURKINA E NIGER

5 Ottobre – Cosa sta succedendo nei paesi del Sahel dove si sono verificati recentemente dei colpi di stato? In Mali, Burkina Faso, Niger e Gabon un fattore comune sembra essere il non nascosto desiderio di chi è arrivato al potere, di mantenerlo. Anche i metodi sono simili: cambiare la Costituzione, rinviare le elezioni ad un futuro vago e certamente non vicino, liberarsi con ogni mezzo di possibili avversari. In molti paesi il malcontento nei confronti della Francia ha portato all’espulsione dei militari di quel paese e spesso anche dei caschi blu delle Nazioni Unite: meglio evitare testimoni scomodi – anche se molto spesso inefficienti – per mantenere una parvenza di pace e legalità. Continua, e spesso è motivo dell’instabilità dei governi, l’azione della Jihad. Chi ci rimette in modo sempre drammatico è la popolazione civile che subisce persecuzioni sia dai governi che dalle varie milizie armate. Notizie tristi anche dal Tanzania dove l’influenza degli Emirati Arabi si fa sempre più forte e dove la promozione del turismo avviene a danno delle popolazioni. Una notizia positiva: l’apertura della metropolitana a Lagos, in Nigeria. E’ un piccolo miglioramento in una megalopoli di 20 milioni di abitanti dove vivere e muoversi è particolarmente problematico.



AFRICA SETTEMBRE 2023. GABON

21 Settembre – Un altro colpo di stato, questa volta in Gabon, si è verificato a inizio settembre. E’ l’ottavo nelle ex colonie francesi dell’Africa occidentale e Centrale negli ultimi tre anni. L’instabilità in questa area ha origini complesse ma come denominatore comune il fatto di verificarsi in territori potenzialmente ricchi per le risorse naturali, abitati da gente in estrema povertà e governata da una classe dirigente rapace che ha accumulato ingenti ricchezze e che conserva il potere da moltissimo tempo. Il focus sul Gabon ci fa conoscere un paese poco conosciuto ai più, se non per le attività in passato del dottor Albert Schweitzer a Lambaréné, figura controversa ma affascinante di medico “umanitario”. Le osservazioni sulla storia, passata e recente, di questo paese ci danno il polso dell’estrema difficoltà di molti stati africani di avviarsi verso un percorso di sviluppo che dovrebbe avere come prima condizione la presenza di una classe dirigente adeguata. Sovvertimenti bruschi del potere come i colpi di stato non sono solitamente buone novità per la popolazione.



AFRICA SETTEMBRE 2023. ZIMBABWE

4 Settembre – La storia dello Zimbabwe è emblematica di come un paese dalla grande storia e tradizione, uscito nel 1980 dalla lotta per l’indipendenza con residue grandi potenzialità di sviluppo economico e sociale, sia riuscito a precipitare in una crisi per l’incapacità della sua classe dirigente impersonata soprattutto dal suo primo presidente Robert Mugabe. Anche l’evoluzione recente, dopo la destituzione di Mugabe (e la sua morte) non ha cambiato la direzione degli eventi. Altri focolai di tensione nel continente si registrano in Etiopia, dove dopo la fine della tragica guerra nel Tigray sembra aprirsi un nuovo conflitto interno nella Regione Amhara, in Niger dove è in atto un braccio di ferro tra la nuova giunta golpista e la Francia, e in Gabon dove un colpo di stato ha rimosso il presidente eletto tre giorni prima.



AFRICA AGOSTO 2023. NIGER

21 Agosto – Il colpo di stato in Niger ha avuto qualche spazio anche sui media nazionali. La situazione confusa e sempre in cambiamento rende difficile una valutazione degli eventi e soprattutto la comprensione delle origini e delle possibili conseguenze. Sono importanti ma anche difficili da comprendere le ripercussioni sugli interventi di cooperazione internazionale per affrontare la situazione di un paese che occupa gli ultimi posti tra gli indici di sviluppo. Questo podcast ci aiuta a capire la situazione che si è creata in Niger e i suoi possibili sviluppi.



AFRICA LUGLIO 2023. L’AFRICA DELLE MIGRAZIONI

1 Agosto – Le migrazioni in Africa e dall’Africa entrano spesso nei resoconti della nostra rubrica. Si vuole ora dare una visione più completa anche alla luce dei provvedimenti che molti stati europei tra cui l’ltalia stanno prendendo per affrontare questo evento. Sono diventati prassi normale gli accordi che trasferiscono sui paesi di transito il compito di respingere i migranti, di ostacolarne l’arrivo o di bloccarli e di limitarne drasticamente l’accesso ai paesi più ricchi. Nel frattempo l‘Africa continua d essere corteggiata e si susseguono missioni diplomatiche, summit economici, incontri ed accordi pieni di promesse che non tengono conto di quante volte in passato promesse analoghe siano finite nel nulla. L’ Africa continua a rimanere sola e i suoi governanti, in molti paesi, non ispirano ragionevole fiducia di possibili cambiamenti.



AFRICA GIUGNO 2023: MALI E UGANDA

1 Luglio – Le nuove elezioni in Mali non sembrano portare a una svolta democratica e soprattutto non rappresentano espressione di volontà popolare: una nuova Costituzione sembra piuttosto preparare la strada per un più ampio potere della giunta militare. Anche la sorveglianza internazionale da parte delle NU è messa in discussione. In Uganda si accentuano le infiltrazioni della Jihad che fa base nel Nord Kivu del Congo: formazioni armate si strutturano e agiscono nel nord. Altre interessanti notizie riprendono temi e situazioni già viste in precedenza e di cui ci vengono forniti aggiornamenti, purtroppo raramente positivi: dalla situazione della popolazione Rohingya a quella di Haiti, dal Sudan dove la guerra tra eserciti continua, alla Guinea Bissau diventata crocevia africano del traffico di droga, alla RCA che sempre più si getta tra le braccia dei russi della Wagner e dell’esercito Rwandese. Unica nota positiva del mese: nasce in Rwanda la AgenziaAfricana del Farmaco con qualche prospettiva positiva per questo continente in cui il 97% dei farmaci deve essere importato.



AFRICA MAGGIO 2023

1 Giugno 2023 – Il mese appena concluso ha visto il protrarsi della guerra in Sudan che prosegue nonostante numerosi e inutili accordi per tregue che nessuna rispetta. Il dramma per la popolazione civile continua non solo nella capitale ma in tutto il paese e soprattutto nella già in passato tormentata area del Darfur, con la crisi alimentare che si aggiunge ai danni diretti del conflitto e migliaia di profughi che fuggono senza avere un reale porto di salvezza. Ciad e Sud Sudan vedono il ritorno di profughi che un tempo erano fuggiti proprio da questi paesi.Le conseguenze dei cambiamenti climatici si manifestano anche in Africa con inondazioni disastrose che si alternano a lunghi periodi di siccità: ne derivano crisi alimentari cui gli aiuti internazionali, già ridotti per la crisi legata alla guerra in Ucraina, non riescono a far fronte.La crisi degli interventi internazionali si manifesta in molti paesi (Mali e RdC) dove anche le forze presenti con intenti di interposizione o di pacificazione sono malvisti dalla popolazione e scarsamente efficaci quando non decisamente dannosi. Eventi potenzialmente positivi (come la inaugurazione di una grande raffineria in Nigeria) non riescono a dare reali vantaggi al paese per la instabilità che caratterizza tutto il continente. Come in molte parti del mondo, sono soprattutto migranti e rifugiati che anche in Africa pagano i prezzi più alti, come a Gibuti e in Malawi.Provvedimenti legislativi particolarmente persecutori vengono varati in Uganda contro gli omosessuali: l’omosessualità viene denunciata come retaggio coloniale.



AFRICA APRILE 2023

2 Maggio 2023 – Eserciti nazionali, forze armate regionali, milizie popolari o private/mercenarie entrano nel quadro sempre più complesso degli scontri armati che sono comuni in molti paesi africani. Si aggravano così per molte popolazioni le condizioni che già erano critiche e in certi casi drammatiche legate a persecuzioni, cambiamenti climatici , migrazioni e malattie. L’elenco sembra non avere mai fine. Oltre al Sudan, improvvisamente balzato in testa alla classifica dei paesi in conflitto, ritornano a questa triste ribalta anche Etiopia, Burkina Faso, Ciad e, mai scomparsa in questa classifica, la Repubblica democratica del Congo. Una annotazione curiosa, perché poco nota, riguarda l’isola di Mayotte nell’arcipelago delle Comore: una situazione confusa in cui le popolazioni maggiormente svantaggiate sono, come al solito gli immigrati… anche se sono in realtà in quella che dovrebbe essere casa loro. Vengono poi segnalate alcune situazioni di migranti che non sono sotto i riflettori al confine tra Angola e Congo e, ancora, nel Nord da Niger.



SUDAN IN FIAMME

2 Maggio 2023 – A sottolinearne la gravità in questi ultimi giorni anche i media italiani si occupano della guerra civile in atto in Sudan. Ovviamente lo sguardo è più rivolto alle operazioni di evacuazione dei nostri connazionali e alle conseguenze che questa situazione può avere sulla situazione economica e sui flussi migratori verso il nostro paese. Capire cosa c’è dietro questo sanguinosa guerra, conoscere la storia dei capi dei due eserciti che si stanno scontrando, riuscire a leggere le conseguenze sui paesi vicini e sulla politica internazionale è importante per chi con l’africa e in africa vuole continuare ad operare con attenzione e consapevolezza. Il resoconto del dottor Murru fornisce una base di conoscenza utile per seguire l’evolversi di eventi che susseguono con grande rapidità e in modo spesso confuso



AFRICA MARZO 2023

4 Aprile 2023 – Il mese di marzo ha visto un accentuarsi di fenomeni già segnalati precedentemente. La situazione della Tunisia, di cui in Italia si hanno notizie indirette, si caratterizza per una politica persecutoria violenta nei confronti degli immigrati. In Nigeria gli esiti delle elezioni, caratterizzate da un’affluenza molto scarsa e da episodi molto dubbi, non sono accettati dagli sconfitti e si profilano tensioni nel paese. In Repubblica Centrafricana si registra l’uccisione di personale cinese, a sottolineare che in questo paese, come in vari altri, anche la Cina non è più vista come una presenza amica ma come una potenza neo-coloniale. Mentre prosegue il pellegrinaggio di vari politici occidentali in Africa in cerca di nuove forme di “cooperazione”, non cessano le violenze armate in varie nazioni con una particolare diffusione del movimento Jihadista: il Sahel sembra ormai diventato l’epicentro del terrorismo mondiale. Cicloni che distruggono vaste aree (Mozambico, Madagascar e Malawi) ed epidemie che non cessano di mietere vittime (colera e febbre di Marburg) completano il quadro tratteggiato dei principali eventi di questo mese.



AFRICA FEBBRAIO 2023

2 Marzo 2023 – Alla ricerca di un nemico comune che distolga l’attenzione dai problemi interni, anche la Tunisia, al cui Presidente è dato l’appellativo di “Presidente della vergogna”, agita lo spettro dei migranti: è con lui che l’Italia cerca accordi per arrestare il flusso dei disperati che prendono la via del mare. Banditismo, Jihad e pulsioni separatiste continuano in varie parti dell’Africa favorite dalla diffusione di armi, abbondantemente foraggiata ora soprattutto dalla Russia: questo mese segnaliamo la situazione di Kenya, Somaliland, Burkina Faso e Nigeria. Continua la girandola di visite diplomatiche in vari paesi dell’Africa da parte di molti paesi: Russia, USA e Francia vanno alla ricerca di appoggio politico in sede internazionale e, soprattutto, di materie prime mentre si rafforza sempre di più in vari paesi la presenza dei mercenari russi della Wagner. Le elezioni avvenute nel gigante africano (la Nigeria) non hanno ben definito ancora la scelta del presidente e il futuro assetto politico e gli sconfitti non hanno ancora accettato ufficialmente il risultato elettorale: il futuro rimane incerto anche in questo ambito.



TAMBURI LONTANI n. 51

Papa FRANCESCO in RDC e SUD SUDAN – La visita di Papa Francesco in Repubblica democratica del Congo e in Sud Sudan è stata un momento di grande valore per la Chiesa e per l’Africa. La situazione economica e sociale di questi due paesi ricchissimi di risorse naturali ma con popolazioni in condizioni di grande povertà e martoriate da guerre che perdurano da anni e che non sembrano vedere una fine, è stata sottolineata dal Papa che con parole molto chiare e forti ne ha condannato lo sfruttamento: “Giù le mani dall’Africa!”. L’incontro con le vittime della violenza e l’ascolto delle loro testimonianze ha costituito un momento forte di denuncia al mondo: “.. Basta sangue versato, basta conflitti, basta violenze..” Una voce particolarmente forte si è levata dal Papa a difesa delle donne e contro le contrapposizioni etniche. Riaccendere i riflettori sull’Africa e sulle sua sofferenze è stato un momento importante che non deve essere dimenticato.



AFRICA GENNAIO 2023

1 Febbraio 2023 – Il 2023 si apre per il continente africano con un intenso corteggiamento da parte delle grandi potenze (Russia, Cina e USA in testa)a molti stati africani alla ricerca non solo dello sfruttamento delle loro enormi ricchezza ma anche del loro appoggio politico e strategico. Le debolezze degli stati africani, con un tragico elenco di episodi di grave corruzione, di scandaloso appropriamento delle risorse da parte delle classi politiche al potere e di uccisione degli avversari politici, si rivelano in molti episodi che vengono elencati con la usuale precisione e attenta documentazione. Le guerre, più o meno dichiarate, e l’imperversare di bande armate rendono instabile la situazione in molti paesi mentre un diffuso sentimento anti-occidentale crea alleanze con paesi in cui la democrazia non è neppure di facciata. Il tema della protezione ambientale, così caro, almeno nominalmente, ai paesi industrializzati non sembra interessare il continente africano che pure è quello che risente maggiormente delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Nel panorama abbastanza sconfortante di questo inizio d’anno spicca come buona notizia una legge, a favore dei diritti delle donne, votata in Sierra Leone. Se e quanto sarà applicata, sarà da vedere.

 

NAGORNO KARABAKH

16 gennaio 2023 –Il Nagorno Karabakh è una enclave armena all’interno dell’Azerbaijan, con una popolazione in gran parte cattolica, mentre in Azerbaijan la maggioranza è musulmana. Da lungo tempo Azerbaijan e Armenia si contendono questa area che si è dichiarata indipendente, senza che questa indipendenza sia riconosciuta da nessuno stato.In questa regione caucasica si è assistito ad una successione ininterrotta di guerre a più o meno alta intensità e a continue migrazioni di popolazioni attraverso i confini che risentono a distanza delle tensioni tra Russia, Turchia, Stati Uniti e quindi anche delle conseguenze della guerra in Ucraina. L’ Azerbaijan ha assunto grande importanza per l’Europa per le sue risorse energetiche e la popolazione armena, già vittima in passato di uno sterminio da parte turca, non sembra trovare, ancora una volta, difensori.

 

RESOCONTO AFRICA 2022

7 gennaio 2023 – Il bilancio di un anno su ciò che è avvenuto in un continente è una impresa impossibile, ma per chi vuole essere CON l’Africa penso sia un dovere almeno lo sforzo di avere un quadro generale in cui si inseriscono tante realtà nazionali e locali. Il 2023 ha visto in Africa molti eventi. Colpi di stato, riusciti e non; varie elezioni, più o meno espressione reale della volontà popolare; l’espandersi del terrorismo jihadista, espressione del disagio delle giovani generazioni più che fondato su motivazioni religiose; qualche tentativo di pace o almeno di cessazione di conflitti come in Etiopia. Sullo sfondo gli effetti della guerra in Ucraina e della crisi climatiche e le loro conseguenze a cui anche i vari tentativi di soluzione (COP 27 e COP15) non sembrano capaci di dare risposte. L’augurio di un BUON 2023 è più che mai opportuno.

 

AFRICA DICEMBRE 2022

2 gennaio 2023 – Oltre ad un aggiornamento sulla situazione del difficile processo di pace tra Etiopia e Tigray e a tentati colpi di stato, veri o presunti, in Gambia e Ciad una particolare attenzione questo mese è rivolta all’incontro USA – Africa che si inquadra nella “corsa all’Africa” in corso da qualche tempo e alla Conferenza sulla protezione della Biodiversità COP 15 di cui ben poco abbiamo sentito parlare dai media. Un risarcimento pagato dalla Shell per i gravi danni ambientali arrecati nella Nigeria meridionale durante i processi di estrazione petrolifera è, al di là della cifra, almeno un precedente importante perché sancisce la responsabilità delle grandi compagnie nei confronti delle popolazioni locali gravemente danneggiate. Rimane sempre instabile la situazione nella RDC e sull’orlo del deflagrare di una guerra aperta con il Rwanda. Intanto si succedono i ritrovamenti nel Deserto del Sahara dei corpi di molti migranti morti nel corso dell’attraversamento e si continua una riflessione sui processi migratori in corso in Africa.


HAITI pt.2

14 dicembre 2022 – Della situazione di Haiti ci si era già occupati in precedenza e l’aggiornamento odierno fornisce un quadro ancora peggiore. La violenza e l’insicurezza sono un fatto generalizzato, frutto della stretta commistione tra politica e criminalità comune. Rapimenti, violenze e uccisioni sono un fenomeno quotidiano che colpisce anche la gente comune. Il traffico di armi dagli USA è fiorente e alimenta tutte le varie bande che dominano il paese, paralizzandolo. Anche le indagini sull’assassinio del Presidente nel luglio 2021 non stanno portando ad alcun esito. Numerosi interventi dall’estero e anche delle Missioni delle Nazioni Unite non hanno dato esito e anzi talora hanno peggiorato la situazione. Epidemie di colera, morte per fame ed eventi climatici catastrofici completano il quadro. Che speranze ci sono perché questo paese possa trovare una via di uscita da questa situazione? il mondo non sembra preoccuparsene molto. Per tanti, l’unica soluzione è fuggire anche se ci sono ancora persone di grande coraggio ed associazioni che tentano di fare la loro parte.


 

AFRICA SETTEMBRE 2022

3 ottobre 2022 – Alcune buone notizie: la chiusura delle elezioni in Kenya e Angola è avvenuta, a differenza del passato, senza incidenti o disordini. L’apertura della fase elettorale in Nigeria, che sta perdendo la sua storica posizione di primo Paese africano produttore di petrolio, si spera avvenga in modo altrettanto pacifico. L’abolizione della pena di morte in Guinea Equatoriale è un’altra buona notizia anche se questo non si traduce in un ritorno alla vita democratica: il capo dello stato è al potere da 43 anni. Si esauriscono due epidemie (Marburg in Ghana e Ebola in Congo) ma Ebola si riaffaccia in Uganda. In Burundi è in corso un riassestamento del potere ai vertici dello stato. Rimane tragica e si aggrava la guerra in Etiopia contro i separatisti del Tigray. Da ultimo, la scomparsa della regina Elisabetta II° ci fa riflettere sulle relazioni del Regno Unito con l’Africa e in senso lato sulle colpe e i misfatti delle potenze coloniali in questo continente.



 

AFRICA AGOSTO 2022

1 settembre 2022 – Un ampio giro d’orizzonte sul continente africano ci porta questo mese in Senegal, Sierra Leone, Mali, Kenya, Angola, Sud Sudan e Sud Africa. A questo si aggiungono osservazioni sul recente viaggio di A. Blinken, Segretario di Stato USA, in Africa. Vengono forniti i risultati delle elezioni in Senegal, Kenya e Angola: tra contestazioni dei risultati ufficiali e difficoltà nella formazione dei governi, l’esito di questi processi democratici non è sempre foriero di pace e di sviluppo. Ma almeno le elezioni si sono svolte…cosa che non si può dire del Sud Sudan dove il periodo di transizione che doveva portare ad elezioni è stato ulteriormente prolungato. Accanto alle tragiche vicende del Sud Africa, dove la violenza, soprattutto contro le donne ha raggiunto livelli tali da suscitare reazioni violente della popolazione che si rivolgono soprattutto contro gli immigrati dai paesi vicini, viene riportata la notizia, interessante, della promulgazione, in Sierra leone, di un corpo di leggi riguardanti la concessione dei terreni e viene conferito alle donne , per la prima volta, il diritto di possedere terreni. Come sempre, su uno sfondo di povertà e violenza, l’Africa offre un caleidoscopio di situazioni in cui si fatica a trovare sprazzi di luce ed elementi di speranza…ma ci possono essere.



 

AFRICA LUGLIO 2022

2 agosto 2022 – Le violenze e i rapimenti in aumento in Kenya spingono i giovani a dichiarare in massa di volersene andare in RDC. Il persistente stato di conflitto nelle regioni orientali con il vicino Rwanda; la morte di José Dos Santos storico presidente dell’Angola, dove il Cuamm è presente dal 1997; le prossime elezioni in Kenya e quelle appena svoltesi in Senegal aprono finestre inquietanti sul futuro di questi Paesi. In Burkina si riaffaccia sulla scena per un breve ritorno la figura di B. Compaoré che chiede perdono per la sua partecipazione all’assassinio dell’ “amico fraterno” T. Sankara…ma lo fa mentre si trova nella sua villa in Nigeria e non di fronte ad un tribunale nel suo paese. Due notizie di ambito specificamente sanitario: un’epidemia di Marbourg, che era costato la vita alla dott.ssa Bonino del Cuamm, si riaffaccia in Ghana; mentre una doccia fredda è rappresentata dalla decisione del Fondo Bill & Melinda Gates di non investire nella diffusione del vaccino antimalarico.



 

SRI LANKA

14 luglio 2022 – Dopo la fuga del Presidente Gotabaya a seguito delle manifestazioni della popolazione scesa in piazza contro la malgestione, l’incompetenza e la corruzione del governo, lo Sri Lanka sta vivendo oggi un grave tracollo economico e un caos politico, risultato di più crisi che da anni caratterizzano il Paese. Dopo la repressione iniziale dell’etnia Tamil da parte dei cingalesi, seguita dalla violenza delle Tigri Tamil (gruppo terrorista secessionista), nel 2019 importanti attacchi jihadisti hanno scosso quest’isola che a partire dallo stesso periodo ha subito un crollo del turismo e delle rimesse dei migranti (- 48% nel 2022). Oggi l’aumento dei prezzi del carburante è alle stelle e si riversa in primis sull’aumento dei prezzi del trasporto via mare, su cui si erge l’approvvigionamento del Paese.



 

AFRICA GIUGNO 2022

2 luglio 2022 – Inizia con questo numero un resoconto che, sempre grazie all’impegno del dott.Murru, si vuole presentare in maniera regolare con scadenza mensile sui principali eventi verificatisi in Africa nel corso del mese. A questo si affiancheranno, come in passato, presentazioni monografiche su specifici argomenti. Il mese di Giugno 2022 si incentra sulle vicende interne all’Etiopia e sui suoi rapporti con il Sudan. In questo paese si intrecciano, con le autorità statali, rapporti e trame con la compagnia Wagner di mercenari russi. Una attenzione particolare viene rivolta anche al Rwanda e alla vicenda dei migranti illegali che sbarcano in Inghilterra e che il governo inglese si propone di trasferire forzatamente in Rwanda. Il ricollocamento dei migranti si complica con la carenza di fondi, dirottati verso i rifugiati per la guerra in Ucraina. Una ultima nota è riservata alla tormentata regione delle province orientali della Repubblica democratica del Congo. Se il racconto del mese è “un resoconto deprimente”, non è per colpa dell’autore ma sono i fatti che avvengono in Africa e che sono poco o per niente riportati dai “media”: è quello che ci si propone di fare nel nostro intento di essere sempre CON l’Africa.



 

LA RUSSIA IN AFRICA

30 marzo 2022 – La presenza della Russia nel continente africano rivela una strategia di penetrazione molto differente da quella di altri paesi e più incentrata su temi specifici. Approfittando della mancanza di un retaggio coloniale e appoggiando soprattutto all’inizio alcune lotte per l’indipendenza di vari paesi, la Russia ha dato alla propria presenza un aspetto di aiuto disinteressato del tutto mistificatorio.Al primo posto tra i fornitori di armi, la Russia ha sempre investito sulla formazione, nella propria Università, di molti leader e futuri capi di Stato africani. Inoltre, la presenza russa in Africa si sta consolidando con l’utilizzo di soldati mercenari della Wagner Group e attraverso un uso mirato dei social media. Importante infine il suo interessamento allo sviluppo del settore dell’energia nucleare.Con l’attuale guerra in Ucraina si aprono gravi conseguenze per le forniture alimentari in molti paesi africani che avranno effetti sulla futura presenza russa nel continente.



 

FIGLI DI UN DIO MINORE

7 marzo 2022 – Il forte impatto emotivo che suscita la guerra in Ucraina e il tragico esodo di tante persone ci coinvolge profondamente. Analoghe situazioni hanno visto da parte di molti un atteggiamento decisamente meno empatico e anche nell’attuale tragedia si sentono avanzare delle distinzioni che hanno un sottofondo razzista su cui non si può tacere. Essere dalla parte degli ultimi, degli oppressi e delle vittime non lascia spazio a riserve e discriminazioni. Sapere riconoscere e contrastare questi atteggiamenti è fondamentale perché non esistano, anche nei momenti più bui in cui si dovrebbe essere tutti uniti, “figli di un Dio minore”.



 

BURKINA FASO

2 febbraio 2022 – Ancora una volta un colpo di stato – il settimo nella sua storia – ha sconvolto questo Paese del Sahel, diventato il crocevia di contrabbando di oro, droga, armi ed esseri umani. Gruppi armati che spesso si richiamano alla Jihad non sono controllati né dagli eserciti regolari, né dai vari contingenti inviati dai paesi europei e mercenari di varia provenienza che offrono il loro servizio ai governi. Oggi il Burkina, che era stato visto come una speranza nel brevissimo ma illuminante governo di Thomas Sankara, il “Che Guevara Africano”, cade nuovamente nel caos.



 

KAZAKISTAN

19 gennaio 2022 – La recente crisi in Kazakistan di cui non si parla sui media ha una origine e un’evoluzione di cui si sa ben poco. In tante parti del mondo assistiamo ad enormi ricchezze e potenzialità concentrate nelle mani di pochi individui. Qui, le manifestazioni popolari con le conseguenti vittime e repressioni, sono sempre più e soltanto lotte di potere tra gruppi oligarchici: un quadro che non porta a visioni ottimistiche del futuro.



 

AFRICA

4 gennaio 2022 – Cosa è successo in Africa nel 2021? Il dott. Murru tenta un bilancio dei principali eventi che hanno caratterizzato l’Africa nell’anno appena concluso. In pochi minuti, si cerca di dare contorni più definiti alla pandemia di Covid-19, ai Colpi di Stato (riusciti o mancati), alle elezioni (avvenute o rinviate), alle guerre di cui sentiremo anche in questo nuovo anno e alle morti di personalità di rilievo che hanno attirato l’attenzione del mondo. Il quadro si chiude con uno sguardo alla letteratura e alla cultura africana, che nel 2021 hanno iniziato a ricevere maggiori riconoscimenti internazionali.


GAMBIA

12 Dicembre 2021 – Il Gambia è un piccolissimo paese di cui si sa poco. Non aggiunge notizie particolari al quadro che spesso si ha della situazione di molti paesi dell’africa occidentale: enorme povertà, analfabetismo diffuso, presidi sanitari molto scarsi e, tanto per cambiare, un ex presidente che dopo 30 anni di governo dittatoriale è scappato con le valige piene di dollari. La sua storia recente, con elezioni appena completate e definite “corrette” dagli osservatori, lascia però sperare in una evoluzione favorevole.



 

YAZIDI

23 novembre 2021 – Il genocidio degli Yazidi non è molto noto e si confonde con le migliaia di vittime e gli innumerevoli conflitti che avvengono nella zona del Kurdistan iracheno e che si sono accentuati con l’avvento dell’ ISIS. Così pure non sono nuove le storie di donne, ragazze e bambine schiavizzate e vendute in veri e propri mercati, anche via web. In questo senso, la storia degli Yazidi ci fa riflettere sulla definizione che si dà in ambito internazionale al termine “genocidio”: una parola a cui non ci si può abituare.



 

KASHMIR

10 novembre 2021 – Il Kashmir è un vasto territorio a lungo conteso tra India e Pakistan con la presenza sempre incombente della Cina. Numerose guerre hanno portato a enormi migrazioni e orrendi massacri della popolazione. Dall’uccisione di Gandhi, l’India ha vissuto grandi cambiamenti rispetto alla questione Kashmir. L’attuale governo di indirizzo chiaramente nazionalista e discriminatorio nei confronti delle minoranze sta portando il Paese verso un’ instabilità e un’ involuzione culturale drammatica e pericolosa. Infine, la lotta tra induisti e musulmani e il possesso di armi nucleari da ambo le parti aumentano il rischio delle tensioni in corso.



 

HAITI

24 settembre 2021 – Un paese dalla storia lunga e complessa che compare nelle cronache sempre in relazione a grandi disastri o calamità: terremoti, epidemie, uragani e una persistente instabilità politica hanno reso Haiti uno dei paesi più poveri al mondo. Oggi, il rimpatrio forzato di migliaia di haitiani dal confine con gli USA ripropone il tema, comune a molti paesi, della pressione delle popolazioni povere alle porte del mondo ricco.



 

GUINEA

24 settembre 2021 – Dal 1956 al 2010 si sono contati in Africa oltre 200 colpi di stato. Non è stato un evento inatteso quello verificatosi nel settembre 2021 in Guinea… Che questo porti a democrazia e miglioramento delle condizioni del paese lascia però molti dubbi. La Guinea è al 178° posto su 189 nel ISU (Indice Sviluppo Umano). Nonostante la ricchezza del sottosuolo (soprattutto bauxite da cui si ricava alluminio), oltre il 75% della popolazione sopravvive con meno di 3 USD al giorno. La grande epidemia di Ebola nel 2014 ha sottolineato la sua grande fragilità in campo sanitario.



 

ESSERE DONNA IN AFGHANISTAN

30 maggio 2021 – “Sono una donna afghana e il lamento è il mio destino…Sempre”. E’ uno dei versi costati la vita a Nadia Anjuman. Uccisa perchè donna e perchè poetessa. Se il diritto di voto alle donne in Afghanistan è stato ottenuto nel 1919 (27 anni prima che in Italia), le loro condizioni attuali non parlano certo il linguaggio dei diritti. Attraverso le vite di alcune donne si cerca di leggere la storia di un Paese di innumerevoli lotte, morti, atrocità a cui si aggiunge una sistematica persecuzione nei confronti delle donne.



 

AFGHANISTAN

23 maggio 2021 – Negli ultimi 40 anni abbiamo più volte sentito parlare delle guerre e interferenze straniere che tormentano questo Paese dove il terrorismo internazionale e l’instaurarsi di uno Stato Islamico violento e dispotico si sono intrecciati con gli interessi delle grandi potenze mondiali. A pagarne il prezzo sono state le popolazioni civili e soprattutto le donne, che hanno vissuto un’oppressione particolarmente violenta. Nonostante il ritiro delle truppe straniere, il futuro si presenta incerto.



 

NIGERIA pt. 2

4 maggio 2021 – Proseguendo un precedente podcast sulla situazione in Nigeria, se ne sottolinea il crescente clima di violenza che coinvolge tutto il Paese. Si levano nuovamente le istanze separatiste che avevano portato alla tragica guerra del Biafra degli anni 60 con oltre un milione di morti. E’ forte il pericolo di implosione del Paese e del suo dissolversi in una miriade di aree in guerra tra loro. Il petrolio, di cui la Nigeria è il primo produttore africano, avvelena non solo le terre e le acque ma anche il clima politico e sociale.



 

CIAD

3 maggio 2021 – Come per molti Paesi africani, anche per il Ciad la ricchezza petrolifera rappresenta una maledizione. Crocevia tra Paesi instabili, in oltre 60 anni di indipendenza in Ciad non c’è mai stato un cambio pacifico e democratico di potere al governo. L’ultimo presidente è morto il giorno della sua elezione mentre combatteva al fronte contro alcuni dei numerosi gruppi ribelli. Con indici di sviluppo tra i più bassi dell’Africa, si intravede per questo Paese un futuro burrascoso e difficile come il passato.



 

DARFUR

5 aprile 2021 – Di questa regione e dei conflitti che vi si verificano si sente parlare saltuariamente come un conflitto a bassa intensità che ha come principale vittima la popolazione civile, con picchi di gravità tale da fare parlare di genocidio. Una disastrosa carestia segna il punto di inizio della guerra, definita come il primo conflitto scatenato dai cambiamenti climatici. Infatti, l’aumento della temperatura e la siccità hanno provocato una lotta esacerbata successivamente dalla scoperta di grandissimi giacimenti di oro.



 

SUD SUDAN

27 marzo 2021 – La storia di questo “Paese senza uno stato” è un susseguirsi di lotte, accordi di pace violati, massacri con milioni di sfollati e rifugiati in un contesto di miseria, carestia e sofferenze. Il gesto del Papa, inchinato per implorare i rappresentanti delle varie fazioni a dare un seguito all’ennesimo accordo di pace, non sembra avere dato frutto. In questo contesto difficile e pericoloso, il Cuamm continua ad operare da 15 anni.



 

SUDAN

21 marzo 2021 – Anche in Sudan, come in molti Paesi Africani, incontriamo grandi ricchezze naturali accompagnate da povertà, disastri naturali frequenti e corruzione dei governanti. Eventi recenti tengono il Paese in bilico tra una possibile evoluzione in senso meno autoritario e una ricaduta nelle precarietà del passato. La condizione femminile, dove le Mutilazioni Genitali Femminili costituiscono il segno di uno stato di sottomissione più accentuato che in altri Paesi, potrebbe essere in miglioramento in un futuro che rimane sempre incerto.



 

GUINEA EQUATORIALE

12 marzo 2021 – Un Paese grande come l’Emilia Romagna e abitato da appena 1.4 milioni di persone. Anche se il PIL è il più alto di tutta l’Africa, in realtà la ricchezza della Guinea Equatoriale è concentrata nelle mani di una classe politica dittatoriale, crudele e corrotta, che tiene la popolazione in condizioni di povertà estrema. Compagnie straniere e soldati mercenari contribuiscono a mantenere questa situazione, che sta trascinando il Paese verso l’esaurimento delle risorse e verso un futuro desolante.



 

CONGO (RDC)

4 marzo 2021 – L’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio ha acceso le luci su un Paese che da troppo tempo è oggetto di sfruttamento, oppressione e terrore. La regione orientale, dove si intrecciano gli interessi economici di molte nazioni e l’azione di numerose milizie armate, è lo specchio di un Paese le cui ricchezze naturali sono la ragione della sua rovina: un destino che accomuna molti stati africani, ma che qui è ancora più evidente.



 

REPUBBLICA CENTRAFRICANA

19 febbraio 2021 – Un Paese fertile con grandi potenzialità di sviluppo agricolo e un sottosuolo ricchissimo di ogni genere di minerali farebbero della RCA uno stato fortunato anche per la popolazione relativamente poco numerosa che lo abita. Ma il succedersi di governanti rapaci e di milizie di ogni tipo hanno reso questo Paese uno dei più poveri dell’Africa, con oltre 2/3 della popolazione sotto la soglia di povertà assoluta. Dal 2018, dopo la visita di Papa Francesco, il Cuamm lavora presso l’ospedale Pediatrico della Capitale Banguì.



 

CAMERUN

10 febbraio 2021 – Nato già diviso fin dalla sua indipendenza nel 1960, il Camerun ha visto accentuarsi le differenze al suo interno che si sono trasformate in ostilità e conflitti. Alla decennale lotta tra aree anglofone e francofone, alle azioni di guerriglia di Jihadisti e ai milioni di sfollati e rifugiati, si aggiunge la disastrosa crisi del Lago Chad, che dal 1960 ha visto ridursi la sua superficie del 90% con inevitabili conseguenze sulla vita delle popolazioni circostanti.



 

ROHINGYA

4  febbraio 2021 – La popolazione dei Rohingya perseguitata in Myanmar e costretta a rifugiarsi in campi profughi in Bangladesh ritorna di tanto in tanto sotto i riflettori della cronaca, specialmente in questi giorni in cui il colpo di stato in Myanmar riaccende l’attenzione del mondo. Individui senza patria né cittadinanza, i Rohingya sono “apolidi” e, come è tristemente capitato ad altri popoli nella storia, si è fatto di loro il nemico comune odiato e perseguitato, per cui si cerca invano una collocazione.



 

UIGURI

31 gennaio 2021 – Gli Uiguri costituiscono una minoranza etnica, religiosa e culturale nella regione autonoma dello Xinjiang, nella vasta Cina. Conoscere la persecuzione che questa popolazione subisce da parte del governo di Pechino e gli attentati ad essa connessi è importante per capire il vero e proprio genocidio in corso, condannato dal mondo Occidentale. Infatti, la repressione cinese alimenta pericolose radicalizzazioni degli Uiguri: una spirale distruttiva di cui non si vede la fine.



 

PARTIGIANI D’OLTREMARE

4 gennaio 2021 – Quella degli africani portati in Italia dalle colonie in occasione della 1° Mostra Triennale delle Terre d’Oltremare del 1940 è una vicenda poco conosciuta che ci dà occasione di riflettere. In quegli anni, si sono susseguite numerose “etno-esposizioni”, o meglio “zoo umani”: rappresentazioni viventi di villaggi africani, che altro non erano che una manifestazione di puro razzismo. Alcune di queste persone rimasero bloccate in Italia durante la guerra e si unirono ai partigiani nella resistenza: un contributo numericamente piccolo ma simbolicamente importante.



 

 AFRICA 2020: bilancio di un anno difficile

4 gennaio 2021 – Un bilancio dei principali eventi africani del 2020 difficilmente può essere ottimista, soprattutto se pensiamo alla pandemia di Sars-Cov-2. Ma anche i problemi economici e gli esiti dei numerosi eventi elettorali del continente non suscitano grande ottimismo: una gerontocrazia con regimi spesso dittatoriali governa un continente popolato soprattutto da giovani. Focolai di violenza si evidenziano in più aree, dove il terrorismo Jihadista trova terreno fertile. Un elemento di speranza è dato dal progressivo sviluppo della letteratura africana, che si sta affermando nel panorama culturale mondiale.


ARTE AFRICANA RUBATA

11 dicembre 2020 – Nel corso dei secoli sono stati acquisiti illegittimamente oggetti africani che troviamo esposti nei musei dei Paesi “ladri”: la restituzione di queste opere ai Paesi di origine è un tema che investe tutto il mondo. Interrogarsi sulla restituzione dell’arte africana rubata è un atto doveroso nei confronti dell’Africa, che ribadisce l’importanza di un’arte e di una cultura, il cui rispetto non è meno importante di quello per la salute delle persone. Come si sta sviluppando e a che punto è questo dibattito?


 

REPUBBLICA SAHARAWI

28 novembre 2020 – La Repubblica Saharawi è “uno stato che c’è e non c’è”: una striscia di territorio conteso tra vari stati confinanti a cui è perfino difficile dare un nome esatto. La sua posizione strategica e i suoi ricchi giacimenti – come accade in tanti Paesi africani – sono maledizioni che affliggono anche la popolazione Saharawi, che da decenni si batte per la sua autodeterminazione opponendosi al Marocco, nemico sempre più forte e sempre più appoggiato dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea.


 

ISOLE CHAGOS

12 novembre 2020 – Essere dalla parte degli ultimi vuol dire anche conoscere le condizioni di estrema povertà in cui vivono gli abitanti delle Isole Chagos, arcipelago dell’Oceano Indiano sconosciuto ai più. Infatti, le espropriazioni, deportazioni e violenze che la popolazione subisce sono spesso ignorate dai media ma soprattutto dagli USA e dall’Inghilterra che, incuranti dei pronunciamenti legali degli organismi internazionali, continuano la loro occupazione di questo territorio geograficamente strategico.


 

JIHAD IN MOZAMBICO

3 novembre 2020 – Dall’inizio della sua presenza in Mozambico nel 1978, il Cuamm si è concentrato nelle aree centrali e settentrionali del Paese, dove subito dopo l’indipendenza dal Portogallo, la feroce guerra civile del 1976 aveva provocato povertà, corruzione e sfruttamento. Successivamente, nel 2014, il Cuamm ha iniziato il suo intervento anche nella provincia di Cabo Delgado, territorio ricco di risorse naturali che oggi riversa in una condizione di grave disagio sociale, in cui è in atto un’insurrezione jihadista pericolosa, che si sta trasformando in una crisi transnazionale con migliaia di sfollati.


 

ERITREA

21 ottobre 2020 – Nonostante il passato coloniale dell’Italia, dell’Eritrea sappiamo poco. La sua posizione geografica strategica rende questo Paese vulnerabile alle mire delle grandi potenze mondiali: una sorte comune a quella di tanti vicini africani. Oggi, la nostra storia e quella dell’Eritrea continuano ad intrecciarsi attraverso gli arrivi di tanti migranti. I giovani, soprattutto, cercano di fuggire da un servizio militare obbligatorio e di durata indefinita: un fenomeno che impoverisce il Paese e che contribuisce a precludere ogni tipo di cooperazione, anche in campo sanitario.


 

INDIA: LA PANDEMIA OMBRA

06 ottobre 2020 – L’India è spesso citata come uno dei Paesi in cui è più evidente il fenomeno della violenza contro le donne. Ma questa tremenda violazione dei diritti umani definita dalle Nazioni Unite “the shadow pandemic (la pandemia ombra) si è aggravata ovunque con la crisi da Covid-19. Il Cuamm da sempre vede le donne come un fondamentale motore di sviluppo delle comunità e le pone, insieme ai bambini, al centro dei propri obiettivi di cura, battendosi ogni giorno contro ogni forma di discriminazione e violenza nei loro confronti.


 

 RUSESABAGINA (RWANDA)

1 ottobre 2020 – Il genocidio del Rwanda del 1994 è stata una pagina atroce nella storia dell’Africa, che ha coinvolto direttamente anche il CUAMM, impegnato in quegli anni a fianco degli orfani e dei bambini non accompagnati. Oggi, dopo 26 anni, la figura di Rusesabagina, direttore dell’Hotel Rwanda a cui si ispira l’omonimo film del 2004, ci aiuta a rileggere con spirito critico le pagine di questa tragica storia.


 

LIBANO

21 settembre 2020 – L’esplosione nel porto di Beirut del 4 Agosto 2020 evidenzia quanto le divisioni religiose, le interferenze straniere, le guerre civili, i milioni di rifugiati e soprattutto una guida politica corrotta e inefficiente possano portare un Paese alla rovina economica, sociale e ambientale. Di fronte alla tragica situazione del Libano, esasperata dagli effetti della pandemia covid-19, le autorità e il Parlamento non possono continuare ad essere divisi da interessi contrastanti. Lo stile del Cuamm, il lavorare “CON” per suscitare cambiamenti reali, è una strada difficile ma è l’unica percorribile.


 

MALI

15 settembre 2020 – La crisi del Mali è la crisi del Sahel. L’ultimo golpe del 18 agosto, a fronte delle elezioni presidenziali nei Paesi limitrofi, è sintomo di una instabilità che rischia di essere contagiosa. La rivolta dei Tuareg, la presenza di numerosi gruppi Jihadisti e di eserciti nazionali, stranieri e internazionali, rendono la pace difficile.  Queste analisi sono essenziali per chi, come il Cuamm, si pone obiettivi di sviluppo e cooperazione in campo sanitario.


 

YEMEN

15 settembre 2020 – Lo Yemen è una delle aree strategiche più importanti del mondo. In guerra ormai da 5 anni, le Nazioni Unite hanno definito quella di questo Paese la più grande crisi umanitaria al mondo. Le tensioni religiose tra sunniti e sciiti, l’ombra permanente di Al-Qaida, la lotta tra Iran e Arabia Saudita stanno mettendo in ginocchio la popolazione, oggi già duramente colpita da sistematiche violazioni di diritti umani e dagli effetti della pandemia covid-19. Conoscere questo scenario significa capire meglio la realtà che circonda il mondo africano.


 

ETIOPIA

25 agosto 2020 – Il Cuamm è presente in Etiopia da 40 anni. La guerra con l’Eritrea, il crescente numero di rifugiati e il rinvio delle elezioni a causa dell’attuale pandemia covid-19 sono notizie che meritano approfondimenti. Così come le conseguenze economiche della Grande Diga della Rinascita Etiope che, incidendo sulla portata d’acqua del Nilo, condiziona i rapporti con l’Egitto e con i Paesi limitrofi.


 

 NIGERIA

21 agosto 2020 – Nei suoi 70 anni di attività, il Cuamm ha lavorato anche in Nigeria fino al 1976. Conosciuto come “il gigante d’Africa“, la Nigeria è un Paese ricco abitato da milioni di poveri, ma anche patria di grandi scrittori e musicisti. Il crollo del prezzo del petrolio dovuto agli effetti della pandemia Covid-19, il commercio di farmaci contraffatti, la presenza di Boko Haram e di altri gruppi jihadisti rappresentano oggi grandi minacce per la popolazione civile e, soprattutto, per le mamme e i bambini.


 

TANZANIA

8 agosto 2020 – Il gruppo Cuamm di Modena e Reggio Emilia fin dalla sua nascita nel 2004 ha sempre sostenuto progetti di cooperazione in Tanzania, dove il Cuamm è presente dal 1968. Figlio di una storia di grande stabilità e di una relativa pace, soprattutto sotto la guida del Presidente J.K.Nyerere, questo Paese è oggi alle prese con nuove sfide: la pandemia covid-19, le migrazioni e le attuali elezioni politiche sono passi decisivi per il futuro dei tanzaniani.