600 grammi di vita: il coraggio di una mamma

«Sono a Gambella, in Etiopia, dove sto verificando e valutando il lavoro del Cuamm e ho intercettato una storia bellissima. Per chi ci crede, un vero miracolo. Dovete raccontarla. Queste cose sono già eccezionali in Italia, figurati in un posto come Gambella».

È convincente la voce di Claudio Beltramello, medico Cuamm di lunga esperienza, che ci mette in contatto con due pediatri etiopi, Henok e Temesgen, per dare voce a una storia di coraggio e resilienza. Una storia in cui la vita vince. Nurodesa è una bambina etiope che oggi ha quasi 4 mesi. Ma è anche un miracolo. Una storia di amore, tenacia e competenza. Di fortuna o Provvidenza, per chi ci crede. Di quelle che ti sembrano impossibili eppure succedono, anche in Africa. Nurodesa è nata nella regione di Gambella, in Etiopia, precisamente nel distretto di Itang, a circa 1 ora di strada, dall’ospedale regionale di Gambella, dove il Cuamm opera, in particolare nella Maternità.

È il 13 novembre quando arriva in ospedale. Pesa solo 600 grammi. È nata a casa, la mamma Nyalol decide di portarla al centro di salute più vicino e da lì la indirizzano all’ospedale regionale. Nyalol ha solo 22 anni e un altro bambino a casa.

«Ricordo bene quella domenica, era mattina presto quando è arrivata in ospedale questa neonata di soli 600 gr. Era nata in casa. Non potevo credere che fosse ancora viva, perché è arrivata dopo 1 ora dalla nascita. Aveva una severa ipotermia, una severa ipoglicemia, pesanti difficoltà respiratorie. L’abbiamo messa subito in incubatrice, l’abbiamo nutrita, abbiamo cominciato a farle una serie di accertamenti e così abbiamo capito che era alla 24esima settimana gestazionale – racconta Henok Zewdu, il pediatra che si è preso cura della bimba e che ora lavora con il Cuamm a Shire, in Tigray –. Abbiamo fatto alcuni accertamenti anche sulla mamma e abbiamo scoperto che era positiva all’Hiv/Aids. Subito abbiamo cominciato la terapia, per lei e la bambina. Mi sentivo una grandissima responsabilità, la situazione era molto difficile, ma ho fatto il possibile per darle un’opportunità di vita».

Henok prosegue il suo dettagliato racconto di come si sono presi cura di questa piccola e di come ha potuto mettere in pratica anche alcune competenze acquisite l’estate scorsa in Italia, quando ha trascorso un mese in due ospedali italiani, (la Fondazione Poliambulanza di Brescia e l’ospedale di Camposampiero, in provincia di Padova), grazie all’attivazione e alla generosità di Claudio e di tanti amici e volontari Cuamm. Un periodo che gli ha permesso di approfondire la gestione dei neonati, specie nelle tecniche di alimentazione e di trattamento delle infezioni respiratorie, anche in paesi a basse risorse come l’Etiopia.

«È stato davvero un miracolo. Non pensavo che ce l’avrebbe fatta. Nell’ospedale regionale di Gambella abbiamo una piccola neonatologia, ma i bambini che arrivano nelle condizioni di Nurodesa, generalmente, non ce la fanno. Eppure lei dopo due mesi, ha raggiunto 1,6 kg e ha cominciato a stabilizzarsi».

A seguire, il racconto di Temesgen, il pediatra del Cuamm che ha seguito la sua crescita nell’ultimo periodo.

«Ho visto la bambina per la prima volta intorno alla prima settimana di febbraio – aggiunge Temesgen, il pediatra del Cuamm che ha seguito la sua crescita nell’ultimo periodo –. Era già stata dimessa e si era recata in ospedale per le vaccinazioni. La madre aveva un ottimo rapporto con l’équipe medica del reparto di terapia intensiva neonatale, quindi era venuta a salutarli. Mi trovavo lì anch’io e le infermiere mi hanno presentato la piccola. Ho avuto modo di visitarla, controllare la vista e lo sviluppo neurologico. Aveva tre mesi, pesava 2 chili, riusciva a tenere la testa dritta e a sorridere, proprio come fanno i bambini della sua età. È la prima volta che vedo sopravvivere un neonato di 600 grammi».

Temesgen sottolinea anche il ruolo fondamentale della madre durante tutto il ricovero.

«La mamma è rimasta al suo fianco per tutto il periodo, prima mentre la piccola era in incubatrice, stava nella Maternità, poi quando ha cominciato la Kangaroo mother care è stata spostata in una stanza apposita. Una volta stabilito che era fuori pericolo e che la mamma era in grado di occuparsene, è stata mandata a casa. E che grande gioia e festa le è stata preparata. C’erano tutti: la direzione dell’ospedale, i medici, gli infermieri, una grande famiglia che si è presa cura di lei per tanto tempo. A nome del Cuamm, le è stato dato un regalo per premiare il suo coraggio e la sua resilienza».

E conclude con una riflessione sul senso del suo lavoro:

«Amo moltissimo il mio lavoro perché, anche in contesti con risorse limitate, ho visto molti bambini essere salvati con poco, semplicemente con un grande lavoro di squadra, seguendo i giusti protocolli di trattamento o attraverso valutazioni cliniche appropriate. Vedere un bambino malato che, nel giro di pochi giorni, torna a sorridere, mi riempie la giornata. È una grande soddisfazione. E quando riesci a salvare una vita, un neonato di 600 grammi, non potresti amare di più il tuo lavoro di pediatra».

Salute per tutti: i risultati in Costa d’Avorio

La scorsa settimana, ad Abidjan in Costa d’Avorio, partner e autorità si sono riuniti per la chiusura di tre anni di lavoro dedicati al rafforzamento della salute materno-infantile nel Paese. L’iniziativa “Santé pour tous”, avviata nel 2023 in collaborazione con Eni e con la rete Urssci – Unione dei Religiosi/e nella Sanità e nel Sociale in Costa d’Avorio – si è fin dall’inizio distinta per obiettivi strategici pienamente allineati al Programma Nazionale di Sviluppo Sanitario (Pnds) 2021–2025.

«Il progetto “Santé pour tous” si inserisce pienamente nella visione del Governo volta a garantire un accesso equo a servizi sanitari di qualità per tutte le popolazioni, in particolare le più vulnerabili. I risultati presentati testimoniano la pertinenza di questa iniziativa e la qualità del partenariato che l’ha sostenuta», ha dichiarato il Dr Ehui, consigliere tecnico presso il Ministero della Salute, dell’Igiene Pubblica e della Copertura Universale.

I risultati, al centro dell’evento, sono stati resi possibili da un percorso fondato su fiducia, collaborazione e responsabilità. Come sottolineato da Anna Cavestro, Rappresentante Paese Cuamm in Costa d’Avorio, dopo aver ringraziato istituzioni, partner, donatori e colleghi, è fondamentale ribadire l’importanza dell’impegno nel settore della salute affinché diventi un diritto realmente accessibile a tutti.

«La salute è sì una componente di un sistema più ampio e complesso, ma ne è la base, la condizione essenziale su cui poggiano tutte le altre. Per questo rafforzare il sistema sanitario, in una logica di partenariato, non è solo un obiettivo settoriale: è una condizione essenziale per lo sviluppo.»

Tra aprile 2023 e marzo 2026, il progetto ha coinvolto 71 strutture sanitarie, con l’obiettivo di migliorare in modo duraturo la qualità delle cure offerte alle popolazioni più vulnerabili.

L’intervento si è sviluppato lungo tre assi principali: il rafforzamento della capacità del Ministero della Salute e delle organizzazioni religiose di coordinare e monitorare in modo integrato i servizi di salute materna, infantile e nutrizionale; il miglioramento della resilienza della rete Urssci e della sua capacità di erogare servizi di qualità; e il potenziamento delle strutture sanitarie attraverso infrastrutture e attrezzature moderne. Un approccio che ha reso i servizi essenziali più solidi e accessibili, come dimostrato dai risultati presentati in occasione dell’evento di chiusura.

Gli interventi hanno interessato 13 strutture sanitarie che servono oltre 175.000 beneficiari. Di queste, 8 sono state riabilitate, 5 dotate di impianti solari; 11 centri hanno ricevuto attrezzature mediche e 12 sono stati riforniti di farmaci essenziali. Anche la risposta alle emergenze è stata rafforzata grazie alla consegna di 4 ambulanze.

Accanto agli investimenti infrastrutturali, un ruolo centrale è stato affidato alla formazione: 482 operatori sanitari sono stati coinvolti in un programma dedicato a gestione dei servizi sanitari, salute materna e infantile, nutrizione, prevenzione e controllo delle infezioni e gestione farmaceutica. Un intervento che ha contribuito in modo significativo al rafforzamento delle competenze e al miglioramento complessivo della qualità delle cure.

Nel complesso, i risultati ottenuti rappresentano un contributo concreto al miglioramento dell’accesso a servizi sanitari di qualità, in linea con le priorità nazionali e con l’impegno dei partner per un sistema sanitario più equo ed efficiente.

A sottolineare la coerenza del progetto con una visione strategica più ampia, anche Luca Faccenda, Managing Director Eni che ha descritto l’iniziativa come una roadmap “volta a rafforzare la governance del sistema sanitario, garantire un accesso universale ed equo alle cure, investire nelle risorse umane e ridurre la mortalità materna e infantile”.

Mentre Père Oke Sylvain, presidente della rete Urssci ha voluto ricordare l’impegno e la dedizione delle tante persone impegnate ogni giorno nelle strutture sanitarie confessionali. «Servire le popolazioni più vulnerabili non è solo una missione, è una vocazione. Attraverso le nostre strutture vogliamo continuare a essere una presenza di prossimità per le comunità, soprattutto dove i bisogni sono più grandi. Insieme ai nostri partner proseguiremo questo percorso in uno spirito di servizio, solidarietà e responsabilità condivisa, a beneficio di tutte le comunità che accompagniamo».

Una squadra coesa per le emergenze ostetriche e neonatali in Tanzania

Si stanno svolgendo proprio in questi giorni presso il Tosamaganga Institute of Health and Allied Sciences (TIHAS) all’Ospedale di Tosamaganga, in Tanzania, due settimane di formazione sull’assistenza ostetrica e neonatale d’urgenza integrata (Comprehensive emergency obstetric and newborn care – CEMONC) per 90 operatori sanitari, medici e infermieri, provenienti da 43 strutture sanitarie dei distretti di Iringa Dc, Kilolo e Mufindi Dc. Si tratta di un’importante occasione di rafforzamento delle competenze cliniche in ambito materno-infantile, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi offerti alle comunità locali. In particolare, il training ha coperto temi chiave quali assistenza ostetrica d’emergenza, gestione delle emorragie, complicanze ipertensive e del travaglio, e cura neonatale.

Un’opportunità che è stata molto apprezzata dai professionisti che hanno partecipato, come sottolinea il Dott. Lucas Ipyana del Centro di Salute Kasanga, nel distretto di Mufindi.

«Sono molto onorato di parlare a nome di questa classe. Ora che siamo giunti al termine di questo percorso, guardare indietro e vedere dove abbiamo iniziato è davvero illuminante. Perciò un grande ringraziamento va ai nostri facilitatori e al team Cuamm: non avete soltanto svolto il programma didattico ma ci avete anche guidato attraverso le sfide, stimolando la nostra curiosità laddove prima c’era esitazione nel prendere decisioni. La pazienza nel rispondere all »e tante domande, l’energia spesa e la dedizione nel farci progredire sono state colonna portante per i nostri risultati. Siamo arrivati in questa stanza come individui con un obiettivo comune, ma ce ne andiamo come un gruppo coeso di professionisti dotati di nuove prospettive. Le abilità che abbiamo acquisito non sono soltanto righe sul nostro curriculum, bensì degli strumenti che potremo utilizzare per orientare le nostre carriere in futuro».

La rima settimana di corso si è concluso venerdì 17 aprile con la consegna dei certificati, evento a cui hanno partecipato anche Fabio Minniti, Direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) di Nairobi, insieme a Paolo Razzini, Coordinatore AICS in Tanzania e Chiara Carmignani, esperta tecnica AICS di educazione e formazione professionale AICS inTanzania, in visita presso l’Ospedale di Tosamaganga.

La formazione infatti si psvolge nell’ambito del progetto MACORESI – “Maternità consapevole, responsabile e sicura come deterrente della fistola ostetrica , finanziato dalla Cooperazione italiana e guidato dall’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” in partnership con Medici con l’Africa Cuamm, l’Ospedale Regionale di Tosamaganga, l’Associazione dei Chirurghi per la Fistola Ostetrica della Tanzania (AOSFT), l’associazione Iringa Development of Youth Disabled and Children Care e la Muhimbili University of Health and Allied Sciences (MUHAS).

A seguito del training, che si concluderà venerdì 24 aprile, sono previste attività di supervisione e monitoraggio presso tutte le strutture sanitarie coinvolte, al fine di consolidare le competenze acquisite e supportarne l’applicazione nella pratica clinica quotidiana.

DON LUIGI MAZZUCATO OGGI. Chiesa e cooperazione internazionale: un pensiero generativo

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Il Seminario si propone di approfondire due lenti di lettura: Chiesa e Cooperazione internazionale, ciascuna enucleata in tre assi portanti, con una relazione breve. Vorremo stimolare una forte coerenza interna e suggerire un incrocio finale delle due lenti.

L’obiettivo sotteso è un’esplicita attualizzazione, una lettura sull’oggi: Chiesa sinodale, sfide della cooperazione.

Conduce: Piero Badaloni, giornalista

Chiesa e cooperazione internazionale: un pensiero generativo.

SALUTI ISTITUZIONALI

Sergio Giordani Sindaco di Padova

Daniela Mapelli Rettrice dell’Università degli Studi di Padova

Mons. Claudio Cipolla Vescovo di Padova

Alberto Stefani Presidente della Regione Veneto

Prima lente: Don Luigi e la Chiesa

VITA SPIRITUALE E STILE DI FEDE: Radicamento interiore e responsabilità storica

Mons. Mario Morellato, già vicario generale della Diocesi di Padova
Andrea Borgato, vice direttore di Medici con l’Africa Cuamm

RELAZIONI, LAICI, SINODALITÀ: Ascolto, corresponsabilità, competenze

Anna Maria Dal Lago, medico di Medici con l’Africa Cuamm
Giordana Canova, docente emerito dell’Università di Padova

CHIESA, POVERI, GIUSTIZIA, MISSIONE: Non una Chiesa per i poveri, ma una Chiesa con i poveri

Mons. Andrea Toniolo, docente di Teologia fondamentale, già Preside della Facoltà Teologica del Triveneto

Seconda lente: Don Luigi e la cooperazione internazionale

IL CONTESTO STORICO: Dalla cooperazione missionaria alla cooperazione governativa Elisabetta Belloni, ambasciatrice

LE SVOLTE DEL CUAMM: Costruire sistemi, non solo risposte

Gavino Maciocco, medico di Medici con l’Africa Cuamm, docente di Igiene e sanità pubblica presso l’Università di Firenze
Maurizio Murru, medico di Medici con l’Africa Cuamm, esperto di cooperazione sanitaria internazionale
Fr. Daniele Giusti, medico di Medici con l’Africa Cuamm, Segretario Generale dell’Istituto dei Missionari Comboniani

CRISI, CONFLITTI, PASSAGGI: Fedeltà nella complessità

Giovanni Putoto, medico di Medici con l’Africa Cuamm, responsabile della Programmazione e Ricerca operativa del Cuamm

Giuseppe Zaccaria, professore emerito di Filosofia del Diritto dell’Università

CHIUSURA:

UNA CONSEGNA AL FUTURO Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm

Prevenire la violenza di genere a Cabo Delgado

Oggi a Maputo è stato avviato il progetto PAZ, un nuovo impegno a sostegno di bambine e ragazze nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico.

In un contesto segnato da anni di conflitto, sfollamenti forzati ed eventi climatici estremi, donne e ragazze restano tra le categorie più vulnerabili. Il progetto, finanziato da AFD – Agence Française de Développement e guidato da Aga Khan Foundation, nasce per rafforzare i percorsi di protezione, educazione e supporto psicosociale, con l’obiettivo di prevenire e contrastare la violenza di genere e promuovere opportunità concrete di futuro.

«Stiamo lavorando per mettere in rete attori diversi che possano contribuire all’autonomia delle donne mozambicane. È fondamentale sostenere interventi concreti, capaci di rispondere ai bisogni delle comunità e di contrastare pratiche che ancora oggi colpiscono le donne. Il lavoro congiunto di AKF, CUAMM e GirlMove, insieme alle comunità e alle autorità, sarà decisivo per generare un impatto reale» ha dichiarato Marie-Hélène Loison, Direttrice regionale di AFD.

Anche l’Ambasciatore di Francia, Yann Pradeau presente all’evento, ha sottolineato il valore dell’iniziativa, evidenziandone il contributo alla risposta ai bisogni delle aree rurali, alla promozione dei diritti delle donne e al rafforzamento della pace nelle aree colpite da conflitti.

In collaborazione con la ONG locale GirlMove, noi di Cuamm lavoreremo per rafforzare la prevenzione e la risposta alla violenza di genere attraverso attività di protezione, educazione e supporto psicosociale. L’intervento mira a migliorare la qualità, la capacità e il coordinamento dei servizi sanitari, sociali e legali dedicati alle sopravvissute, lungo tutto il percorso di presa in carico: dalla prevenzione alla risposta integrata, con un approccio centrato sulla persona e sui suoi bisogni.

Il progetto investe inoltre sul rafforzamento delle competenze degli operatori sanitari, sociali e legali, attraverso formazione e supervisione per migliorare la gestione dei casi, il supporto psicologico e la capacità di identificare e trattare i traumi nei minori. Parallelamente, verranno potenziati i meccanismi di referral tra scuole e servizi, insieme alla formazione di insegnanti, operatori e comunità per favorire l’identificazione precoce dei casi e l’attivazione dei percorsi di protezione.

Le attività includono anche sensibilizzazione nelle scuole e nelle comunità, supporto legale e paralegale alle famiglie e accesso a servizi specializzati di salute mentale per le persone sopravvissute a violenza di genere. Nei casi necessari, vengono inoltre garantiti supporti materiali e logistici per facilitare l’accesso alle cure.

Nel loro insieme, queste azioni contribuiscono a costruire un sistema più coordinato, accessibile e attento ai bisogni di bambine e ragazze sopravvissute a violenza, rafforzando la capacità delle comunità e delle istituzioni di prevenire e rispondere in modo efficace alla violenza di genere.

Un passo importante verso un futuro più sicuro, equo e giusto.

 

Migliorano i servizi di cura neonatale ad Addis Abeba

Ad Addis Abeba, tra le corsie dell’ospedale Black Lion anche conosciuto come Tikur Anbessa Specialized Hospital, ogni giorno si lavora per garantire cure adeguate ai neonati più fragili. Le sfide sono numerose: le risorse scarse e le condizioni della struttura, rendono difficile rispondere al flusso crescente di pazienti. È qui che abbiamo deciso di intervenire per migliorare in modo sostenibile la qualità dell’assistenza materno-infantile e neonatale, un impegno esteso anche all’ospedale di Suhul, a Shire, nella regione del Tigray.

Il progetto di rafforzamento dei servizi neonatali in Etiopia, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e sviluppato in stretta collaborazione con il personale ospedaliero e la Società etiope di pediatria, si inserisce pienamente nei principali quadri strategici nazionali del Paese. Questo forte allineamento consente all’intervento non solo di migliorare concretamente la qualità dei servizi sanitari, ma anche di contribuire al raggiungimento degli standard e dei protocolli di cura, sia a livello nazionale che internazionale.

Il contesto in cui si inserisce l’iniziativa è complesso: una domanda crescente di servizi neonatali, infrastrutture spesso obsolete e criticità tecniche legate alla disponibilità di elementi essenziali come acqua, elettricità e ossigeno.

«I risultati attesi di questo progetto sono al tempo stesso ambiziosi e concreti. Oggi celebriamo l’inaugurazione di questa unità di terapia intensiva neonatale completamente rinnovata e attrezzata, ma l’impegno non finisce qui anzi, nei prossimi mesi continueremo a lavorare per realizzare ulteriori interventi, comprese le attività di formazione» ha affermato Maria Perrella – Rappresentante Paese Cuamm che ha poi rivolto un ringraziamento a tutti i partner, inclusi il Ministero della Salute etiope, la direzione ospedaliera, la Società etiope di pediatria, l’Ambasciata d’Italia in Etiopia e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

L’Ambasciatore d’Italia in Etiopia, Sem Fabrizi, ha rivolto parole di apprezzamento a tutti i presenti, sottolineando come questo traguardo sia il frutto di una lunga e solida collaborazione tra i due Paesi. «Grazie a questo intervento – ha evidenziato – l’Etiopia compie oggi un importante passo avanti verso il raggiungimento di standard di cura di livello internazionale». Parole di incoraggiamento sono state espresse anche da Michele Morana, Rappresentante AICS in Etiopia, che ha riconosciuto il valore di questo impegno, evidenziando l’efficacia della collaborazione tra CUAMM, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e il Ministero della Salute etiope.

Al centro dell’intervento c’è l’unità di terapia intensiva neonatale (Nicu) del Black Lion, uno dei principali ospedali di riferimento nazionale. Qui, grazie a una serie di interventi infrastrutturali avviati nel 2025, stiamo migliorando concretamente le condizioni di cura: il rifacimento dell’impianto elettrico, la ristrutturazione dei pavimenti e il potenziamento del sistema idrico, con un serbatoio dedicato alla terapia intensiva neonatale, stanno rendendo gli ambienti più sicuri e funzionali. Nei prossimi mesi è previsto anche l’ampliamento della distribuzione dei gas medicali, fondamentale per garantire trattamenti salvavita.

Accanto alle infrastrutture, un ruolo chiave è giocato dagli equipaggiamenti. Il reparto è stato dotato infatti di attrezzature essenziali per la sopravvivenza dei neonati prematuri e in condizioni critiche: incubatrici, dispositivi per la ventilazione come le Cpap, monitor fetali, pompe per infusione e strumenti per la rianimazione. Strumenti che, se accompagnati da competenze adeguate, possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Per questo abbiamo voluto investire in modo significativo anche nella formazione. Nel dicembre 2024, ingegneri biomedici provenienti dall’ospedale e da altri centri hanno partecipato a un corso intensivo dedicato all’installazione, calibrazione e manutenzione delle apparecchiature. I risultati sono stati concreti: un miglioramento delle competenze tecniche di circa il 17% e la definizione di piani operativi interni per garantire la continuità degli interventi.

Il percorso è proseguito con un workshop nazionale sull’equipaggiamento biomedicale, che ha riunito diversi attori del sistema sanitario etiope. Un momento di confronto che ha messo in luce criticità ancora presenti — dalla carenza di pezzi di ricambio alla gestione degli inventari — ma anche la volontà condivisa di rafforzare la manutenzione e la sostenibilità dei servizi.

Un’attenzione particolare è stata dedicata poi anche al laboratorio biomedicale del Black Lion, già dotato di buone attrezzature ma ancora bisognoso di supporto nella formazione del personale più giovane e nell’applicazione sistematica della manutenzione preventiva.

A febbraio 2025 invece, sempre nell’ambito dell’intervento e in collaborazione con l’Unione delle Società Neonatali e Perinatali Europee (Uenps) avevamo riunito esperti internazionali e personale etiope in una formazione sulla rianimazione neonatale con l’obiettivo di creare un pool di formatori con competenze specifiche al livello nazionale e dare poi il via ad una serie di attività formative a cascata. Un’iniziativa realizzata contestualmente ad un workshop internazionale di due giorni che aveva visto partecipare esperti internazionali, personale sanitario etiope, rappresentanti degli uffici sanitari regionali, del Ministero della Salute etiope e dell’Oms, con l’obiettivo di rafforzare le competenze cliniche e metodologiche per migliorare la sopravvivenza neonatale in Etiopia.

Nel suo complesso, l’intervento sta contribuendo a un cambiamento tangibile: migliori infrastrutture, personale più qualificato e una maggiore capacità locale di gestire e mantenere gli equipaggiamenti sanitari. Un approccio integrato che punta non solo a rispondere alle emergenze, ma a costruire nel tempo un sistema sanitario più resiliente.

OdonAssist dalla ricerca all’applicazione pratica

Il 31 marzo ad Addis Abeba, in Etiopia, abbiamo ospitato un workshop di disseminazione dello studio OdonAssist™, un’importante occasione di dialogo e riflessione su come i risultati raggiunti possano contribuire a migliorare le pratiche di assistenza sanitaria materna e neonatale.

L’incontro ha riunito un’ampia gamma di stakeholder nel campo della salute materna e neonatale, tra cui rappresentanti di istituzioni nazionali e regionali, clinici, società scientifiche, agenzie internazionali, donatori e decisori politici. Tra i partecipanti: membri del Ministero della Salute etiope, dell’Oromia Health Bureau, delle società scientifiche nazionali (Eps ed Esog), insieme a partner chiave come Unfpa, Unicef e la Banca Mondiale.

Il workshop ha rappresentato una piattaforma per presentare i risultati dello studio di fattibilità avviato all’inizio dello scorso anno in collaborazione con l’Università di Besançon e il St. Luke’s Hospital di Wolisso, nell’ambito di un’iniziativa finanziata da FID – Fonds d’Innovation pour le Développement.

«Quando ci è stato presentato il progetto di Cuamm su OdonAssist™, abbiamo visto un’opportunità per generare solide evidenze locali per migliorare l’assistenza sanitaria materna e neonatale in Etiopia. Per Fid, questo è solo l’inizio. La vera domanda è: cosa succede dopo? Il dispositivo Odon può essere integrato nel sistema sanitario etiope? Può essere scalato per ridurre le morti prevenibili?», ha dichiarato Estelle Plat, Investment Officer di Fid.

Queste e altre domande sono state affrontate durante il workshop, i cui risultati hanno mostrato esiti positivi nell’uso e nell’applicazione di OdonAssist™ in contesti a risorse limitate.

Nel corso dell’evento, la dott.ssa Betrán Lazaga ha presentato il quadro globale dell’Oms sul parto vaginale assistito (Avb), offrendo una panoramica delle tendenze globali. Ha evidenziato l’aumento costante dei tagli cesarei a fronte di un calo dei parti vaginali assistiti, sottolineando le complicanze ricorrenti associate ai cesarei—soprattutto nei contesti a basse risorse, dove rappresentano ancora una delle principali cause di mortalità materna.

Tra le principali lacune identificate dall’Oms e discusse durante l’evento:

  • Rafforzare la formazione sul parto vaginale assistito
  • Migliorare la comunicazione tra operatori sanitari e pazienti
  • Ampliare l’accesso alle opzioni di gestione del dolore
  • Valutare nuove tecnologie e modelli di erogazione dei servizi
  • Supportare gli operatori sanitari attraverso interventi comportamentali mirati

In questo contesto, testare il dispositivo in ambienti a risorse limitate è essenziale per comprenderne il potenziale, l’applicazione pratica e la scalabilità—soprattutto dove è più urgente trovare soluzioni sicure e semplici ad un parto con complicazioni.

Secondo le Nazioni Unite, ogni anno si registrano circa 130 milioni di nascite nel mondo, di cui circa il 5-10% potrebbe beneficiare del parto vaginale assistito. Tuttavia, queste percentuali diminuiscono drasticamente nei contesti a basse risorse. Dati provenienti da oltre 40 Paesi dell’America Latina e dell’Africa subsahariana mostrano che solo una minima parte delle strutture sanitarie offre accesso a questi servizi, principalmente a causa della carenza di attrezzature e personale formato.

Rendere il parto vaginale assistito accessibile e sicuro nei Paesi a basso e medio reddito è fondamentale per ridurre la mortalità materna e neonatale.

«Non si tratta solo di una questione clinica, ma strutturale», ha affermato Michele Orsi, ginecologo del Policlinico di Milano e Cuamm Project Manager. «Garantire un accesso equo al parto vaginale assistito significa anche ridurre i ritardi nell’erogazione delle cure ostetriche. Per riuscirci servono interventi che vadano oltre la formazione—affrontando la disponibilità di risorse, la distribuzione del personale e l’adattamento ai contesti locali».

In Etiopia, dove è stato condotto lo studio di fattibilità, i pochi ginecologici disponibili operano principalmente nei grandi ospedali mentre la maggior parte dei parti assistiti è eseguita da personale non specialista: ostetriche e health officers che sono in prima linea nei servizi ostetrici, come ha sottolineato il dott. Teshome dell’ospedale San Luca di Wolisso. Rafforzare le competenze degli operatori sanitari è quindi una priorità.

Risultati dell’Ospedale San Luca di Wolisso

Nell’ambito dello studio di fattibilità, lo scorso anno OdonAssist™ è stato introdotto nella sala parto dell’ospedale San Luca di Wolisso, consentendo a ostetriche, ginecologi e ufficiali chirurgici precedentemente formati di utilizzare il dispositivo per il parto vaginale assistito.

Durante lo studio, l’80% dei parti vaginali assistiti è stato eseguito da ostetriche e tecnici, con un tasso di successo del 75%. In contesti come questo, l’anestesia epidurale non sempre è disponibile negli ospedali e completamente assente nei centri sanitari. I risultati ottenuti dallo studio di fattibilità dimostrano che un dispositivo semplice e facile da usare come OdonAssist™ può essere impiegato senza il bisogno di anestesia, migliorando significativamente gli esiti di salute materna e neonatale.

«Questi risultati non rappresentano un punto di arrivo—al contrario, devono guidare le azioni future», ha sottolineato il dott. Cetin, responsabile del Dipartimento di Ostetricia della Mangiagalli di Milano.

Lo studio era stato precedentemente condotto nel Regno Unito e in Francia, dove il dispositivo era stato utilizzato da ginecologi con tassi di successo rispettivamente del 67% e dell’88%. I risultati ottenuti in Etiopia—dove il dispositivo è stato utilizzato da ostetriche e tecnici—sono coerenti con quelli precedenti, mostrando tassi di successo comparabili e benefici simili in termini di riduzione del trauma neonatale e del dolore percepito dalle donne.

Lo studio condotto a Wolisso ha reso l’Etiopia il primo Paese africano a basse risorse a partecipare a questo tipo di ricerca. Oggi, è anche il primo e unico Paese in cui il personale sanitario ha utilizzato OdonAssist™ operativamente in una sala parto.

 

«OdonAssist™ non è solo un’innovazione tecnologica—è un’innovazione pratica sul campo», ha osservato il rappresentante del Segretario Generale di Esog.

Alla luce dell’aumento globale dei tagli cesarei e della diminuzione dei parti vaginali assistiti, le discussioni hanno affrontato anche importanti lacune nella ricerca. Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza, accessibilità e accettabilità di OdonAssist™ sia tra gli operatori sanitari che tra le donne, evidenziandone il potenziale nell’ampliare l’accesso a cure ostetriche di qualità.

Il dott. Merialdi, Chief Medical Officer del Maternal and Newborn Health Institute, ha sottolineato l’approccio centrato sulla paziente alla base del dispositivo:

«Tutti gli studi sono stati condotti con un’attenzione particolare ai bisogni delle donne. OdonAssist™ è uno dei primi dispositivi ostetrici valutati direttamente dal punto di vista delle pazienti».

L’accettabilità è stata infatti valutata immediatamente dopo il parto, considerando il benessere sia materno che neonatale. I dati mostrano tassi complessivi di episiotomie e lacerazioni spontanee simili a quelli osservati con la ventosa, ma con punteggi medi di dolore più bassi e un minor ricorso ad analgesici. Le valutazioni sulla sicurezza percepita, sul rispetto e sulla comunicazione durante il travaglio confermano un’elevata soddisfazione materna, con la maggior parte delle donne che ha riportato un’esperienza positiva.

I confronti tra i due dispositivi indicano che OdonAssist™ ha raggiunto livelli simili di accettabilità e soddisfazione, suggerendo che i benefici percepiti dipendono non solo dalla tecnica, ma anche dall’approccio degli operatori sanitari e dall’aderenza ai protocolli. Inoltre, l’uso del dispositivo non ha aumentato i rischi materni e sembra confermare una riduzione dei rischi neonatali, in linea con studi precedenti.

In conclusione, il progetto dimostra un’elevata accettabilità tra donne e operatori sanitari, un profilo di sicurezza favorevole e facilità d’uso. Da qui in avanti, ulteriori studi su campioni più ampi saranno utili a confermare e consolidare questi risultati preliminari come osservato in conclusione dell’evento.

«Lo studio di fattibilità condotto a Wolisso rappresenta, su piccola scala, un’ampia varietà di contesti a basse risorse. Per questo possiamo concludere che il dispositivo è accessibile, applicabile e può essere effettivamente scalato», ha affermato Michele Orsi. «Ora è il momento di andare avanti e avviare un secondo studio per valutarne l’impatto reale».

Chronic Diseases in Africa: From Operational Research to Sustainable Health Strategies

Agenda

 

Plenary – 10.30am – 1pm

Moderators:  Maurizia Brunetto, Grazia Chiellini, Duccio Volterrani

 

Opening and institutional greetings 

Giovanni Putoto , Head of Programming and Operational Research at Doctors with Africa Cuamm,

Professor Riccardo Zucchi, Rector of the University of Pisa

Angelo Gemignani, President of the School of Medicine of the University of Pisa

Michele Conti, Mayor of Pisa, Representative of the University Hospital of Pisa (AOUP)

 

Master lecture 

Innovation and the right to healthcare for all

Professor Paolo Mancarella, Director of the Department of Computer Science and past Rector of the University of Pisa

 

Chronic diseases: global challenges and local responses 

Moderator: Andrea Atzori, Head of International Relations, Doctors with Africa CUAMM

The Burden of Chronic Disease in Africa and the Role of the PEN Plus Model

Colin Pfaff, Associate Director of Programs, NCDI Poverty Network

Addressing chronic diseases in migrant populations

Santino Severoni, Head of the Health and Migration special initiative at the World Health Organization

Experts discussion

Gene Bukhman, Co-Chair NCDI Poverty Network

Santino Severoni, Head of the Health and Migration special initiative at the World Health Organization

Khadija Yahya Malima, lecturer at the Muhimbili University of Health and Allied Health Sciences (MUHAS)

Fabrizio Tediosi, Coordinator of the Master of Global Heath, Centre for Multidisciplinary Action for Global Health (MAGH), University of Milan

 

Project and Research Examples | 4-minute talks 

Assessment of Cardiovascular risk in Rural Tanzania

Federico Mazzinghi

Fatty liver disease in diabetic patients: evidence from Uganda

Francesco Pezzato

Bringing health services closer to communities: the decentralization model

Silvia Tamanini

Application of the Malawi Development Assessment Tool (MDAT) in Mozambique

Edoardo Occa

Sickle Cell Disease in Sierra Leone: the PEN Plus model

Elena Palmisano

 

Conclusions and next steps 

Giovanni Torelli, Program Manager Doctors with Africa CUAMM

 

Light lunch – 1pm – 2:30pm

 

Thematic workshops – 2.30pm – 4pm

Clinical service delivery models and Universal Health Coverage

Moderator: Professor Caterina Rizzo

Insulin-dependent and atypical forms of diabetes mellitus

Moderators: Professor Piero Marchetti, Professor Ferruccio Santini

Cardiovascular risk and determinants of complications

Moderator: Professor Stefano Taddei , Professor Rossella Marcucci

Disability assessment and rehabilitation care in Africa

Moderator: Professor Andrea Guzzetta

 

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The event will be held in English.

Migliorare i servizi nutrizionali a Uige

La scorsa settimana, presso l’Ospedale Municipale di Songo, abbiamo inaugurato un’Unità Speciale di Nutrizione, completa di angolo per l’ECD (Early Childhood Development) e una cucina “aperta”. Un intervento grazie al quale restituiamo alla comunità spazi di cura rinnovati ed efficienti, dove personale sanitario adeguatamente formato potrà gestire i servizi di nutrizione in maniera più efficace.

“Siamo felici di essere qui oggi per celebrare un importante traguardo condiviso: l’inaugurazione di questi spazi. È un onore rappresentare Medici per l’Africa Cuamm, un’organizzazione il cui legame con questa provincia è profondo: Uíge è stata infatti la prima provincia in Angola dove Cuamm ha iniziato a lavorare nel 1997. Io e tutto il team di lavoro ci impegniamo a onorare questo legame, continuando la collaborazione con le autorità locali e rafforzando il sistema sanitario provinciale.” Nicolò Grassia, Project Manager CUAMM

La riqualificazione dei locali fa parte delle attività previste dal programma Clean Cooking, che come Cuamm stiamo realizzando in collaborazione con Eni e i Salesiani Don Bosco, e in collaborazione con il Governo angolano. Un intervento ampio che punta a promuove l’accesso a sistemi di cottura a più alta efficienza e accelerare il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile attraverso la distribuzione di 200.000 fornelli migliorati nelle aree rurali e periurbane di Uige.

“Il progetto ha un obiettivo chiaro: migliorare la salute delle persone, con particolare attenzione allo stato nutrizionale dei più piccoli. Come amministrazione municipale, ci impegniamo a fare del nostro meglio e ringraziamo Cuamm e i partner per la dedizione, lo spirito di solidarietà e la forte collaborazione.”  Floberto David, Vice Amministratore di Songo

All’attività di distribuzione, si affianca poi un intervento sanitario che abbiamo integrato adottando la strategia Health Plus, con l’obiettivo ultimo di rafforzare l’offerta sanitaria locale e garantire un adeguato supporto a tutti i livelli di cura.

Oltre all’ospedale municipale, la riqualificazione ha coinvolto infatti anche tre centri sanitari nel Comune di Songo, dove verranno attuati Programmi Terapeutici per Pazienti Malnutriti. Qui, sarà possibile identificare e seguire casi di malnutrizione acuta moderata e grave senza complicazioni. Dopo questo primo intervento strutturale, iniziative simili verranno completate anche nei comuni di Quitexe, Damba e Nsosso, per un totale di 13 centri sanitari potenziati.

Nell’ambito del progetto, nei mesi scorsi è stata svolta la formazione GIDA per la gestione integrata dei pazienti malnutriti, un’attività di formazione che ha coinvolto 81 operatori sanitari provenienti da quattro comuni. I corsi hanno rafforzato competenze su screening, diagnosi, gestione della nutrizione enterale e parenterale e interventi personalizzati, promuovendo un approccio multidisciplinare e migliorando la qualità della vita dei pazienti malnutriti.

Un impegno che mira a rafforzare il sistema sanitario locale, garantendo continuità delle cure – dalle comunità ai centri sanitari fino agli ospedali municipali.Negli ultimi mesi sono state organizzate 18 dimostrazioni culinarie, grazie a 147 agenti comunitari formati e attivi sul territorio. Queste attività rappresentano un modo semplice ma efficace per sensibilizzare le comunità sulla nutrizione, oltre che su igiene e pratiche sanitarie, promuovendo comportamenti positivi e contribuendo a ridurre malnutrizione, malaria e malattie infettive.

 

Scopri il servizio civile con il Cuamm in Italia

Non solo Africa: il servizio civile universale con il Cuamm è anche in Italia, a Padova. Qui, nell’ultimo anno, i volontari hanno avuto l’opportunità di affacciarsi al mondo della cooperazione, osservandone da vicino i meccanismi e contribuendo in prima persona alle attività dell’organizzazione.

«Volevo capire se la cooperazione facesse davvero per me – racconta Rachel, impegnata nel settore Relazioni internazionali, in linea con il suo percorso di studi. – All’università mi ero fatta un’idea, ma qui ho potuto entrarci davvero. È un’esperienza arricchente: ho imparato come ci si muove in questo mondo e ho contribuito a progetti concreti, come la ricerca di una nuova piattaforma per i corsi in Africa o l’avvio del servizio di accoglienza del Cuamm presso la Questura di Treviso».

Un’esperienza che non è da considerarsi “di serie B” rispetto a chi parte per l’Africa, ma rappresenta un passaggio formativo solido, capace di orientare scelte e percorsi. Lo conferma Sara, civilista nel settore Risorse umane:

«Avevo già fatto un tirocinio con il Cuamm e mi era piaciuto molto, così ho deciso di continuare con il servizio civile. Pensavo di tornare a casa subito dopo gli studi, ma quest’anno a Padova ha scombussolato i miei piani: mi sono innamorata della città e di questo modo di lavorare. È un contesto stimolante, in cui impari a relazionarti con realtà diverse e ogni giorno ti mette alla prova. Fare il servizio civile qui, in Italia, non è di valore rispetto a chi parte: anche perché è da qui che tutto comincia».

Accanto a chi proviene da percorsi umanistici e sociali, anche competenze più tecniche trovano spazio e applicazione. È il caso di Riccardo, approdato al servizio civile dopo una laurea come Consulente del lavoro:

«Ho capito che le competenze che ho acquisito all’università possono adattarsi anche al mondo delle Ong e della cooperazione. Venendo da una formazione di stampo giuridico, all’inizio avevo molte perplessità, temevo fosse un buco nell’acqua. Invece ho trovato un ambiente che ti valorizza e un gruppo di colleghi con cui si crea un rapporto anche oltre il lavoro. Sono felice di questa scelta e vorrei continuare a formarmi in questa direzione».

C’è tempo fino al 16 aprile alle ore 14:00 per candidarsi al servizio civile universale il Cuamm. Se hai tra i 18 e 28 anni, potrebbe essere l’occasione che fa per te: maggiori informazioni sono disponibili a questo link.