In Tigray per aiutare a ricostruire

Dopo due anni di un insicurezza e instabilità, il Tigray, regione nel nord dell’Etiopia, anche grazie alla mediazione dell’Italia che tanto ha fatto e continua a fare per il processo di pace, sta ritrovando una fragile stabilità. Ora il desiderio più grande è quello di ripartire, di ricostruire e curare le ferite di uno scontro che ha colpito soprattutto le fasce più deboli e fragili della popolazione, le donne e i bambini.

Don Dante Carraro direttore del Cuamm, in visita in questi giorni a Shire, rinnova e rilancia l’impegno e la decisione di Medici con l’Africa Cuamm di intervenire, in modo significativo, «per rispondere ai bisogni sanitari della popolazione, secondo due priorità principali: la ricostruzione delle strutture distrutte e depredate e l’investimento nel capitale umano, nella formazione del personale sanitario», ha affermato don Carraro, da Shire. Nel corso della missione, anche l’incontro con l’ambasciatore d’Italia in Etiopia, Agostino Palese, in ricognizione della situazione nella zona, in vista dell’avvio di progetti di cooperazione allo sviluppo a sostegno delle strutture sanitarie locali.

«Shire è una città di 300.000 abitanti al nord dell’Etiopia, in Tigray, regione che negli ultimi 2 anni è stata destabilizzata da un’insicurezza che ha determinato devastazione e distruzione – ha detto don Dante Carraro al termine della sua visita –. Nell’ultimo anno, 1 bambino su 10 è stato vaccinato e il numero di mamme morte per il parto è raddoppiato. Attualmente funziona solo il 3% del sistema sanitario. Conseguenza diretta di tutto questo odio e queste morti, è la fuga. Nella regione si calcola che ci siano milioni di sfollati interni che si spostano da un luogo all’altro per cercare un po’ di sicurezza e di pace. 500.000 sono gli sfollati solo nella città di Shire! Ma nonostante tutto, nonostante si vedano strutture distrutte o depredate, nonostante negli occhi delle persone si legga una profonda amarezza e tristezza per gli orrori vissuti, sono contento di essere qui, perché dentro la distruzione colgo anche tanta forza e voglia di ricostruire. La gente ce lo chiede, le autorità sono determinate a ripartire, a dare opportunità ai giovani. Ecco il nostro compito: dare opportunità di crescita di studio, di formazione e di lavoro a questi giovani perché la fuga non sia l’unica alternativa, scappare non sia l’unico rifugio, l’unica scelta».

 Sono 13 milioni le persone che necessitano di aiuti umanitari e di cibo, in Tigray e nelle regioni limitrofe di Amhara e Afar; solo il 3% delle strutture sanitarie del Tigray funziona, il resto è stato in parte o totalmente distrutto; oltre 1 milione di sfollati interni ha bisogno di aiuto. A Shire si contano circa 500.000 sfollati. Dei 4 ospedali esistenti nella zona, 2 sono stati distrutti e gli altri 2 funzionano solo in parte. Ad aggravare la situazione è la mancanza di cibo. Il World Food Programme stima che l’89% delle famiglie del Tigray si trovi in condizione di insicurezza alimentare. Con la conseguenza di un preoccupante aumento della malnutrizione severa nei bambini con meno di 5 anni e nelle donne in gravidanza. Poco dopo l’inizio degli scontri, il Cuamm ha continuato a stare vicino alla popolazione, per quanto possibile e con azioni mirate. Oggi, con la visita del direttore, rilancia un impegno che vuole essere di lunga durata e sarà possibile grazie all’aiuto di tanti che vorranno sostenere la ricostruzione in Tigray.

 

 Medici con l’Africa Cuamm in Tigray

È il 1995 quando il Cuamm avvia il suo intervento in Tigray con progetti puntuali e mirati alla riabilitazione e il recupero dei disabili della guerra tra Etiopia ed Eritrea, prima presso il Centro di riabilitazione di Adigrat, poi presso Mekelè. Nel 2021, poco dopo l’avvio del conflitto, Medici con l’Africa Cuamm ha ripreso l’intervento nella regione, dapprima grazie a fondi stanziati dalla Cei, attraverso Caritas Italia e in collaborazione con la Chiesa Cattolica Etiope ha supportato tre centri sanitari tra Adigrat e Makellè e l’ospedale governativo Ayder di Makellè; in seguito, con un progetto finanziato dall’Unione Europea, ha potuto aiutare tre strutture sanitarie (il St. Louise Eye Clinic a Mekelle, il St. Mary Health Centre a Edaga Hamus, e il Kidane Mihret Hospital ad Adwa) a garantire cure e servizi di base alla popolazione, compreso il supporto psicologico, attraverso: assistenza tecnica al personale locale, distribuzione di farmaci e materiale sanitario; formazione del personale sanitario; rafforzamento del sistema di riferimento delle emergenze. Da marzo 2023, il sostegno si è esteso all’ospedale di Adigrat, all’ospedale Generale St Mary e all’Ayder Teaching Hospital, soprattutto attraverso il coinvolgimento dello staff locale nelle attività formative. Alcuni dati possono dare l’idea di quanto realizzato in 18 mesi di intervento: 951 professionisti sanitari formati; 411 i casi trasferiti a centri sanitari di livello maggiore; 37.376 visite ambulatoriali effettuate. Oggi il Cuamm, grazie al sostegno di Caritas Svizzera, sta continuando a garantire il suo intervento.

Nuovo percorso di accesso al pronto soccorso dell’ospedale dei bambini di Parma

Padova/Parma, 24 marzo 2022 – Migliorano ulteriormente i percorsi di accesso e cura all’Ospedale dei Bambini “Pietro Barilla” di Parma, grazie a una nuova area di attesa con specifici spazi per il pronto soccorso pediatrico. Gli ambienti, inaugurati oggi sono stati realizzati grazie a Medici con l’Africa Cuamm e al progetto IRC19, “Italian Response to Covid19: Improving governance and community preparedness for a resilient society (IRC19)”, sostenuto da USAID, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale.

 Due anni di pandemia, infatti, hanno messo il sistema sanitario di fronte a un’emergenza improvvisa e imprevista. Ma proprio prendendo spunto dagli insegnamenti dettati dall’esperienza pandemica è stato possibile mettere in atto nuovi modelli organizzativi nella gestione dei malati e sostanziali miglioramenti nelle strutture ospedaliere. E’ questo il caso del pronto soccorso pediatrico di Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, struttura al servizio di circa 20.000 bambini di tutta la provincia, che grazie al progetto del Cuamm e a ulteriori finanziamenti statali ha potuto migliorare e adeguare i propri ambienti alle necessità dettate dalla pandemia.  Oggi i nostri pensieri e i nostri occhi sono rivolti sempre e continuamente a Est e al conflitto in Ucraina, ma il Covid-19 non è scomparso. E se grazie ai vaccini, la pericolosità è diminuita, medici e infermieri continuano a curare e ad assistere pazienti colpiti dalla pandemia.

I lavori oggetto dell’intervento hanno permesso di creare aree di attesa separate per pazienti con o senza febbre, individuando anche un ulteriore spazio protetto per i pazienti più piccoli. Infine, nella zona antistante l’ambulatorio dedicato ai pazienti con sospetta patologia infettiva è stata ricavata un’area di attesa per i pazienti con sospetto Covid a cui si accede direttamente dalla camera calda del pronto soccorso.

«La pandemia Covid ci ha imposto modifiche strutturali ed organizzative – dichiara il dr Massimo Fabi, Direttore generale Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma –  ma soprattutto ha cambiato il nostro modello di cura che esige una presa in carico del paziente sempre più integrato tra specialità e professionisti. Il sostegno di Medici con l’Africa Cuamm e USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale) alla Pediatria d’urgenza del nostro ospedale ha permesso di rafforzare e completare anche nei percorsi logistici e funzionali un’organizzazione assistenziale polispecialistica di una realtà che accoglie 20mila di bambini e adolescenti all’anno nei locali dell’emergenza urgenza dell’Ospedale dei bambini “Pietro Barilla”».

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«Il Covid ci ha insegnato che nessun paese può combattere da solo contro una pandemia – dichiara Robert Needham, Console Generale degli Stati Uniti a Milano-. Il nostro lavoro continua ancora oggi. Ma è importante ricordare che sforzi globali hanno bisogno di partner locali. Nessuna somma di denaro può fermare il Covid se non è accompagnata dall’azione di partner coraggiosi, dediti, e generosi come Medici con l’Africa Cuamm e l’Ospedale dei bambini “Pietro Barilla”. Siamo orgogliosi del fatto che il governo degli Stati Uniti, attraverso USAID, abbia potuto dare fondi a Cuamm per la sua iniziativa IRC19. Durante tutta la pandemia, Cuamm ha dimostrato le competenze e la resilienza che questo tempo senza precedenti ha richiesto. Siamo grati per questa partnership».

«Ringrazio di cuore per questa importante donazione – aggiunge il prof. Gian Luigi de’ Angelis Direttore del Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma – in quanto ha contribuito a ridisegnare i percorsi della nostra Accettazione pediatrica, con la separazione dei percorsi Covid/non Covid che si e rivelata di estrema importanza nel periodo più grave della pandemia. E oggi sentiamo dentro di noi ancora più importante il valore della solidarietà, in un momento dove nel mondo si stanno compiendo atrocità anche nei confronti dei bambini che sono e dovrebbero essere per tutti l’interesse primario della umanità».

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«Questo all’Ospedale dei bambini di Parma è un intervento realizzato da Medici con l’Africa Cuamm per supportare le strutture sanitarie durante il difficile periodo della pandemia – spiega Andrea AtzoriChief of Party progetto IRC19 e delegato per le relazioni internazionali di Medici con l’Africa Cuamm –. Si inserisce in uno sforzo più ampio e articolato che ha visto Medici con l’Africa Cuamm impegnato in Italia, negli ultimi 2 anni, su vari fronti e grazie al sostegno di USAID: abbiamo potuto sostenere 19 strutture in 6 diverse regioni italiane; abbiamo portato aiuto a gruppi vulnerabili, in Piemonte, Liguria, Campania e Puglia; abbiamo gestito un Centro vaccinale in provincia di Padova, senza  dimenticare il sostegno concreto e diretto agli operatori sanitari con la fornitura di materiale di protezione oltre che con proposte di formazione. Il tutto continuando il nostro lavoro per la salute delle popolazioni africane, in 8 paesi dell’Africa a sud del Sahara, dalla lotta al Covid19 all’assistenza delle fasce più vulnerabili, le mamme e i bambini».

USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale), che finanzia IRC19, è la più importante organizzazione per lo sviluppo del governo americano, attiva in più di cento paesi.

Questo comunicato stampa è stato reso possibile grazie al generoso supporto dei cittadini americani attraverso l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID). I contenuti sono responsabilità di Medici con l’Africa Cuamm, ricevente del Fixed Amount Award (FAA) No. 7200AA20FA00013 e non riflettono necessariamente il punto di vista di USAID o del governo degli Stati Uniti.

Presentato bilancio sociale 2022

Padova, 27 giugno 2023 – Presentato oggi a Padova, il bilancio sociale di Medici con l’Africa Cuamm. Un anno intenso di impegno, aiuto, cure e professionalità donati all’Africa.

Tre le sottolineature principali: il tema dei migranti e degli sfollati interni all’Africa; la formazione delle risorse umane locali come una risposta e alternativa alla fuga; la nuova grande mobilitazione che da qui fino al 4 novembre, giorno dell’Annual meeting 2023 che si terrà a Milano, vuole coinvolgere e sensibilizzare più persone possibili in Italia con un nuovo importante obiettivo, quello di passare da 3.000 a 10.000 operatori sanitari formati in Africa.

«Il fenomeno dell’immigrazione è un fenomeno globale che riguarda tutti i paesi, con scenari che cambiano continuamente, ma di certo i paesi più interessati sono quelli africani, non solo come terre da cui la gente parte ma soprattutto come terre in cui la gente arriva. L’80% delle migrazioni avviene, infatti, all’interno dell’Africa – ha detto Chiara Scanagatta, Program Manager Cuamm per Sud Sudan e Centrafrica –. Tra i paesi in cui opera il Cuamm, sono 4 quelli in cui questo fenomeno è più significativo: Etiopia, Mozambico, Sud Sudan e Uganda. Mentre l’Uganda è un paese che accoglie, il Sud Sudan si trova in una situazione fragilissima. Ha 12 milioni di abitanti e 4 milioni di sfollati. Se non sei sfollato oggi, potresti esserlo domani a causa di carestie, fame, guerra. E adesso si assiste anche all’arrivo di profughi dal vicino Sudan, dove la guerra continua da due mesi, senza che nessuno ne parli più».

Molti i fronti di impegno e lavoro del Cuamm: dalla cura di mamme e bambini, con l’assistenza al parto e la cura del neonato, all’assistenza a bambini malnutriti, a malati di Hiv/Aids, di Tb e Malaria; dalle vaccinazioni alle malattie croniche: un lavoro quotidiano a tutti i livelli del sistema sanitario. Tassello indispensabile: la formazione.

«Investire in formazione in Africa è fondamentale per tre motivi: per la scarsità di risorse umane qualificate; per rafforzare i sistemi sanitari locali e infine per dare una prospettiva di futuro ai giovani – ha spiegato Giovanni Putoto, Responsabile Programmazione e Ricerca operativa Cuamm –. Nell’ambito della formazione il Cuamm lavora a due livelli: la formazione on the job, continua, sul campo, ovvero la formazione che si fa sui problemi concreti, tecnici, clinici, ma si fa anche sui problemi organizzativi, per esempio, come si gestisce un reparto o un’attività sanitaria nel territorio. Lo scorso anno il Cuamm ha formato 3.000 persone. Poi c’è la formazione istituzionale nelle scuole per infermieri, ostetriche e nelle università. Oggi siamo impegnati in 3 scuole (Wolisso, in Etiopia, Rumbek in Sud Sudan e Matany in Uganda) e nella Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Mozambico a Beira. Inoltre, in collaborazione con l’Università di Padova, con il sostegno del Ministero dell’Università e della Ricerca italiano abbiamo dato il via a un Master di secondo livello per Emergenze pediatriche a Maputo, coinvolgendo due università locali (Eduardo Mondlane di Maputo e Università Cattolica di Beira). Non dimentichiamo, infine, gli specializzandi italiani che da 20 anni possono andare in Africa a fare un tirocinio».

Con l’occasione, Medici con l’Africa Cuamm ha presentato anche a Padova, dopo il via ufficiale lanciato a Milano, un nuovo e grande impegno: una mobilitazione per mettere al centro l’Africa e i suoi bisogni, in particolare la formazione dei giovani africani.

A concludere la conferenza, infine, don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm che ha affermato: «La parola che mi sento di dire è grazie. Ve lo dico, perché l’Africa, con la crisi internazionale che c’è stata, nell’ultimo anno e mezzo, è completamente scomparsa, non ne parla più nessuno. Ecco perché abbiamo lanciato questo appello “Quello che non si vede”. Quello che non si vede sono quei 5 milioni di persone che in Etiopia scappano, su 120 milioni di abitanti; 4 milioni su 12 in Sud Sudan; 6/700 mila in Mozambico, tutto questo non lo racconta nessuno. Quindi, grazie a chi dà voce a quest’Africa che c’è, che soffre, che fa fatica. Noi cerchiamo, con umiltà e tenacia, di far la nostra parte, di dare alternative soprattutto ai giovani africani. Se l’anno scorso abbiamo formato 3.000 persone, l’obiettivo che ci siamo posti, per il 2023, è triplicare i giovani formati. Ci servono 500€ per formare un infermiere e 3.000€ per formare un medico. Questo è l’appello che stiamo lanciando».

Continua quindi il viaggio che vedrà coinvolti, da qui fino al 4 novembre, in oltre 200 appuntamenti e momenti di sensibilizzazione, tantissimi amici, sostenitori e compagni di viaggio in tutta l’Italia, in un unico movimento che vuole diventare un impegno concreto proprio per i giovani africani, per dare loro le opportunità di formazione che tanto chiedono, investendo e costruendo per loro strade di futuro, alternative a quelle della fuga.

 

Un dono dall’Italia all’Ucraina

Si è tenuta oggi la consegna ufficiale alle autorità locali e all’associazione VRB di Chernivtsi, in Ucraina, del carico di 6 tonnellate di beni primari e sanitari, inviati dall’Italia e messi a disposizione della popolazione, attraverso il lavoro di Medici con l’Africa Cuamm. Un dono indispensabile per aiutare le migliaia di sfollati interni che sono arrivati in quest’area del paese, meno colpita dal conflitto, ma che necessitano di tutto, dal cibo al sapone per l’igiene personale, dall’assistenza sanitaria in ospedale a una casa in cui abitare.

Partito da Brindisi ai primi di giugno, il carico è stato stoccato a Siret, nel distretto di Suceava, in Romania per arrivare, oggi a Chernivtsi, in Ucraina. Comprende kit medici (chirurgici, post traumatici e per il trattamento di malattie non trasmissibili) e beni umanitari (tra cui tende, coperte, stufe per tende, kit igienico–sanitari e taniche per la raccolta dell’acqua) ed è stato messo a disposizione dalla Cooperazione Italiana.

A beneficiarne saranno principalmente gli sfollati interni che risiedono a Chernivtsi e gli ospedali di 13, delle 24, oblast (regioni) del paese. Il materiale verrà utilizzato, quindi, nel quadro della risposta umanitaria che Medici con l’Africa Cuamm sta implementando a Chernivtsi in Ucraina (insieme alla risposta che sta dando in Moldavia) assieme al partner locale VRB e che sono stati finanziati da diverse realtà tra cui l'”Ukraine Humanitarian Fund” (UHF), fondo multi-donatori gestito dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) a cui ha contribuito la stessa Cooperazione Italiana lo scorso marzo con 6 milioni di euro.

Dopo i saluti e i ringraziamenti a quanto l’Italia sta facendo sia accogliendo profughi dall’Ucraina, sia inviando aiuti al paese, Mykola Guitor, primo vicepresidente del Consiglio regionale di Chernivtsi ha dato il via all’evento: «Solo se rimarremo tutti uniti potremo difendere il nostro diritto di far parte della famiglia europea. L’Italia ci sta aiutando non solo con le parole, ma con i fatti, prendendosi cura di donne, bambini e anziani. Oggi siamo qui proprio per ricevere questo dono concreto e per ringraziarvi. In questo momento la nostra regione è un corridoio in cui arrivano molti sfollati e il bisogno è tanto. Questa guerra non è solo dell’Ucraina, ma riguarda tutti gli europei e il mondo intero, ma noi ucraini vogliamo solo la pace, vogliamo solo stare con l’Europa».

«Siamo particolarmente soddisfatti di quest’operazione, che si inserisce all’interno di una solida collaborazione con la società civile e nel quadro della più ampia risposta umanitaria italiana alla crisi in corso. Soltanto creando sinergie possiamo fare la differenza per prestare efficacemente assistenza alle persone più vulnerabili», ha affermato il ministro Lucio Demichele, capo per l’Aiuto umanitario e l’emergenza al Ministero degli Affari Esteri Italiano, collegato alla conferenza.

 

Mentre l’ambasciatore della Repubblica italiana in Ucraina, Pier Francesco Zazo, ha sottolineato: «Il problema umanitario in Ucraina è esplosivo, gli sfollati interni sono circa 7 milioni. L’Italia sta facendo molto per dare aiuto e assistenza alla popolazione. Purtroppo le stime dicono che se la guerra continuerà, alla fine dell’anno, ci sarà una riduzione del Pil del 50% e si perderanno la metà dei posti di lavoro. L’Italia, attraverso l’impegno della Protezione civile, della Croce rossa e di molte ong, tra cui il Cuamm, una delle più importanti ong italiane che ringrazio e stimo, sta portando avanti tante operazioni e attività umanitarie. Il Governo Italiano è tra i primi sostenitori dell’ingresso dell’Ucraina in Europa, come ha sottolineato il primo ministro Draghi, in visita nei giorni scorsi, e speriamo che questo processo possa avvenire presto».

«La nostra storia, come Cuamm, ci ha sempre portato a lavorare in Africa, per i più fragili e deboli, vicini a chi soffre di più, come le donne e i bambini. Così non potevamo voltare le spalle a un popolo vicino, quello ucraino, che sta soffrendo così duramente oggi. Il nostro grazie va a VRB, l’associazione locale con cui stiamo collaborando per portare aiuto in Ucraina, va alle autorità locali e va soprattutto al sistema Italia e alla Cooperazione italiana che ci ha donato questo carico importante di materiale di beni primari e sanitari indispensabili per la salute della popolazione, che potremo distribuire in ben 13 delle 24 oblast del paese», ha ribadito Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm.

In chiusura, Katerina Ponomareva, direttore generale di VRB, ha dato voce a tutti i volontari dell’associazione che si sta impegnando tanto per portare aiuto a chi scappa dalle zone più colpite del paese: «Grazie a questo importante carico che ci dona l’Italia, attraverso il Cuamm, possiamo arrivare più lontano, nelle regioni più a est, e portare farmaci e beni ai bambini, ai malati, alle donne. E questo per noi è molto importante».

L’operazione, la prima di due spedizioni fatte a pochi giorni di distanza, è stata realizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in coordinamento con la società civile italiana, in prima linea nella risposta alla crisi umanitaria in Ucraina.

Il sostegno va a dare un’ulteriore spinta all’impegno che il Cuamm ha avviato in Ucraina, allo scoppio della guerra perché, pur non togliendo energie e sforzi al lavoro in Africa dove ogni giorno il bisogno aumenta anche proprio a causa di questa guerra, non poteva girare le spalle di fronte a un bisogno così vicino e urgente.

 

Un impegno concreto dei volontari del Cuamm

Firmato oggi a Padova un accordo, di tre anni, tra Medici con l’Africa Cuamm e la Questura per il coinvolgimento dei volontari a supporto dello Sportello Immigrazione di piazza Zanellato. I volontari del Cuamm daranno un aiuto nella fase di accoglienza e di gestione degli stranieri migranti che si rivolgono allo Sportello. Un servizio che, ogni giorno, riceve circa 500 persone, tra la mattina e il pomeriggio, che si rivolgono agli 11 sportelli operativi. In concreto, gestiranno la fase di accoglienza, misureranno la temperatura, controlleranno il green pass e la documentazione delle persone in modo da indirizzarle correttamente al servizio preposto e saranno a disposizione per facilitare le richieste. Il Cuamm metterà, inoltre, a disposizione degli interpreti di arabo e di ucraino, in vista dell’arrivo di profughi da questo paese martoriato dalla guerra.

«Sono molto contento e soddisfatto per la firma di questo Protocollo che è una piccola cosa, ma di grande significato in questo momento di difficoltà per la guerra – ha detto Antonio Sbordone, questore di Padova –. Nei confronti dei profughi abbiamo dei doveri di accoglienza e, allo stesso tempo, dobbiamo fare le cose in sicurezza. Queste procedure di controllo, sicurezza e gestione all’ufficio immigrazione stanno determinando un po’ di criticità in questo periodo perché abbiamo numerosi immigrati da gestire e la pressione è aumentata per l’arrivo dei profughi Ucraini. Ho chiesto l’aiuto e la solidarietà, e li ho trovati nel Cuamm che metterà a disposizione del personale in modo da evitare un approccio sbagliato nei confronti degli utenti, da agevolare la ricezione delle pratiche, snellire le procedure e dare un’assistenza umana. Credo sia fondamentale che le forze di polizia si aprano sempre più al volontariato e all’associazionismo perché solo attraverso la sinergia con queste realtà si può costruire una città più accogliente».

E don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm ha aggiunto:

«Ringrazio il questore e tutti coloro che si occupano dell’accoglienza allo Sportello Immigrazione per questa opportunità di collaborare e, insieme, portare aiuto nella nostra città. In questo momento storico drammatico si devono unire le forze, perché il nostro paese va costruito creando legami, connessioni e sinergie. Ognuno ha il dovere di fare la propria parte in modo da produrre buoni risultati, sia qui a Padova, sia vicino a noi, in Ucraina, sia in Africa, dove operiamo, perché il mondo va pensato nel suo insieme e bisogna saper andare oltre il lamento, guardando anche alle piccole cose positive che vengono fatte. Il bene si costruisce passo dopo passo. Così in questo momento, un team di nostri operatori è ai confini con l’Ucraina per valutare, in accordo con l’Oms, la situazione e i bisogni sanitari e capire il da farsi. Credo che la guerra stia evidenziando, ancora di più, quanto importante sia costruire un mondo attorno ai valori della solidarietà, dell’accoglienza, della fratellanza, se vogliamo avere un futuro sereno per tutti. Questo allo Sportello Immigrazione è un servizio piccolo, ma utile perché le persone si sentano accolte, vengano trattate con dignità e tutte le attenzioni, anche dal punto di vista sanitario».

L’impegno allo Sportello Immigrazione vedrà coinvolti i circa 160 volontari che hanno prestato servizio al Centro Vaccinale di Rubano che, esaurita la sua funzione, domani chiuderà ufficialmente, dopo 8 mesi di attività e circa 50.000 dosi effettuate. Il Centro Vaccinale di Rubano, gestito da Medici con l’Africa Cuamm, in collaborazione con l’Azienda Ulss 6 Euganea, la Regione del Veneto, il Comune di Rubano, la Diocesi di Padova, e grazie al sostegno di USAID (Agenzia americana per lo sviluppo internazionale), è stato un punto di riferimento per il territorio e ha offerto un servizio essenziale nella fase delicata della vaccinazione. Ora che la copertura della popolazione ha raggiunto numeri elevati, l’impegno in città si sposta su nuovi fronti e servizi.

Essere logista nell’ultimo miglio

Il logista è una figura poco nota nell’ambito della cooperazione internazionale: sta dietro le quinte, eppure mette tutti gli altri – medici, infermieri, ostetriche, driver – in condizione di operare, nel modo migliore possibile in un dato contesto. “È logico” affermiamo quando un intervento è coerente e ben organizzato. Questo è il compito del logista: rendere gli interventi ben organizzati e funzionanti. Con infinite differenze, dipendenti dai diversi contesti.

“Essere un logista di un ospedale e, nel mio caso, dell’ospedale pediatrico di Bangui, significa non solo seguire tutta la catena dell’approvvigionamento di farmaci e di materiale medico che va dall’acquisto alla consegna, assicurandosi che arrivi nei tempi e nelle quantità prestabilite, ma anche farsi carico di tutto il materiale necessario, dalla manutenzione dell’ospedale fino alla cancelleria, oltre al fatto di essere sempre operativo per eventuali malfunzionamenti o riparazioni. Essere un logista significa occuparsi di tutto ciò che è di supporto al progetto”, spiega Andrea Martino, da poco rientrato da Bangui dopo 14 mesi di servizio.

Un paese difficile e instabile da tutti i punti di vista la Repubblica Centrafricana: una realtà con cui si deve fare i conti soprattutto se il tuo compito è assicurare un costante approvvigionamento di materiale medico in un tempo di pandemia e nel pieno di un difficile periodo elettorale.

“Quando a marzo 2020 la pandemia è scoppiata in tutto il mondo abbiamo sentito un forte impatto anche in RCA, non tanto in termini di casi – nel paese ne sono stati ufficialmente registrati pochissimi – ma a causa dei blocchi e dei rallentamenti nell’arrivo del materiale. È stata data la priorità a tutto il materiale di protezione da Covid-19 ma qui in ospedale continuavamo ad avere bisogno anche dei soliti medicinali e di materiali che non arrivavano più – racconta Andrea –. Nel periodo delle elezioni il blocco è stato anche peggiore perché è stato totale. A causa delle guerriglie esplose in tutto il paese sono stati chiusi i confini e tutti gli autisti che arrivavano dal Cameroon con i materiali più disparati sono rimasti bloccati alla frontiera per la paura di attraversare il paese. Più di 1000 container bloccati; anche i generi alimentari hanno iniziato a diminuire ed aumentare di prezzo”.

Una sfida quotidiana quella del logista, che vive l’ospedale ma anche i suoi retroscena e il dietro le quinte per mettere in moto questa enorme e complessa macchina di cura.

“Se devo pensare ad un’immagine di me in Centrafrica penso a quando entravo in farmacia salutando tutto lo staff con un “Bonjours farmacie”. Credo sia proprio un’immagine rappresentativa dello stretto legame tra la farmacia e la logistica, cosa che non succede sempre ma che è stato sicuramente un punto di forza di questa missione – ricorda Andrea, in procinto di ripartire per il Centrafrica, questa volta per una missione breve –. Questa esperienza, la terza di logistica e la seconda in Africa, ha avuto senz’altro un bilancio positivo e ha dato conferma alla mia intenzione di proseguire a lavorare nella cooperazione ed in particolare nell’ambito della logistica.”

Una figura dalle mille sfaccettature quella del logista: per così dire “tecnico delle luci, del suono e curatore dell’allestimento” della grande sfida quotidiana della salute di mamme e bambini.

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