Parti sicuri e frugali

Per la prima volta da quando è uscito dal garage del suo inventore, il meccanico argentino Jorge Odon, il dispositivo OdonAssistTM è stato utilizzato in sala parto anche da personale sanitario e non solo da medici specialisti. È successo a Wolisso, in Etiopia, all’ospedale San Luca dove ostetriche e tecnici di chirurgia hanno assistito personalmente le donne nel momento del parto.

«La riuscita di questi otto parti dimostra che siamo sulla buona strada – afferma Michele Orsi, ginecologo presso il Policlinico di Milano e responsabile del progetto con Cuamm. –  La semplicità di utilizzo, l’eccellente profilo di sicurezza e i costi che si prospettano accessibili, rendono il dispositivo potenzialmente rivoluzionario nell’accesso al parto operativo in contesti fragili».

Un primo risultato che dimostra le potenzialità di OdonAssistTM, uno strumento tanto semplice quanto efficace e innovativo. Grazie a questa “manica gonfiabile” si minimizzano infatti i rischi legati ad un parto operativo, necessario in caso di travaglio prolungato o stress fetale e tradizionalmente effettuato con strumenti come forcipe e ventosa.

«Quelli che avevamo finora a disposizione sono strumenti che richiedono una maggiore preparazione e dimestichezza nell’uso – afferma Michele Orsi. – e che se utilizzati in modo non corretto possono causare complicazioni difficili da gestire in assenza di specialisti e di strumentazioni adeguate».

Poco personale, non altamente qualificato e pochi strumenti. Accade spesso nelle strutture sanitarie dell’Africa sub-Sahariana dove i medici specialisti sono rari. La necessità è quindi riuscire a minimizzare i rischi e garantire un parto sicuro e sono proprio sicurezza, efficacia e accettabilità a rendere OdonAssistTM uno strumento promettente. Per questi motivi, nello studio pilota di Wolisso, oltre al ginecologo è stato coinvolto direttamente anche il personale sanitario impegnato in sala parto. La valutazione dell’accettabilità da parte di operatori sanitari e partorienti in questo contesto sarà un parametro fondamentale per capire le prospettive future di questa innovazione.

Le donne che, al San Luca di Wolisso hanno partorito grazie ad OdonAssistTM, rispondono a specifici criteri di inclusione ed esclusione dello studio di fattibilità che quest’anno è stato avviato grazie ad un’iniziativa finanziata da Fid  (Fond d’Innovation pur le Development) e realizzata da Cuamm in collaborazione con l’Università di Besançon e l’Ospedale San Luca di Wolisso. Uno studio che ha reso l’Etiopia il primo paese a basse risorse del continente africano ad essere coinvolto in questo tipo di ricerca e che oggi lo rende il primo ed unico paese al mondo in cui il personale sanitario ha utilizzato operativamente OdonAssistTM in una sala parto per una reale indicazione clinica.

IL DISPOSITIVO

OdonAssistTM è sicuro e avrà un costo accessibile. Lo strumento, frutto della fortunata intuizione di Jorge Odon – meccanico argentino, è un dispositivo gonfiabile pensato per il parto vaginale assistito e prodotto da Maternal and Newborn Health Innovation, azienda registrata come Public Benefit Corporation. Rispetto ad altri strumenti attualmente disponibili, il dispositivo è progettato per essere più sicuro, più facile da usare e più accettabile per le donne e per il personale sanitario. OdonAssistTM è costituito da una sottile manica di polietilene e da un introduttore retrattile di materiale plastico al termine del quale è situata una piccola coppetta che viene appoggiata sulla testa del feto. Una volta inserita attorno alla testa fetale, l’operatore provvede a pompare, nella camera d’aria posta all’estremità della manica, una piccola quantità di aria garantendo una presa sicura e delicata intorno alla testa del bambino e una trazione più facile attraverso il canale del parto. Con questo design innovativo, il dispositivo combina 3 importanti principi meccanici che favoriscono la progressione della testa fetale, ovvero la propulsione, la flessione e la trazione. OdonAssistTM si presenta quindi come un candidato a sostituire il forcipe e la ventosa, al fine di evitare il taglio cesareo durante il secondo stadio del travaglio, ovvero la fase di spinta attiva materna.

Passi avanti per migliorare la salute di neonati e bambini

Migliorare la qualità e l’utilizzo dei servizi sanitari materno-neonatali e infantili: è stato questo l’obiettivo principale del progetto triennale “PROTECT” in Mozambico, finanziato dalla Cooperazione italiana, che sta volgendo al termine. Un doppio evento a Maputo e Beira per raccontare i risultati e le buone pratiche di un intervento che presso la Provincia di Maputo ha interessato 3 centri di salute (Centro di Zimpeto, Centro da Criança di Maputo e il Centro di Machava) e l’Ospedale Generale di Mavalane mentre, presso  la Provincia di Sofala, 6 centri di salute (Munhava, Ponta Gêa, Chingussura, Nhaconjo, Macurungo e il Centro Polivalente) e l’Ospedale Centrale di Beira (HCB), nello specifico i servizi di pronto soccorso pediatrico (SUP), la neonatologia e la sala parto.

Il progetto è stato implementato da Medici con l’Africa Cuamm insieme a Comunità Sant’Egidio e Auci, in collaborazione con l’Università di Padova, i Servizi Distrettuali di Salute Donna Azione Sociale di Beira, la Direzione dell’Ospedale Centrale di Beira, la direzione dell’Ospedale Generale di Mavalane e la Direzione Provinciale della Salute di Maputo.

Nonostante i tassi di mortalità infantile e neonatale in Mozambico continuino ad essere elevati e non in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030, negli ultimi dieci anni sono stati registrati progressi.  Anche grazie a PROTECT, presso l’Ospedale centrale di Beira, ospedale di riferimento per tutta la Provincia di Sofala, la mortalità pediatrica e neonatale sono diminuite, la qualità dell’assistenza fornita ai neonati con patologie è migliorata, con una riduzione del tasso di mortalità neonatale precoce. La qualità del servizio di urgenza pediatrica poi è migliorato con l’introduzione del sistema di triage e l’accesso ad entrambi i servizi è aumentato anche grazie al sistema di ambulanze gestito dal Cuamm.

Nell’Ospedale Centrale di Beira la mortalità pediatrica ad oggi è al 2,4% (ben al di sotto del target di progetto del 10%); la mortalità neonatale è al 5,7% e quella nei primi sette giorni di vita è del 4,7%. Nei centri di salute la mortalità neonatale nelle prime 24 ore è scesa sotto all’1% anche grazie ad un efficace servizio di trasferimento garantito dalle ambulanze gestito dal Cuamm.

“Sogno che diminuisca la mortalità neonatale nella nostra neonatologia in modo tale che le mamme e i caregivers abbiano totale fiducia in noi e che possiamo essere orgogliosi del servizio pubblico che offriamo”, ha dichiarato il Dottor Geronimo, medico nella neonatologia di Beira.

Il servizio di neonatologia dell’HCB rappresenta il principale centro di riferimento a livello provinciale per i neonati patologici. Le principali cause di ricovero sono l’asfissia perinatale, la prematurità, le infezioni e le malformazioni. Sono tra i 150 e 170 i neonati accolti ogni mese, 2.000 all’anno.A partire dal 2023, il progetto ha sostenuto la neonatologia con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure prestate ai neonati patologici ricoverati nell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale, nell’Unità di ricovero congiunto e nell’area per il metodo “Mamma Canguro”.
È stato garantito un continuo supporto clinico e tecnico: 36 sessioni on the job con 353 partecipanti, la presenza stabile di un pediatra; 4 infermiere di salute materno-infantile aggiuntive e 1 infermiera pediatrica a supporto delle attività per 3 missioni e un periodo complessivo di nove mesi. Inoltre, sono stati elaborati 8 protocolli diagnostico-terapeutici per la gestione delle condizioni cliniche più frequenti.

“Con l’equipe di progetto abbiamo potuto scambiarci idee e confrontarci sulle modalità di assistenza del neonato. Anche con le poche risorse che abbiamo, cambiando il nostro comportamento, è possibile raggiungere migliori risultati. Questa è stata la lezione più importante e l’impegno dovrà continuare, perché la neonatologia è la nostra casa“, ha aggiunto il Dottor Geronimo.

A questo proposito, si è creata una sinergia particolare con il progetto “Rafforzamento del sistema degli istituti di formazione del personale sanitario e supporto allo sviluppo della telemedicina” presso l’Istituto di Scienze della Salute di Beira, sempre finanziato dalla Cooperazione italiana.
Un corso professionale di Infermieristica Neonatale per 20 infermiere già in servizio presso l’HCB, l’Ospedale Generale di Beira e l’Ospedale Rurale di Nhamatanda, che dopo un anno di formazione, nel 2026 torneranno al loro lavoro garantendo la continuità dell’assistenza di qualità ai neonati. “Abbiamo appreso molto attraverso le formazioni. Il mio sogno è di poter contare con una equipe di infermiere tutte formate in neonatologia”, ha aggiunto l’infermiera Angela, caposala presso la neonatologia di Beira.

Il Servizio di Pronto Soccorso Pediatrico (SUP) dell’HCB accoglie circa 28.000 bambini all’anno, di età compresa tra un mese e 14 anni. Oltre 12.000 bambini sotto ai cinque anni accedono ai servizi d’urgenza, 2.000 all’anno quelli trasferiti in ambulanza. Nell’ambito dell’intervento, è stato sviluppato un sistema di triage per facilitare la gestione dei pazienti, riducendo i tempi di attesa e migliorando l’assistenza. Il personale sanitario del Pronto Soccorso (medici, infermieri e tecnici sanitari) è stato formato sul corretto utilizzo dello strumento per l’assegnazione del codice colore e sulla gestione delle principali emergenze pediatriche. 3 corsi di formazione teorici con componenti pratiche e 36 corsi di formazione “on-the-job”, che hanno coinvolto un totale di 422 professionisti sanitari dell’HCB, dell’Ospedale Generale di Beira, dei centri sanitari e delle ambulanze.

Per quanto riguarda il trasporto di emergenza-urgenza di neonati patologici e bambini dai centri sanitari all’Ospedale, nel corso dei tre anni sono stati formati 1.909 operatori sanitari sulla stabilizzazione e il trasferimento, rafforzando il sistema di raccolta e revisione dei dati, e garantendo supervisioni per monitorare i miglioramenti.

Fondamentale è stato anche il ruolo delle 20 attiviste comunitarie che, dopo un periodo di formazione, sono state assegnate ai diversi centri sanitari e all’Ospedale centrale di Beira per sensibilizzare le donne sui segnali di pericolo durante la gravidanza, sull’importanza delle visite prenatali e sull’alimentazione adeguata.

Nella Maternità e nel Puerperio, le attiviste hanno poi accompagnato le mamme rafforzando le loro conoscenze sul prendersi cura del neonato, incluso l’igiene e l’allattamento al seno esclusivo, nonché sull’importanza della visita nel primo mese di vita e del rispetto del calendario vaccinale. Infine, le attiviste hanno promosso il metodo Mamma-Canguro per il neonato sotto peso e favorito il coinvolgimento della famiglia, in particolare del papà o marito, nella cura di mamma e bambino. Durante il progetto sono state realizzate circa 6.800 sessioni di sensibilizzazione coinvolgendo più di 240.000 madri e caregivers.

“Sono stata orgogliosa di essere parte dell’equipe di progetto. Ho imparato molte cose sulla cura della mamma e del neonato e l’ho trasmesso a tutte le donne che ho accompagnato. Ero io a dover spiegare alla mamma come prendersi cura del proprio neonato e a convincerla, per esempio, ad aderire al metodo Mamma-Canguro. Il medico non parlava la lingua locale e non riusciva a seguire la donna nelle sue difficoltà con la famiglia e la gestione degli altri figli a casa. Così, dovevo mediare e convincere tutta la famiglia che il neonato, anche prematuro e sottopeso, con quel metodo potesse recuperare”, ha concluso una delle attiviste di progetto.

Si conclude così “PROTECT”, un pilastro nella lotta contro la mortalità materna e neonatale, grazie a un lavoro di squadra. “Vorremmo che l’intervento si espandesse a tutte e 19 le unità sanitarie del distretto e che il pacchetto formativo venisse diffuso a tutte le 13 unità sanitarie con Maternità”, ha affermato la Dra. Sónia Ana Mudengue, Direttrice dei Servizi Distrettuali di Salute, Donna e Azione sociale della città di Beira.

Il supporto tecnico del Cuamm al miglioramento della qualità dei servizi neonatali e pediatrici nella provincia di Sofala continuerà, con diverse modalità e livelli di intervento da pianificare, come sempre, insieme!

 

25 anni di cure e formazione a Wolisso

Compiono 25 anni l’ospedale San Luca di Wolisso, in Etiopia e l’annessa Scuola di formazione in infermieristica e ostetricia. Un’ampia struttura della Chiesa Cattolica Etiope, costruita da Medici con l’Africa Cuamm principalmente grazie ai fondi della Conferenza Episcopale Italiana quale segno di solidarietà del Giubileo del 2000, e grazie a tanti altri piccoli e grandi donatori. Una collaborazione destinata a trasformare in profondità l’accesso alla salute nella South West Shoa Zone, una regione di circa 1.240.000 abitanti.

Un quarto di secolo dedicato alle cure dei più fragili e alla formazione di giovani professionisti sanitari grazie anche al costante supporto di Medici con l’Africa Cuamm che dal 2000 ne ha sempre sostenuto l’operato attraverso l’invio di medici strutturati e di giovani specializzandi oltre che con un costante supporto finanziario. Oggi l’ospedale San Luca conta 163 posti letto, un pronto soccorso, reparti medici e chirurgici e una maternità da oltre 3.000 parti l’anno. Negli ultimi 25 anni, l’ospedale ha registrato: 250.000 ammissioni, 1.600.000 visite ambulatoriali, 70.000 parti, 160.000 visite prenatali, 255.000 vaccinazioni e 67.000 interventi chirurgici maggiori.

Fondamentale è anche il ruolo della scuola di infermieristica e ostetricia dove in media, ogni anno, si qualificano 30 giovani anche grazie alle borse di studio sostenute dal Cuamm. Ad oggi, oltre 906 professionisti si sono diplomati.

A 25 anni di distanza, nell’anno giubilare, Medici con l’Africa Cuamm celebra questo traguardo con una cerimonia commemorativa a cui hanno preso parte, tra gli altri: Mons. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi – Segretario Generale della Cei, Abune Lukas Teshome Fikre – vescovo di Embeder, don Dante Carraro – Direttore Generale di Medici con l’Africa Cuamm oltre ad una delegazione del Ministero della Salute Etiope e le autorità sanitarie della regione Oromia.

«Siamo felici di celebrare oggi i 25 anni dell’Ospedale San Luca, un traguardo reso possibile dalla comunità, dalla Chiesa e dalla generosità di molti sostenitori. Festeggiamo, ma soprattutto rinnoviamo il nostro impegno a servire le persone più fragili, in particolare madri e neonati, per ridurre ancora la mortalità materna e infantile.» ha affermato don Dante Carraro durante la cerimonia.

La costruzione, voluta, a suo tempo, dall’Ufficio per la prevenzione e la gestione delle emergenze dell’Oromia, dall’Ufficio Sanitario dell’Oromia e dalla Chiesa Cattolica Etiope, rappresentava una risposta concreta a un bisogno reale: in una fascia di territorio lunga 350 km tra Addis Abeba e Jimma non esistevano ospedali né scuole di formazione sanitaria. Il progetto era ambizioso: per la prima volta, invitava le autorità locali a considerare un accordo di partenariato pubblico-privato, senza scopo di lucro, con la Chiesa Cattolica Etiope. Inoltre, la “geografia religiosa” dell’Etiopia rendeva l’ospedale un punto di crescita ecumenica, dove imparare ad esercitare dialogo, rispetto, pazienza e confronto per il bene comune.

«Questo ospedale è come la vita – ha detto Mons. Baturi nel suo discorso.- l’abbiamo aiutato a nascere e ora vogliamo continuare a farlo crescere. Ringraziamo tutte le persone impegnate nella sua gestione. La fede ci chiama a condividere la carità con la comunità, costruendo un mondo nuovo, dove i bambini possano nascere in sicurezza e donne e giovani crescere in salute.»

Fin dai primi anni, l’ospedale ha offerto servizi di salute materno-infantile e ha promosso gradualmente la medicina di comunità in tutto il distretto di Wolisso. Nel 2008, per rafforzare le cure primarie e integrare i servizi territoriali con quelli ospedalieri, il Cuamm ha dato il via anche a interventi di salute pubblica a supporto di 20 centri sanitari in quattro distretti: Wolisso Rural, Wolisso Town, Goro e Wonchi. Negli anni successivi, ha esteso il sostegno anche ai distretti di Bacho, Amaya, Sadan Soddo e Tole, inclusi gli ospedali di Tullu Bollo e Amaya.

«Il San Luca continuerà a radicarsi nel sistema sanitario garantendo assistenza alle persone più bisognose in un clima di pace, giustizia e speranza. L’aggiornamento della scuola migliorerà la qualità e le competenze degli studenti, offrendo scambi professionali in Etiopia e all’estero. Puntiamo a qualità, equità e finanziamento della salute per arrivare alla copertura sanitaria universale. Il futuro sarà il “nuovo volto” dell’ospedale: i prossimi 25 anni iniziano oggi!» ha affermato Abune Lukas Teshome Fikre.

Oggi l’impegno del Cuamm si concentra sia in ospedale che nel territorio garantendo interventi di salute materno-neonatale, prevenzione e cura delle malattie infettive, screening per malnutrizione e attività comunitarie come le dimostrazioni culinarie, per promuovere interazioni sociali e una corretta alimentazione basata su prodotti locali. Tra i le iniziative più significative del Cuamm anche lo scambio Italia-Etiopia con studenti e specializzandi. Un’iniziativa che ha coinvolto 342 studenti del Sism dal 2002 ad oggi e 86 specializzandi con il progetto Jpo, dal 2005 al 2025.

Un intervento trasversale nella regione di Gambella

Regione di Gambella, confine con il Sud Sudan. In questa area dell’Etiopia lavoriamo dal 2017 unendo interventi di rafforzamento del sistema sanitario ad una risposta emergenziale. Il nostro obiettivo è migliorare l’accessibilità, l’equità e la qualità dei servizi sanitari per tutte le persone, affinché nessuno venga lasciato indietro.

Lavoriamo su due fronti complementari: all’interno delle comunità ospitanti e nei campi rifugiati.

Supporto alle Comunità Ospitanti

Nelle comunità ospitanti, stiamo implementando un programma di rafforzamento del sistema sanitario per gestire al meglio le disabilità. Un impegno realizzato in collaborazione con il Gambella Regional Health Bureau nell’ambito di un progetto triennale. Molte delle disabilità presenti nella regione possono infatti essere prevenute o gestite grazie a un accesso tempestivo alle cure.

Ad oggi sosteniamo nove strutture sanitarie (2 ospedali e 7 centri di salute), concentrandoci sulla prevenzione primaria, secondaria e terziaria delle disabilità fisiche/motorie, cognitive e sensoriali.

Al centro di questo programma: il potenziamento dei servizi di salute riproduttiva, materna, neonatale e infantile (RMNCH); la promozione della domanda e dell’accesso ai servizi sanitari tra le persone con disabilità; l’espansione dei servizi di oculistica e riabilitazione; la riqualificazione e l’ammodernamento delle infrastrutture ospedaliere; la garanzia di forniture essenziali e medicinali; la formazione del personale sanitario per offrire cure inclusive e di alta qualità; la mobilitazione delle comunità per identificare, indirizzare e sostenere le persone con disabilità.

Supporto ai Rifugiati nei Campi

Nel 2018, con l’acuirsi della crisi del Sud Sudan, abbiamo iniziato una collaborazione con le autorità governative per intervenire all’interno dei campi rifugiati sostenendo servizi sanitari integrati, di qualità e sensibili alle questioni di genere. Attualmente operiamo nel campo rifugiati di Nguenyyiel, gestendo 1 Centro di Salute e 2 Health Post. Nell’ultimo anno abbiamo inoltre supportato la riabilitazione del centro di salute di Tierkidi.

La Crisi dei Rifugiati e l’intervento emergenziale di Cuamm

A seguito del riaccendersi del conflitto nello Stato dell’Alto Nilo, in Sud Sudan, un notevole afflusso di rifugiati è entrato nella regione di Gambella mettendo sotto forte pressione un sistema sanitario già fragile. Migliaia di persone necessitano di assistenza umanitaria. Protezione e salute restano i bisogni più urgenti nella regione.

Nel luglio 2025, Cuamm ha condotto una rapida valutazione tra i nuovi arrivati e le comunità ospitanti colpite. La valutazione ha evidenziato gravi lacune nei servizi, tra cui: mancanza di servizi sanitari primari a Moun, Matar e Luakdong/Tormorok; meccanismi di riferimento deboli; copertura nutrizionale limitata; servizi vaccinali interrotti; pessime condizioni WASH, con conseguente aumento dei focolai di malattie; sovraffollamento degli alloggi, insicurezza alimentare e maggiori rischi di violenza di genere.

Per rispondere a questa emergenza, abbiamo mobilitato fondi interni destinati alle emergenze per avviare un intervento salvavita immediato, mirato a colmare i gap più critici attraverso cliniche mobili – Mobile Health and Nutrition Team (MHNT), con l’obiettivo di fornire servizi essenziali nelle aree più colpite.

L’Etiopia ospita attualmente oltre 1,1 milioni di rifugiati, una delle popolazioni più numerose al mondo. Molte famiglie vivono in ripari di fortuna, con servizi igienico-sanitari inadeguati, nutrizione insufficiente e scarso accesso alle cure—condizioni che aumentano drasticamente il rischio di malattie e mortalità. La crisi dei rifugiati sud-sudanesi sta aggravando ulteriormente la fragilità del sistema nella regione frontaliera di Gambella. Medici con l’Africa Cuamm rimane impegnata a garantire cure adeguate dove ce n’è più bisogno e a costruire soluzioni sostenibili a lungo termine.

Rilanciare l’impegno in Ucraina

A Kiev, in Ucraina, abbiamo preso parte all’evento organizzato dalla Cooperazione Italiana in occasione dell’Italian Cooperation Day con l’obiettivo di unire partner, agenzie e organizzazioni della società civile impegnate in prima linea nel supporto alla popolazione civile. Un momento di incontro e di scambio di risultati e buone pratiche.

Da ormai tre anni, come Cuamm lavoriamo nel paese con il duplice obiettivo di assistere i civili e rafforzare un sistema sanitario fortemente compromesso dal conflitto. Nell’ultimo anno, lo abbiamo fatto attraverso il progetto RISE, finanziato proprio dalla Cooperazione italiana e implementato in collaborazione con Caritas Italiana, Caritas Drohobych (SDD), Volonterskiyruh Bukovyny (VRB), CUAMM Uk e Caritas Moldova. Un intervento incentrato nel fornire assistenza sanitaria d’emergenza alle comunità vulnerabili, inclusi gli sfollati interni, i rifugiati e le comunità ospitanti in Ucraina e Moldavia.

Tra le attività principali: Distribuzione di kit medici d’emergenza, eventi di supporto psicosociale, formazione su salute mentale, supporto vitale, neonatologia e distribuzione di kit alimentari e beni essenziali.

Un impegno che siamo pronti a rinnovare. Grazie ad un nuovo finanziamento della Cooperazione italiana, nei prossimi mesi lavoreremo al fianco di Cesvi e di due partner locali in un intervento che combina salute e protezione. Al centro del nostro lavoro, quattro macro attività localizzate nelle oblast di Kharkiv e Sumi, nei pressi della linea di confine: distribuzione materiali sanitari, interventi di riabilitazione strutturale, consegna kit d’emergenza e attività di capacity building.

RISE Project, i numeri dell’impegno

In Ucraina

8359 visite ambulatoriali

11 consegne di kit d’emergenza verso le aree di Dnipro, Zaporizhzhia, Vasylkiv e Sumy garantendo l’intervento entro 72h dalla notifica della richiesta – come stabilito dal sistema di risposta rapida dell’Oms (Rapid Response Mechanism).

1270 persone raggiunte con eventi di supporto psicosociale

2179 persone coinvolte nel Summer Camp di Vasylkiv

448 persone inserite in percorsi di formazione su temi di salute mentale e Basic Life Support

4288 persone che hanno ricevuto kit alimentari e beni essenziali

1865 persone che hanno ricevuto kit di protezione dal freddo

865 persone che hanno ricevuto kit nutrizionali per bambini e beni essenziali

In Moldavia

1493 visite ambulatoriali

764 persone raggiunte con eventi di supporto psicosociale

100 professionisti sanitari coinvolti in formazione neonatale

4775 persone che hanno ricevuto beni essenziali

 

Grazie Adriano Per il bene che hai seminato

Si è spento sabato 6 dicembre a Trieste, all’età di 78 anni, Adriano Cattaneo, chirurgo ed epidemiologo di grande esperienza che ha lasciato un segno nella storia del Cuamm e di chi lo ha conosciuto. Entrato in Collegio a fine 1969, vi trascorse un anno per completare gli studi di Medicina all’Università di Padova. La prima partenza con il Cuamm avviene nel febbraio 1974, con destinazione Kenya, dove rimane fino al 1978, per poi spostarsi in Mozambico dove lavora per il Ministero della Salute locale prima e poi alle dipendenze del Ministro degli Affari Esteri italiano.

“Essenziale, asciutto, sempre dritto al punto. Così ricordiamo Adriano Cattaneo, per tutti noi del Cuamm: prima giovane chirurgo in Kenya, poi epidemiologo finissimo e formatore straordinario per tutta la vita – racconta Giovanni Putoto, responsabile della Programmazione e ricerca opertiva del Cuamm -. Tutti noi gli siamo debitori per il Manuale di valutazione dei programmi di cooperazione sanitaria. Un testo semplice, chiaro, prezioso. Il prof. Dal Lago lo adottò subito, e per generazioni di giovani cooperanti Cuamm è stato una bussola affidabile: uno strumento che ci ha aiutati a capire, a osservare con rigore, a lavorare con più consapevolezza in contesti difficili”.

E continua Putoto: “Ma Adriano è stato molto più di questo. Aveva uno sguardo attento e sensibile sulla politica sanitaria e sulla giustizia sociale: l’equità, l’accesso alle cure. Indimenticabile la sua ricerca sulle user fee negli ospedali non profit in Uganda, così coraggiosa e ancora oggi attualissima. E poi le sue battaglie: per l’allattamento materno, contro l’abuso del latte artificiale, per la cura dell’epatite C… sempre dalla parte dei più vulnerabili”.

Persi un po’ i contatti con il Cuamm, una volta rientrato a Trieste, nel 1994, Adriano si è riavvicinato per dare un aiuto nella formazione dei giovani medici in partenza per l’Africa

“Ha scritto tanto, con la sua solita chiarezza: sulle riviste scientifiche, nei rapporti dell’Osservatorio Italiano della Salute Globale, e anche sulle nostre pagine di Salute e Sviluppo, dialogando con tutti noi con passione e semplicità – riprende Giovanni Putoto -. L’ultima volta che lo incontrai, a Trieste, durante una cena di beneficenza per il Cuamm, mi disse solo questo: “Non dimenticate mai il cuore di questo lavoro”. Una frase breve, come tutto ciò che lui faceva: essenziale, ma che arriva dritta dentro. Per questo vorrei dirgli: Grazie Adriano! Per quello che ci hai insegnato, per quello che hai donato al Cuamm, e per il bene che hai seminato nella vita di tante persone, in Africa e non solo”.

In uno testo a ricordo di don Luigi Mazzucato, Adriano Cattaneo scriveva: “Durante i corsi mi fermavo a pranzo e mi sedevo sempre a tavola con Don Luigi; ci scambiavamo informazioni e opinioni, non c’era tema su cui non riuscisse a dire qualcosa di importante. In tutto quello che ho fatto nella vita, ci ho messo del mio, ma non so come sarebbe andata senza l’aiuto di Don Luigi”.

Alla moglie Sofia e ai suoi cari, tutta la vicinanza e l’affetto della famiglia Cuamm.

IL SALUTO

Vogliamo salutarlo insieme e ricordarlo con affetto sabato 20 dicembre 2025, presso il Cimitero di Sant’Anna a Trieste, (via Costalunga 240), nella Sala Azzurra, dalle ore 10:00 alle 12:00. Chi lo ha conosciuto e vorrà condividere un pensiero, una parola o un abbraccio, sarà il benvenuto.

 

(foto tratta da Research Gate)

Ragazzi e ragazze in aula, a Bossangoa!

È piena l’aula della scuola di Bossangoa. Nell’istituto, che abbiamo iniziato a costruire giusto un anno fa con il supporto di tanti, i corsi sono appena partiti. 30 giovani, studenti e studentesse, si apprestano così a diventare operatori sanitari: tra loro, futuri assistenti al parto e ostetriche professioniste.

Un’opportunità unica e un risultato importante in una regione, quella di Bossangoa, dove fino ad oggi non esistevano possibilità di studio, come racconta Meanendji Gaston studente della scuola.

«Fino allo scorso anno non c’era niente qui, oggi con questo istituto abbiamo la possibilità di studiare senza dover raggiungere la capitale, Bangui. Ci formeremo qui, nella nostra regione e un giorno potremo essere di aiuto alle donne della zona».

Al centro di questo grande progetto, condiviso con il governo Centrafricano e con il Ministero della Salute, un obiettivo chiaro: contribuire alla riduzione della mortalità materna.

«Con la decentralizzazione della formazione di personale sanitario qualificato, il Ministero della Salute insieme a Cuamm ha lavorato per realizzare questo istituto che accoglie già studenti e studentesse della regione. È proprio attraverso la formazione di nuovo personale sanitario che intendiamo contribuire alla riduzione della mortalità e della morbidità materno-infantile nel paese» ha affermato Madame Aline Zaofin – Direttrice dell’istituto di Bossangoa.

La mancanza di personale sanitario adeguatamente formato rappresenta infatti una delle sfide più critiche del sistema sanitario centrafricano. Sistema che oggi conta appena 5 operatori sanitari professionali ogni 10.000 abitanti. Una cifra ben inferiore alle raccomandazioni dell’Oms, secondo cui una popolazione necessita di almeno 50 operatori sanitari ogni 10.000 abitanti per garantire assistenza adeguata.

La costruzione della scuola, e l’attivazione di un percorso di educazione formale riconosciuto dal Ministero, si inserisce quindi in un ampio intervento fortemente voluto da Cuamm che dal 2023 è presente nell’ospedale di Bossangoa per supportare i servizi materno-infantili.

«La nostra presenza qui ha un obiettivo semplice e chiaro – spiega il Dottor Enzo Pisani. Vogliamo ridurre la mortalità materna. Per farlo, dobbiamo intervenire su quattro livelli: comunità, trasporto, ospedale e formazione».

Ad oggi, stiamo lavorando in modo integrato e continuativo su quattro livelli: dalle comunità fino all’ospedale. Interveniamo nei villaggi, per riconoscere in modo preventivo le complicanze da parto; abbiamo creato un sistema di riferimento delle urgenze, che grazie all’utilizzo di un’ambulanza e di moto taxi garantisce il trasporto tempestivo in ospedale e stiamo potenziando la capacità di gestione dei casi all’arrivo.

«Tutto il sistema si basa sulla capacità del personale sanitario e per questo la formazione è il quarto livello su cui è urgente intervenire – prosegue Enzo Pisani. Rafforzare le competenze dello staff locale e formare nuovi professionisti è centrale nel raggiungimento del nostro obiettivo».

Anche la ristrutturazione della maternità dell’ospedale di Bossangoa, recentemente avviata, diventa propedeutica al progetto. Lo spazio, rinnovato nella sua struttura e negli equipaggiamenti, permetterà da una parte di garantire le condizioni minime per un’assistenza di qualità alle emergenze ostetriche, dall’altra sarà per studenti e studentesse un luogo di formazione pratica.

«Sono davvero felice di iniziare questo percorso di studi – ha affermato Bialle Eloge studentessa a Bossangoa. Non vedo l’ora di rafforzare le mie competenze, teoriche e pratiche, per poi essere davvero di aiuto alla mia comunità».

«Questa struttura significa molto per noi, ci permette di restare nel distretto, perseguire qui gli studi che altrimenti avremmo potuto intraprendere solo trasferendoci nella capitale. Ora esiste un’alternativa, qui abbiamo tutto: possiamo frequentare le lezioni, vivere nel campus e avere a disposizione tutti i servizi necessari, inclusi dormitori e refettorio e questo aiuterà noi studenti e le nostre famiglie» ha detto Gazaworo José Christian studente.

L’istituto di ostetricia e infermieristica di Bossangoa è il primo e unico centro di educazione fuori dalla capitale Bangui. Si trova ad oltre 300 km di distanza, uno spazio geografico che è stato finora elemento di esclusione e marginalizzazione per tanti giovani desiderosi di costruire un futuro migliore per loro e per la propria gente.

«Sono davvero felice di vedere oggi questo istituto in funzione. Lo abbiamo voluto e costruito con un forte spirito di collaborazione che dimostra la volontà del governo di investire nella formazione e nella decentralizzazione, offrendo opportunità di crescita anche fuori dalla capitale. Questo un giorno, tra qualche anno, ci permetterà di avere professionisti sanitari adeguatamente formati proprio qui nel distretto di Bossangoa – ha detto Mgaissona Nestor Direttore regionale dell’insegnamento superiore.

La Repubblica Centrafricana (Rca) è fra i 5 paesi con il peggiore Indice di Sviluppo Umano (Hdi) al mondo, secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Uniti per lo Sviluppo (Undp). La speranza di vita alla nascita è di 56 anni (2024), il tasso di mortalità neonatale di 39/1000 neonati, il tasso di mortalità infantile di 103/1000 neonati vivi, il tasso di mortalità materna di 835/100.000 nati vivi, il secondo più alto al mondo.

Oggi, con l’inizio dei corsi per questi 34 giovani, cresce la speranza di un’intera comunità. Noi desideriamo coltivarla, continuando a seguire la loro formazione e garantendo loro le migliori condizioni di studio, perché domani possano essere con noi nell’ambizioso e urgente obiettivo di azzerare la mortalità materna nel paese.

Portare cure a sfollati e comunità ospitanti

Sono quasi 22.000 le persone che vivono a Debre Berhan, nella Zona di Shewa Nord, Regione di Amhara, in Etiopia. Tra queste, migliaia sono sfollati interni (Idp), provenienti in gran parte dalla Regione di Oromia (Wollega), che hanno trovato rifugio in tre campi (China, Woynshet e Bakelo Camp) o sono ospitati nelle comunità locali. Le loro condizioni di vita richiedono un’attenzione cruciale e urgente.

La situazione è aggravata dal conflitto e dall’insicurezza che affliggono la regione, i quali compromettono l’accesso ai servizi sanitari di base non solo per gli sfollati, ma anche per le comunità ospitanti. Interruzioni ricorrenti dei servizi, esaurimento delle scorte di farmaci e carenza di integratori nutrizionali essenziali sono solo alcuni dei problemi che mettono a rischio la salute di migliaia di persone vulnerabili.

Per rispondere a questa emergenza, da maggio 2024 Medici con l’Africa Cuamm e Cifa hanno unito le forze nel progetto “Promozione della protezione e dell’accesso ai servizi sanitari e nutrizionali per gli sfollati interni e le comunità vulnerabili in situazioni di emergenza”, sostenuto dalla Cooperazione italiana.

È proprio grazie a questo intervento che la vita di Medina Yesuf e della sua famiglia è cambiata. Medina, 26 anni, è fuggita dal conflitto nel Wellega Est e ora vive con il marito e il figlio nel China Camp per sfollati. Il suo primo contatto con il Cuamm è avvenuto dopo un intervento chirurgico per una forma di tubercolosi extra-polmonare presso l’Ospedale di Debre Berhan. Da quel momento, ha ricevuto farmaci e cure di follow-up essenziali tramite l’Équipe Mobile di Salute e Nutrizione (Mhnt) del Cuamm. «Grazie ad Allah; sono quasi alla fine della mia terapia. Anche mio marito è stato sottoposto al test per la tubercolosi perché era malato. Ma sta bene», racconta Medina con sollievo.

L’Mhnt ha operato senza sosta, garantendo servizi sanitari fondamentali a 21.258 beneficiari tra campi IDP e comunità ospitanti. L’équipe, composta da un responsabile Sanitario, un infermiere e un’ostetrica, è stata recentemente potenziata con l’assunzione di un farmacista, migliorando l’efficacia dei servizi. Nonostante le proprie cure, Medina era profondamente angosciata per il peggioramento delle condizioni di salute del figlio. Nato con un piccolo gonfiore sulla schiena, il rigonfiamento si era gradualmente ingrossato e aveva iniziato a trasudare liquido. A dieci mesi di vita, Medina si è rivolta alla clinica Mhnt di Cuamm. Il team medico ha immediatamente indirizzato il bambino all’Ospedale di Debre Berhan e, successivamente, all’Ospedale Hakim Gizaw, dove è stata raccomandata un’ulteriore visita specialistica ad Addis Abeba prima di poter procedere all’intervento chirurgico.

Tuttavia, a causa dei costi insostenibili, Medina è stata costretta a tornare al campo, sperando che qualcuno potesse aiutarla a garantire al figlio le cure urgenti di cui aveva bisogno. Il progetto ha svolto un ruolo cruciale, supportando anche i servizi di riferimento e il rimborso delle spese sanitarie, come l’assistenza al parto, facilitando così l’accesso per le popolazioni vulnerabili. In totale, sono stati gestiti 435 riferimenti sanitari.

«In quel periodo, Cifa stava fornendo assistenza finanziaria ai gruppi più vulnerabili nel campo, e io sono stata selezionata come beneficiaria tramite l’équipe Cuamm. Ho ricevuto 10.000 Birr e sono stata in grado di portare mio figlio ad Addis Abeba per gli accertamenti critici», continua Medina.

Dopo la valutazione specialistica, è tornata all’Ospedale Hakim Gizaw, dove il bambino è stato operato con successo. «Si sono presi cura di noi in modo eccellente. Se non fosse stato per Cuamm, mio figlio sarebbe morto» – conclude Medina. Oggi, Medina e suo figlio visitano regolarmente la clinica Mhnt, dove continuano a ricevere cure e trattamenti di follow-up essenziali dopo gli interventi.

Nel corso dell’intervento, 47.170 persone hanno avuto accesso a servizi sanitari e nutrizionali, inclusi il supporto psicosociale e di salute mentale (Mhpss) e servizi dedicati alla violenza sessuale e di genere (Sgbv). Tra i servizi erogati si annoverano: consultazioni ambulatoriali, assistenza prenatale e postnatale, pianificazione familiare, screening nutrizionali e per malattie non trasmissibili (Ncd), gestione dei casi di violenza di genere, riferimenti di emergenza e sessioni di educazione sanitaria.

Solo tra la fine di maggio e settembre, sono state registrate 5.941 consultazioni mediche ambulatoriali, 51 visite prenatali, e sono stati sottoposti a screening nutrizionale 891 bambini e 330 donne in gravidanza e allattamento, di cui alcuni identificati con malnutrizione acuta moderata e grave. Inoltre, 290 donne hanno ricevuto servizi di pianificazione familiare.

Le attività di procurement hanno assicurato la disponibilità di micronutrienti, alimenti terapeutici e supplementari, attrezzature mediche e materiali di sensibilizzazione per supportare le cliniche mobili e le strutture sanitarie fisse.

Un aspetto fondamentale del progetto è stato il rafforzamento delle capacità del personale sanitario e dei membri della comunità, con l’erogazione di 150 sessioni di formazione. L’assistenza tecnica e la supervisione hanno migliorato la raccolta dati, l’accuratezza dei report e l’erogazione complessiva dei servizi. Riunioni di coordinamento e revisione con gli stakeholder locali hanno permesso di valutare i progressi e pianificare miglioramenti continui. Infine, il progetto ha supportato una campagna integrata di vaccinazione e prevenzione del colera in collaborazione con le autorità sanitarie locali.

Garantire cure di qualità e rendere più accessibili e sostenibili i servizi sanitari e nutrizionali. Rimane il cuore dell’impegno di Cuamm, sempre e particolarmente nelle aree più fragili come Debre Berhan.

Il nostro caro don Luigi!

«Personalmente mi vedo qui un piccolo uomo davanti a uno scenario che mi impressiona e mi riempie di confusione. Io non sono un grande dell’arte, della cultura, della scienza, non sono un maestro in diritti umani per dare lezioni, posso portare la testimonianza di una storia che mi ha coinvolto profondamente, di una straordinaria avventura che continua da 60 anni». Don Luigi Mazzucato

Dieci anni fa, proprio oggi, 26 novembre, ci lasciava don Luigi. Direttore del Cuamm per 53 anni, dal 1955 al 2008, è stato un piccolo grande prete che ha segnato profondamente la vita di chi lo ha conosciuto e la storia della cooperazione italiana. Guida, maestro, esempio, punto di riferimento: così continua a vivere nel ricordo di tanti, anche grazie alle parole che il giornalista, scrittore e amico Paolo Rumiz gli ha dedicato durante l’Annual Meeting di sabato scorso a Padova.

E sarà ancora lui al centro del documentario “Africa, la mia vita. Don Luigi Mazzucato e l’avventura del Cuamm”, per la regia di Nicola Berti, in onda venerdì 5 dicembre alle 23 su Tv2000.

Ancora oggi, a dieci anni dalla scomparsa, custodiamo nel cuore i suoi consigli, i suoi sguardi, la sua tenacia “ostinata”, che continua a indirizzare i nostri passi verso il domani. Un’eredità che rivive anche nelle pagine del libro di Francesco Jori, “Nulla da lasciare. L’eredità di don Luigi per il futuro del Cuamm”, dedicato ad alcuni aspetti della sua vita: la storia di un prete che ha lasciato un segno indelebile nella storia di tutti noi e di tanti giovani partiti – e che continuano a partire – con Medici con l’Africa Cuamm.

«Queste pagine vogliono semplicemente essere un modesto tentativo di proporre alla riflessione comune una figura di uomo e di sacerdote capace di tradurre in scelta di vita un’idea di fondo che da sempre attraversa la storia dell’umanità; e che pur nella rarità degli esempi vale a compensarne le tragedie, le miserie, le perfidie: obbedire a una chiamata interiore, senza sé e senza ma, e rimanerle fedeli fino in fondo».

Di questo tanto bene seminato per oltre cinquant’anni da don Luigi vogliamo rendere grazie al Signore con una messa presieduta dal vescovo Claudio, sabato 29 novembre alle ore 11.00 nella Cattedrale di Padova, in Piazza Duomo.

 

Vedi il ricordo, in poesia, di Paolo Rumiz

Guarda il trailer del documentario 

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La salute tra cibo, energia e vita

Food, Energy & Life (FE&L) è la mostra fotografica che racconta un’Angola in trasformazione, tra tradizioni culinarie e nuovi metodi di cottura introdotti con il programma Eni for Clean Cooking. È un viaggio nella società angolana e nei mutamenti in corso che accompagneranno migliaia di persone verso abitudini più “pulite” e sane.

Abbiamo partecipato oggi, insieme ai partner di progetto i Salesianos de Dom Bosco e ENE, alla cerimonia inaugurale: un evento altamente istituzionale alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Angola Marco Ricci, il Ministro delle Risorse Minerarie, del Petrolio e del Gas Diamantino Azevedo, il Segretario di Stato per la Salute Carlos Alberto Pinto de Sousa e il Segretario di Stato per l’Ambiente Yuri Valter de Sousa Santos.

Un momento per discutere del programma che ha come obiettivo la prevenzione dei rischi sanitari legati alla combustione inefficiente e la riduzione delle emissioni di biomassa. Ad oggi infatti, oltre l’80% della popolazione dell’Africa Sub-Sahariana non ha accesso a sistemi di cottura sicuri ed efficienti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento domestico provoca ogni anno circa 3,2 milioni di morti premature, soprattutto tra donne e bambini, mentre l’Agenzia Internazionale per l’Energia stima che la raccolta della biomassa per cucinare contribuisca alla perdita di 1,3 milioni di ettari di foresta all’anno.

«Questa iniziativa si allinea perfettamente al piano strategico nazionale e rispetta la nostra strategia di lungo termine per garantire il benessere della popolazione, contrastare la povertà e assicurare il diritto umano all’alimentazione e all’accesso a cibo sufficiente, sano e nutriente» ha dichiarato il Segretario di Stato per la Salute Carlos Alberto Pinto de Sousa.

Come Medici con l’Africa Cuamm siamo impegnati in prima linea, nella provincia settentrionale di Uige. Al centro del nostro impegno: nutrizione, igiene e sanità e un approccio innovativo ed efficace, quello del Cambiamento Sociale e Comportamentale.

«Le persone vogliono imparare, confrontarsi ed essere ascoltate. Spesso le attività comunitarie durano anche tre ore e le persone restano lì con noi, partecipano con interesse. La loro partecipazione ci ricorda ogni giorno perché questo intervento è importante. Quello che offriamo non sono semplici attività di sensibilizzazione, ma spazi di dialogo in cui sfatiamo miti, credenze culturali e percezioni ormai radicate» ha detto Nurcia Chiwisa – Project Manager e nutrizionista Cuamm.

Attraverso campagne di sensibilizzazione su alimentazione e igiene di base, l’iniziativa permette infatti di lavorare su nutrizione e prevenzione dei rischi sanitari legati alla combustione inefficiente promuovendo così il benessere delle famiglie, in particolare quelle più vulnerabili. Nell’ambito del programma Eni for Clean Cooking, realizzato nella provincia di Uige in collaborazione con i Salesianos de Dom Bosco, abbiamo già raggiunto più di 236.000 persone attraverso la distribuzione di oltre 47.000 fornelli migliorati.

«Come Medici con l’Africa Cuamm siamo molto felici di far parte di questo ampio programma che è Eni for Clean Cooking. Dopo dieci anni dalla nostra ultima attività nella provincia di Uíge, siamo tornati con un progetto innovativo, in cui la salute — che è il cuore del nostro impegno — si intreccia con temi fondamentali come l’empowerment femminile, la tutela dell’ambiente e l’accesso all’energia. Si tratta di un approccio realmente integrato, che rispecchia pienamente lo stile Cuamm e il nostro modo di lavorare: vicino alle comunità, al fianco delle autorità sanitarie e orientato a soluzioni sostenibili che siano leva di sviluppo» ha dichiarato Joaquim Tomas – Rappresentante Paese Cuamm in Angola.